Europei, Hans Krankl fa le carte a Italia-Austria: “Lo dico in italiano: si vince col cuore”

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VIENNA. Hans Krankl, 68 anni, è uno degli eroi del calcio austriaco: il suo famoso gol del 3-2 alla Germania, al Mondiale argentino del 1978, a distanza di quarantatré anni è ancora la sigla di una trasmissione sportiva della Orf, la tivù nazionale. Fu proprio quel gol a qualificare la Nazionale di Bearzot alla finale per il terzo posto a spese dei tedeschi, dopo che Italia-Austria della giornata precedente si era chiusa sull’1-0 per gli azzurri, firmata da Paolo Rossi.

Krankl, al Mondiale l’Austria ha perso con l’Italia anche nel 1934 (1-0, Guaita), nel 1990 (1-0, Schillaci) e nel 1998 (2-1, Vieri e Roberto Baggio): perché dovrebbe rifarsi all’Europeo?
“Perché ha già ottenuto il risultato che voleva e doveva ottenere. L’Italia è la grande favorita e nessuno ci dà per vincitori. Ma proprio per questo abbiamo una grande possibilità di farcela”.

Austria, Foda avverte l’Italia: “Può succedere di tutto”. Alaba. “Inginocchiarsi è un segnale chiaro”

Quali sono le analogie tra questa Austria e la sua del ’78?
“In Argentina eravamo una grande squadra, con tanti giocatori di classe che provenivano da diversi grandi club. La squadra di oggi è forte a sua volta: praticamente tutti giocano all’estero”.

Wembley è uno stadio simbolo del calcio mondiale: moltiplicherà le forze o metterà soggezione giocare lì una partita così importante?
“Questa domanda andrebbe posta ai nostri calciatori. Io ho giocato nel vecchio stadio ed era uno spettacolo. Ma credo che anche il nuovo Wembley darà una sensazione così: è sempre una bella emozione entrare in un teatro del genere”.

Hans Krankl oggi, 68 anni 

Ci saranno ventiduemila spettatori: è giusto oppure sarebbe stata più opportuna maggiore cautela, visti i dati allarmanti sulla pandemia in Inghilterra?
“È difficile rispondere, credo che la risposta a questa domanda la possano dare solo gli scienziati e i medici. Io mi limito a un altro tipo di valutazione: è un peccato l’assenza dei tifosi che vengono dall’Austria e dall’Italia. Quando ci sono i tifosi, le squadre si caricano di più e giocano meglio, perché il pubblico neutrale non dà la stessa spinta”.

Con giocatori di buon livello medio e molto veloci, come Alaba, Baumgartner, Laimer e Arnautovic, l’Austria punterà sul gioco sulle fasce o sulla giocata individuale?
“La tattica, nel calcio, è molto importante, ma non si deve commettere l’errore di sopravvalutarla e così anche il sistema di gioco. I risultati li fanno i grandi giocatori e i goleador, oltre a chi li supporta nel gioco in velocità. È sempre stato così. La tattica può certamente influenzare il gioco, ma non fa vincere le partite da sola: le partite le vincono i giocatori che fanno squadra e Italia-Austria non farà eccezione”.

In Austria ogni grande appuntamento della squadra nazionale diventa occasione per celebrare il “miracolo di Cordoba”, il suo gol alla Germania nel Mondiale d’Argentina: è arrivato il tempo di cambiare miracolo?
“Il Wünder di Wembley potrebbe succedere, perché no? Il mito di Cordoba potrebbe finire dietro il miracolo  di Wembley, nella lista delle partita da ricordare per gli austriaci. Chiaramente  solo se vinceremo”.

Italia-Austria, quando gli azzurri sfidavano il Wunderteam

Arnautovic, l’ex enfant terrible della Nazionale austriaca riuscirà a trattenersi dalla propria “follia” e a concentrarsi solo sul gioco?
“(Ride, ndr) Non posso rispondere ma lo spero proprio, perché se la deve vedere con i difensori italiani, che hanno lunga e grande esperienza. Non so se giocherà anche Chiellini, ma so che Bonucci è esperto e che gli altri non sono da meno: Arnautovic dovrà stare attento soprattutto a questo aspetto, i difensori italiani sono molto difficili da affrontare”.

L’Italia, con Mancini, ha cambiato filosofia di gioco: l’offensivismo la rende più forte rispetto al passato e favorita per questo Europeo?
“In passato l’Italia ha sempre giocato un ottimo calcio, anche con quello che veniva chiamato catenaccio. Ma erano altri tempi e un altro calcio. Mancini ha saputo formare un gruppo di giocatori che miscelano esperienza e gioventù. È un mix esplosivo, avete grandi talenti che giocano per la squadra, trasformando il pressing e il gioco di aggressione tattica in uno spettacolo fantastico da vedere. Per me l’Italia è la squadra più forte di questo Europeo: l’ho scritto nella mia rubrica e lo ripeto”.

L’Italia non prende gol da 1055 minuti: sarà l’Austria a interrompere questo record?
“Poco importa questo. L’importante, se l’Italia segna due gol, è che noi gliene facciamo quattro. L’importante è vincere con qualunque risultato: nel calcio conta questo, non la media gol”.

Gruppo italiano contro estro austriaco: può essere la sintesi?
“Ma no, l’Italia ha grandi talenti come Donnarumma, che è titolare in serie da quando aveva 17 anni, e poi giocatori come Bonucci, Barella, Immobile: sono campioni di livello internazionale”.

Il suo collega Immobile, anche lui Scarpa d’oro.
“Immobile ha già fatto vedere a livello internazionale che cosa sa fare, anche se a Dortmund non aveva brillato. Penso che questo Europeo lo consacrerà come uno tra i più forti giocatori di tutto il torneo. Ho più paura di lui che di Mancini. È Immobile che fa gol, non il ct, anche se è stato un grande giocatore nella Sampdoria e nella Nazionale italiana”.

Come si schiera lei nel dibattito di queste ore in Austria sulla posizione di Alaba, il vostro più forte giocatore: in difesa o a centrocampo?
“Ho sempre sostenuto che la posizione ideale per  Alaba sia al centro o a sinistra della catena difensiva. Al Bayern Monaco ha fatto per anni grandi cose al centro della difesa, ma da un paio di stagioni gioca a sinistra con ottimi risultati”.

Il ct Franco Foda è al centro delle polemiche per il suo calcio poco brillante e prevedibile, però contro l’Ucraina ha cambiato il volto della squadra, più aggressiva e veloce: meglio il pressing visto con gli ucraini o la difesa più folta, a cinque?
“L’Austria deve ripartire da quel primo tempo con l’Ucraina: pressing e gioco veloce sulle fasce, mantenendo ovviamente una difesa attenta e solida. Non deve avere paura”.

Due tra i migliori giocatori della vostra squadra, Alaba e Arnautovic, non sono austriaci di prima generazione e da settimane a Vienna si discute dell’opportunità di semplificare le regole per la naturalizzazione di chi vive in Austria da almeno da sei anni, mentre oggi per la legge ci vogliono dieci anni: lei è favorevole?
“Se ci fosse la possibilità, perché no? Se non sbaglio nella Nazionale italiana gioca un giocatore brasiliano naturalizzato italiano, come Jorginho. Non vedo il problema, ovviamente si dovrebbe decidere con regole precise e chiare”.

Krankl, faccia un pronostico per la partita: cuore o realismo?
“Lo voglio dire in italiano: punto sempre sul cuore”.

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