Fabio Tonacci: “Quando Carola Rackete sfidò una legge ingiusta per fare la cosa giusta”

Pubblicità
Pubblicità

La capitana contro il capitano. Nell’estate del 2019, a largo di Lampedusa, va in scena uno scontro ancestrale tra Antigone e Creonte. Antigone è Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3, che con la forza del dovere morale, della solidarietà, vuole portare in salvo 43 migranti. Creonte è Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, che cerca di impedirglielo con la forza coercitiva di una legge folle, il decreto Sicurezza bis, che lui aveva creato. Carola Rackete deve decidere cosa fare: entrare e violare la legge italiana facendo sbarcare i migranti a Lampedusa oppure oppure, come vorrebbe Salvini, portare i migranti in Libia, un paese notoriamente non sicuro? La capitana della Sea Watch 3 viene arrestata appena tocca terra, ma dopo due giorni la gip di Agrigento la libera, non convalida il suo arresto, stabilendo un principio importantissimo: salvare vite umane è un dovere morale più forte di ogni legge. Nella nuova puntata della rubrica “Firmato Repubblica”, l’inviato a Lampedusa, Fabio Tonacci, racconta quei momenti, la scelta del giornale tra raccontare e parteggiare, e l’intervista esclusiva che Carola Rackete rilasciò a Repubblica, unico giornale italiano a incontrarla dopo l’arresto.

di Pasquale Quaranta

Riprese di Maurizio Stanzione e Sonny Anzellotti

Montaggio di Santiago Martinez de Aguirre

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source