“Evidente correlazione tra immigrazione e Covid”. No, non è Salvini, ma Minniti: la frase che fa tremare il Pd

Libero Quotidiano News

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Iuri Maria Prado 26 luglio 2020

Dunque si può dire. Si può dire che «c’è un’evidente correlazione tra immigrazione e Covid». Si può dire che l’immigrazione implica problemi «persino dal punto di vista della sicurezza antiterroristica». Si può dire che dobbiamo far venire solo gli immigrati di cui abbiamo bisogno, e quindi che occorre «fare entrare quelli che servono». Si può dire tutto questo e molto altro (per esempio che agli italiani vietano i baci mentre i migranti sono lasciati liberi di scorrazzare), ma a un patto: e cioè che il programmino sia “de sinistra”, o meglio che a proporlo sia uno di quella parte. E infatti (traduco in calabrese corrente i virgolettati di cui sopra) chi dice che i negri portano il Covid? Chi dice che sui barconi si infilano i terroristi? Chi dice che bisogna prendere solo gli immigrati che ci servono, col corollario che gli altri bisogna tenerli fuori? Lo dice, intervistato dal Foglio, Marco Minniti, il quale spiega che «solo la sinistra ha la cultura della complessità per fare una cosa del genere».

 DI LOTTA E DI GOVERNOIn pratica si tratta di denunciare ciò che denuncia Salvini, ma ammodino, e farci sopra una bella campagna elettorale perché sia chiaro che quando è in gioco la difesa dei sacri confini della patria la sinistra è in prima fila (se sta al governo, se no fa le conferenze stampa con Carola). E si tratta di fare pressappoco quello che dice il capo leghista, che è da galera se lo fa lui ed è da Nobel per la pace se lo fa un postcomunista, occasionalmente in concorso con l’alleato neofascista che però è scriminato siccome si affilia alla sinistra della complessità. Chiaramente nel programma ce sta pure che vonno cambià li decreti sicurezza, che tuttavia sono sempre lì nonostante il proposito di cambiamento per la semplice ragione che quel che non gli va giù di quei provvedimenti mica è il contenuto: è la firma, che se fosse quella di Zingaretti (il «leader tra i due mondi») si porrebbe a sigillo di una normativa esemplare.
METODI DRASTICIVale la pena di ricordare quale fosse la ricetta dei tempi andati. Compravamo la diminuzione degli sbarchi remunerando le attività della guardia costiera e delle milizie libiche, vale a dire il sistematico rastrellamento di migliaia di persone da costringere in quei campi di raccolta. E lo facevamo in modo doppiamente atroce e cioè prima chiudendo gli occhi davanti alla realtà documentata dei soprusi perpetrati in quel carnaio, e poi con la spudoratezza aggiuntiva di impugnare qui a casa nostra il bel risultato statistico degli sbarchi diminuiti agitandolo in faccia a un elettorato molto ben disposto ad accettare che la politica del “rigore democratico” avesse quel prezzo. Salvini, forse varrà la pena di ricordarlo, non c’era ancora: era assai di sinistra, quel dispositivo di contenimento, che peraltro di lì a poco non conteneva più nulla e trasformava il mediterraneo in una discarica di carne umana. Ora ci spiegano che quei centri di detenzione vanno svuotati, il che va benissimo. Dove mettere quelli che ci stanno dentro però non lo spiegano. Aspettano che Salvini proponga qualcosa, così lo processano e poi lo fanno loro.

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