Ex Ilva, Giorgetti convoca sindacati e commissari dell’acciaieria

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MILANO – Il neo ministro dello Sviluppo economico ha messo la questione dell’ex Ilva in agenda: sindacati e commissari di Ilva in amministrazione straordinaria sono stati convocati per domani, venerdì 19 febbraio, alle 14:30 alla Sala degli Arazzi del ministero dello Sviluppo economico.

“Rivedere il modello di produzione, di consumo energetico, di sviluppo, non è “solo” sostenibilità ambientale, ma salvaguardia di un eco-sistema composto principalmente da uomini e donne che, come ci ha tristemente insegnato questa pandemia, hanno bisogno della loro salute, della sicurezza nei luoghi di lavoro, per tornare ad essere attivi, produttivi e felici”, quanto dice il segretario Cgil Taranto, Paolo Peluso, a proposito di ArcelorMittal, ex Ilva, dopo le ultime vicende giudiziarie.

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Sia Confindustria che Federacciai hanno lanciato il loro grido d’allarme nelle ultime ore: non fermare la produzione perché in gioco non è solo lo stabilimento di Taranto ma il futuro della siderurgia in Italia. A gettare di nuovo ombre sull’acciaieria è stata la sentenza del Tar di Lecce che intima ad ArcelorMittal lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto nel rispetto dell’ordinanza sulle emissioni del sindaco Rinaldo Melucci.

Una fermata che secondo i legali vicini al dossier ArcelorMittal, “senza la disponibilità di una stazione di miscelazione azoto e metano, non permetterebbe la tenuta in riscaldo dei forni e ne conseguirebbe il loro crollo e quindi la distruzione dell’asset aziendale di proprietà di Ilva in Amministrazione Straordinaria”. Le stesse fonti evidenziano “rischi per la sicurezza” e il fatto che ci sarebbe un “totale blocco della produzione dello stabilimento, qualificato di ‘interesse strategico , l’unico sul territorio nazionale a ‘ciclo integrato’ per la produzione di acciaio”.

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Per Confindustria “interrompere la produzione e la fornitura dell’acciaio prodotto a Taranto mette in seria difficoltà le intere filiere della manifattura italiana che ne hanno necessità” e darebbe “un sicuro e rilevante aggravio della bilancia commerciale nazionale, poiché occorrerebbe importare l’acciaio dall’estero”.

Il termine di 60 giorni concesso dal giudice amministrativo per ottemperare all’ordinanza sindacale scade il 14 aprile, ma l’azienda – che pure ha annunciato un ricorso al Consiglio di Stato – è chiamata comunque a predisporre entro quella data le procedure tecniche per una eventuale conferma allo stop degli impianti.

Nel provvedimento del giudice amministrativo si afferma che lo stabilimento, che ora vede lo Stato, tramite Invitalia, affiancare nella gestione ArcelorMittal, inquina ancora. E si puntualizza che nemmeno il rispetto dell’Aia comporta “di per sé garanzia della esclusione del rischio o del danno sanitario”.

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