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Europei, il Cts gela la Figc: “Non è possibile confermare ora la presenza dei tifosi”

La Republica News
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E’ scattata l’operazione Europei: Amsterdam avrà a giugno 12.000 spettatori, Bilbao 13.000, Copenhagen 11.000, Wembley sta per riaprire già adesso. Roma è salva. Ma con un grosso punto interrogativo. “Non è possibile” ad oggi confermare che gli incontri previsti in Italia si svolgeranno con la presenza del pubblico. E’ quanto hanno messo a verbale gli esperti del Comitato tecnico scientifico nella riunione, della quale ieri sono trapelate le prime indicazioni, in cui sono state valutate le richieste arrivate dalla Figc, sottolineando però la “disponibilità” a rivedere la questione nelle prossime settimane “alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico e dell’andamento della campagna di vaccinazione in corso in Italia”. Nella richiesta di autorizzazione ad organizzare le partite previste in Italia la Figc ricordava come la Uefa avesse “ufficialmente richiesto alle Federazioni di confermare entro il 7 aprile l’impegno ad ospitare l’evento”, ponendo come “condizione necessaria” per l’assegnazione delle partite “la presenza di una percentuale di spettatori”.

Conferma che non è arrivata dal Comitato. “Pur manifestando apprezzamento per lo sforzo prodotto dalla Uefa”, hanno scritto gli esperti, e “tenuto conto dell’attuale situazione epidemiologica, dell’intensità della circolazione virale, dell’occupazione delle strutture sanitarie e della limitata possibilità di prevedere il livello che tali indicatori avranno nella seconda metà di giugno, non è possibile rendere un compiuto parere entro la richiesta data del 7 aprile 2021”.  Tocca al Cts decidere quanti tifosi potranno entrare all’Olimpico per le quattro partite degli Europei (le sfide degli azzurri con la Turchia, la Svizzera e il Galles e un quarto di finale). Il ministro Roberto Speranza ha dato fiducia alla Figc di Gabriele Gravina, e questo è già significativo, ma la decisione finale spetta a Brusaferro e Locatelli, il Cts che in passato era stato preoccupato per gli afflussi e i deflussi allo stadio, e che non vuole creare disparità con i gestori di altri eventi che stanno già facendo sentire la loro voce (concerti, fiere, cinema, eccetera).

Si parla di una “presenza limitata all’Olimpico” e il Cts ha bocciato il piano dell’Uefa, lo considera non utilizzabile. Va rivisto tutto, insomma. L’obiettivo (di Uefa e Figc) è ancora quello di avere almeno 20.000 spettatori, il 25 per cento della capienza dell’Olimpico. Ma non sarà per niente facile: se il Cts decidesse per 10.000 o addirittura 5.000 spettatori che direbbe l’Uefa? Potrebbero entrare solo pochissimi tifosi, più gli invitati dell’Uefa, delle Federazioni interessate e degli sponsor. Niente tifosi dall’estero, come vorrebbe Ceferin, ma solo autorità (ad Erdogan chi può dire di no?) e curve off limits per tutti. Dipende tutto da queste settimane, dalla curva del contagio: l’Uefa vorrebbe fissare come deadline il 19 aprile, la Figc chiede più tempo. Inutile sperare nei vaccini per metà giugno (almeno in Italia): la popolazione giovane (30-40 anni) che frequenta gli stadi non ne avrà di sicuro accesso, al massimo potrebbe entrare all’Olimpico qualche over 70. Meglio puntare quindi sull’app studiata dalla Figc, e apprezzata anche dallo Spallanzani,  che prevede il tampone rapido alla vigilia dell’evento  (ma allora perché non usarla anche per i concerti?). Vero che alla gara inaugurale, Italia-Turchia dell’11 giugno, mancano ancora più di due mesi ma il guaio è che la decisione va presa prima, tenuto conto della situazione della pandemia. La Figc ha lavorato bene, con serietà e impegno, in questo ultimo anno terribile e si è meritata la fiducia del governo e anche gli elogi di Infantino. Purtroppo, qualcosa è sfuggito nell’ultima spedizione azzurra: 27 positivi nella delegazione italiana (circa 80 persone) sono troppi, 8 giocatori poi dirigenti, massaggiatori, collaboratori di Mancini (già positivo in passato), eccetera. Cosa è successo? E’ stato rispettato il protocollo in albergo e in aereo?  

Gravina lavorerà sodo in questi giorni tenendosi in contatto  (di remoto) con  il Cts e con la sottosegretaria Valentina Vezzali. Ci si augura che gli Europei possano essere un segnale di ripartenza e di serenità per tutto il Paese, con una gara inaugurale che sarà vista in Mondovisione. La Federcalcio sta lavorando anche con il Comune di Roma e con lo staff della sindaca Raggi per organizzare alcuni eventi in città. Prevista Casa Azzurri nell’ex deposito Atac di Viale Angelico: sarà riservata agli sponsor e ai loro ospiti. E’ stato fatto un bando, nella massima trasparenza, da via Allegri. E massima sicurezza per tutti.  Ma vanno sciolti ancora non pochi nodi. C’è anche il problema, serio, dei biglietti che erano già stati messi in vendita dall’autunno 2019: cosa deciderà l’Uefa visto che sono migliaia di tagliandi già assegnati? Previste varie opzioni, legate a quanti spettatori verranno ammessi allo stadio. Una decisione verrà presa entro il 29 aprile.

Bellutti: “La mia candidatura al Coni? Una testa di ariete per il movimento femminile”
“La mia candidatura è una sorta di testa di ariete per il movimento femminile, serve una rigenerazione del mondo sportivo, voglio essere promotrice del cambiamento, mi è stato chiesto di candidarmi già 4 anni fa ma non mi sentivo pronta”. Così Antonella Bellutti, prima donna della storia a candidarsi per la presidenza del Coni. Le elezioni si terranno il 13 maggio a Milano e, ad oggi, la corsa per la presidenza dello sport italiano si preannuncia a tre, ovvero tra il presidente uscente Giovanni Malagò, Bellutti, ex bi-campionessa olimpica di ciclismo su pista, e Renato Di Rocco che fino al febbraio scorso per quasi 16 anni è stato numero uno del ciclismo italiano. “In 107 anni di storia del Coni mai una donna è stata presidente e tutto questo clamore che c’è fa parte del problema – dice Bellutti, 52 anni – Manca la voce della base, lo sport è uno strumento di crescita personale, lo sport è tutela della salute”. Parlando di alcuni punti del suo programma Bellutti, nata sportivamente nell’atletica leggera e poi diventata ciclista di fama mondiale con un passato anche nel bob, dice, “si metta mano alla governance e ci sia una collaborazione sinergica tra Coni, Sport e Salute e Governo che metta fine alle faide”. Parlando dello sport azzurro, Bellutti sostiene che “l’eccellenza italiana è data da una nicchia di sport che portano medaglie ma non sono espressione del movimento”. In merito ad una seconda candidatura nell’ambito del ciclismo italiano, quella di Di Rocco, Bellutti risponde, “lui ha espresso la volontà di candidarsi diversi mesi dopo di me, io non sono espressione del ciclismo italiano anche perché in Federazione non c’è nemmeno una mia fotografia”.  



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