Europei di calcio 2024, l’evento sportivo più sostenibile di sempre

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Alla fine di giugno, a Francoforte, nel quartier generale della Federazione tedesca del calcio, la UEFA ha riunito alcuni tra i maggiori esperti di sostenibilità per un evento a porte chiuse che non si era mai fatto prima: il Respect Forum, il Forum del Rispetto. Rispetto dei tre grandi principi su cui si articola il concetto di sostenibilità: quella ambientale, quella sociale e quella organizzativa. In una formula, ESG: dietro questo acronimo ci sono sfide fondamentali anche per lo sport come il contrasto al razzismo e la parità delle donne nei luoghi di lavoro; e c’è il contributo alla riduzione del cambiamento climatico che per i grandi eventi costituisce un problema mai davvero considerato ed improvvisamente diventato enorme. Perché tra la costruzione di infrastrutture (stadi, piste) e gli spostamenti di milioni di tifosi, i grandi eventi sono per definizione il contrario della sostenibilità. L’ultimo, il Mondiale di calcio del 2022 in Qatar, nonostante le promesse e gli impegni roboanti (“saremo carbon neutral”) è stato quello che ha emesso più gas climalteranti nella storia (i dati ufficiali non sono mai usciti ma si parla di almeno cinque milioni di tonnellate equivalenti di anidride carbonica; più delle Olimpiadi di Rio del 2016, che pure furono un mezzo disastro; e più del doppio del precedente Mondiale, in Russia, del 2018).

L’intervista

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La sfida della UEFA è fare dei prossimi Europei di calcio, che iniziano in Germania il 15 giugno 2024, il grande evento sportivo più sostenibile della storia: nel documento concordato con il governo tedesco si parla di un livello di emissioni totali di circa 347 migliaia di tonnellate di CO2 equivalente, praticamente una riduzione di oltre il 90 per cento rispetto all’ultimo Mondiale. Un miraggio, un miracolo. Per dire: se lo facesse il mondo intero avremmo raggiunto gli obiettivi che i paesi del mondo firmarono solennemente a Parigi nel 2015. Eppure si tratta di un obiettivo realistico. E non solo perché un Europeo, pur muovendo quasi tre milioni di biglietti, un dato che lo pone al terzo posto assoluto fra i grandi eventi sportivi, è oggettivamente più piccolo di un Mondiale. “In Germania partiamo avvantaggiati, c’erano in partenza le condizioni ideali per una svolta”. A parlare così è Michele Uva, che dopo tanti incarichi di rilievo nel calcio italiano (Parma, Lazio, Figc), è diventato il responsabile sostenibilità della UEFA e ha deciso di interpretare questo ruolo fino in fondo. “In Germania – spiega – non è stato necessario costruire nuovi stadi e questo ha ridotto moltissimo il conteggio finale delle emissioni”.

La storia

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Il resto lo ha fatto un piano, studiato in ogni dettaglio per un paio di anni, discusso con istituzioni e aziende, e approvato qualche giorno fa. E’ fatto di 99 azioni che puntano a cambiare radicalmente l’impatto di una partita di calcio: molte riguardano le altre due gambe della sostenibilità (quella sociale e la governance); ma la parte più importante e se vogliamo più rivoluzionaria del piano è fatta dalle azioni che contribuiscono a contrastare il cambiamento climatico. Per dire: i calendari dei gironi sono fatti in modo da ridurre al minimo le trasferte e quando necessario a farle in città limitrofe; gli spostamenti poi privilegiano il treno, per i tifosi ovviamente, che con il biglietto dello stadio avranno prezzi stracciati, ma anche per le squadre che verranno incoraggiate a non prendere l’aereo. In questa visione andare allo stadio in macchina sarà fortemente scoraggiato: i parcheggi infatti verranno addirittura ridotti e in alcune città chi andrà alla partita in auto da solo pagherà di più di chi dividerà l’auto con altri. Oltre a questo c’è la scelta dell’energia rinnovabile per gli impianti, e più in generale la riduzione dei consumi elettrici e di acqua, e la riduzione dei rifiuti con una forte spinta verso l’economia circolare, ovvero la possibilità di differenziare la spazzatura per recuperare le materie prime.

Calcio sostenibile

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Tutto ciò non basterà ancora a portare le emissioni dell’evento a zero. Su questo Michele Uva è attentissimo a non cadere nella trappola dello slogan “carbon neutral” di solito adottato da chi poi fa greenwashing. La UEFA preferisce l’espressione “road to zero”, per indicare che si tratta di un percorso che porterà ad una progressiva e continua riduzione delle emissioni. Quelle rimanenti sono state calcolate in vari modi e il conteggio finale si potrà avere solo quando si conosceranno le squadre finaliste e i relativi accoppiamenti quindi in occasione del sorteggio di dicembre ad Amburgo (un conto è avere nella fase finale Polonia e Repubblica Ceca che sono confinanti con la Germania, un altro Portogallo e Turchia). La stima in questo momento è comunque la più bassa mai registrata per un evento e il progetto della UEFA è di compensare le emissioni rimanenti in un modo nuovo: non comperando crediti di carbonio per progetti di riforestazione in paesi lontani, ma attraverso un apposito fondo di qualche decina di milioni di euro che dovrà finanziare i progetti delle società calcistiche, anche piccole, per diventare più sostenibili. Davanti agli annunci occorre sempre cautela ma l’impressione è di avere a che fare con una svolta nella lotta al cambiamento climatico che va oltre l’impatto degli eventi sportivi per sfidare le balle dei negazionisti con la forza dello sport più popolare del mondo. Euro 2024 può davvero indurre milioni di persone a cambiare stile di vita.

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