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Fabi, il Nord guida la classifica dei prestiti in difficoltà

La Republica News
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MILANO – La regione con il maggior numero di crediti in difficoltà? La Lombardia, come è ragionevole che sia, visto che la stragrande maggioranza dei prestiti che non vengono onorati regolarmente è a carico delle imprese (71,1 miliardi, contro i 14,4 delle famiglie, il 27% del totale). Allo stesso modo, non desta sopresa che solo il 40% di questi crediti ammalorati abbia come regione di residenza l’area del Centro Sud, cioè le zone che hanno un tessuto imprenditoriale meno forte.

E’ questa la fotografia scattata dalla Fabi (il sindacato più diffuso tra i bancari) su dati Bankitalia. Partendo da un presupposto: tra moratorie e prestiti con la garanzia dello Stato, l’annus horribilis della pandemia non si è traformato nel temuto bagno di sangue per le banche. Anzi, in apparenza il dato sui crediti deteriorati (sofferenze, incagli, inadempienze probabili…) è persino migliorato: l’anno scorso il “totalone” dei prestiti in difficoltà era pari a 96,9 miliardi contro i 133,7 del 2019.

Merito delle moratorie, che non hanno fatto esplodere le difficoltà, e merito anche delle molte cessioni di Npl, che gli istituti di credito hanno fatto a piene mani, per liberare bilanci e risorse da impiegare diversamente. I conti veri, come sottolineano spesso le autorità di vigilanza, si faranno quando verranno meno le varie “stampelle” e dovrà emergere la classificazione aggiornata degli impieghi.

Tornando all’anno che si è appena concluso, in cima alla graduatoria per regioni c’è la Lombardia, cui fa capo il 24,1% dei prestiti in difficoltà (quasi uno su quattro), seguita dal Lazio (13,6%) e dall’Emila Romagna (9,5%). La regione in assoluto più virtuosa è invece il Friuli Venezia Giulia (1,4%  del totale degli impieghi ammalorati) seguita dalla Calabria (1,5%) e a parità Liguria e Umbria (1,7%).



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