Europee, vento di destra. Ma per gli italiani il governo è sulla strada sbagliata

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LONDRA – Spira un forte vento di destra populista alle elezioni europee del prossimo giugno: Giorgia Meloni, Marine Le Pen, Geert Wilders e gli estremisti di Alternative für Deutschland potrebbero ottenere risultati roboanti. Ma se Fratelli d’Italia dovrebbe addirittura aumentare la percentuale di voto delle ultime politiche, secondo la maggioranza degli italiani il «Paese è sulla strada sbagliata» e chiede «più influenza della Ue» sulle decisioni dell’esecutivo.

Sono i dati di un sondaggio, in esclusiva per la Repubblica e condotto a fine gennaio su oltre 5mila intervistati in Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia dalla società inglese di consulenza Portland Communications, fondata nel 2001 da Tim Allan, ex consigliere di Tony Blair. In vista delle elezioni Ue, la tendenza è quella di una forte crescita dei partiti di destra radicale e populista.

In Italia, FdI è stimato da Portland al 28%, il Pd al 21%, il M5S al 16%. Mentre Forza Italia, con il 10%, supererebbe la Lega, al 7%: sarebbe un sorpasso politicamente doloroso per il leader Matteo Salvini. Eppure, nonostante la stima benevola per il partito della premier, gli italiani non sembrano soddisfatti: il 54% degli intervistati crede che il Paese sia «sulla strada sbagliata» e solo il 28% si dice positivo. Le ragioni che preoccupano di più sono innanzitutto il costo della vita e l’inflazione per il 50% degli intervistati italiani (che potevano esprimere tre preferenze), a seguire la sanità (40%), l’economia (39%) e il climate change (28%). Curiosamente l’immigrazione occupa “solo” il quinto posto (27%).

Ma l’insoddisfazione è più ampia. Il 46% degli intervistati italiani crede infatti che anche l’Ue sia «sulla strada sbagliata» (contro il 27%), e per una netta maggioranza (60%) l’Ue sta facendo «male» o «molto male» su costo della vita, climate change, economia, e immigrazione. Quest’ultima, per la maggioranza degli intervistati, dovrebbe essere la preoccupazione principale di Bruxelles, insieme all’economia.

La ricetta però, almeno in Italia, non sembra meno Europa, ma più Europa. Secondo il 42% del campione, difatti, l’Ue dovrebbe avere in generale «molta più influenza» o «un’influenza leggermente maggiore» su quanto accade in Italia. Mentre il 32% dichiara «molta meno influenza» o «leggermente minore», e il 25% «la stessa». Una tendenza solo italiana perché gli intervistati degli altri quattro Paesi vogliono meno influenza dell’Ue: il picco in Olanda, con il 40%.

Tornando alle elezioni Ue, secondo Portland in Francia il Rassemblement National di Le Pen toccherebbe addirittura il 33%, doppiando Ensemble del presidente Macron fermo al 14%. In Germania, il partito di estrema destra Alternative für Deutschland è stimato dal sondaggio al 17%, quasi il doppio delle elezioni Ue del 2019. Nei Paesi Bassi il Partito per la Libertà del leader populista di destra Geert Wilders è previsto al 25%, confermando così il successo shock delle elezioni olandesi del 2023. Alle europee di cinque anni fa aveva preso solo il 3,5%.

Anche nelle altre nazioni straniere la maggioranza dei rispondenti parla del proprio Paese «sulla strada sbagliata». L’insoddisfazione maggiore si registra in Francia con addirittura il 68%. Parigi guida anche la sfiducia sull’operato attuale della Ue, soprattutto su economia e immigrazione, con il 59% degli intervistati, seconda la Germania con il 48% (Italia, come detto, al 46%).

In questo quadro deprimente per la Ue, solo la Polonia inverte il trend: la coalizione centrista di Donald Tusk sembra in salute, e dal 30% alle ultime elezioni nazionali potrebbe salire al 35%. Mentre il 42% degli intervistati polacchi crede che la Ue sia «sulla strada giusta», contro il 36% di opinione opposta. Victoria Dean, ceo di Portland ed ex diplomatica britannica, commenta: «I cittadini europei guardano alle elezioni di giugno con profondo pessimismo. La Ue e i governi nazionali devono reagire. E con le elezioni in Usa e Uk anch’esse nel 2024, imprenditori e businessmen devono prepararsi a enormi cambiamenti».

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