Facebook, il Garante della privacy chiede informazioni sugli smart glasses

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Gli smart glasses di Facebook non sono ancora arrivati sul mercato, ma il Garante per la privacy vuole vederci chiaro prima che siano a disposizione dei consumatori. Lo ha fatto con una lettera che il Garante per la protezione dei dati personali ha scritto al suo omologo irlandese. Oggetto del documento: gli smart glasses dotati della funzionalità “Facebook View“.

L’Authority italiana, infatti, ha chiesto ai “colleghi” di Dublino del  Dpc (Data Protection Commission) di sollecitare Facebook “affinchè risponda ad una serie di quesiti prima della commercializzazione degli occhiali sul mercato italiano”.

L’Autorità italiana – si può leggere in una nota ufficiale – “si era già attivata nei giorni scorsi ponendo una serie di questioni che integravano quelle già oggetto delle interlocuzioni avvenute tra la DPC e il social media“. In particolare, il Garante per la privacy italiano intende “acquisire elementi ai fini di una valutazione della effettiva corrispondenza del dispositivo alle norme sulla privacy”.

Il problema con gli occhiali di Facebook

L’Autorità – prosegue la nota – “ha chiesto, in particolare, di conoscere la base giuridica in relazione alla quale Facebook tratta i dati personali; le misure messe in atto per tutelare le persone occasionalmente riprese, in particolare i minori; gli eventuali sistemi adottati per anonimizzare i dati raccolti; le caratteristiche dell’assistente vocale collegato agli occhiali”.

Una delle garanzie che Facebook ha già annunciato riguarda la possibilità data a chi non indossa gli occhiali di capire se qualcuno li sta riprendendo o registrando. E questo avverrà perché sulla montatira si accnderà una luce bianca, qundo verrà dato l’ordine per una registrazione.

Una scelta, quella della luce bianca – e non rossa o di un altro colore – che Andrew Bosworth, vice presidente responsabile realtà aumentata e virtuale di Facebook ha così spiegato: “Volevo che gli occhiali fossero più chiari rispetto a un telefono usato per scattare una foto o un video. Il bianco viene da una ricerca su quale fosse l’indicatore più evidente per segnalare una registrazione in corso, forse anche perché alcune persone sono daltoniche o hanno una scarsa sensibilità ai colori in certe condizioni di luce. Il bianco è il colore più luminoso di tutti, è il massimo che possiamo immaginare e funziona nelle condizioni di luce più diverse, così le persone possono dire: ok, vedo la luce, so cosa sta succedendo”.

Basterà per le autority della privacy?

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