Fedez, l’intemerata del Cyrano del Concertone

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A Federico tremava la mano in cui teneva il foglio. Tremava non per la paura, ma per il coraggio che ci vuole a tenerlo, quel foglio leggero e però pesantissimo in cui c’erano quasi tutte le parole che avrebbe pronunciato poco dopo averlo preso. Chiamiamolo pure Fedez, Federico, anche se un nome vero è molto più di battaglia. E molto più consono a chi riesce a salire su un palco incredibile come quello del Concertone del Primo Maggio e pronunciare un’intemerata contro un partito di governo, facendo i cognomi e non risparmiando citazioni con i nomi degli autori ben appuntati. A Federico tremava la mano che stringeva le parole del suo attacco senza paura verso le persone che politicamente e quasi fisicamente si sono fatte ostacoli al ddl Zan sull’omofobia, con un piglio da Cyrano che non tocca però al fin della licenza, ma inizia a trafiggere dalla prima parola.

Una prova pazzesca, da grande comunicatore, una forma che i grandi performer raggiungono ma non tutti gli artisti poi riescono a dominare. E che riporta alla mente quella memorabile di Elio e le Storie Tese nel 1991, in cui dal palco del concertone a piazza San Giovanni attaccarono a testa bassa tutta la classe politica del tempo, la Rai, Andreotti, Cossiga, denunciando al ritmo di Cara ti amo trame e sottotrame dei palazzi. Un momento storico di tv e di performance che valsero al “complessino” la brusca interruzione dell’esibizione e varie prospettive di chiusura di carriera anticipata. Ma in realtà la vera anticipazione l’avevano data loro, delineando il grosso dello scenario che poi sarebbe esploso da lì a breve con l’inchiesta “Mani Pulite”.

E quella di Fedez sul palco del Concertone 2021 è stata una cavalcata fiera verso la rivendicazione di diritti e norme consolidati in molte democrazie, ma ancora distanti dalla nostra, nella deriva di dibattiti e ostruzionismi senza fine. Si è esposto Fedez, parlando di avvisi preventivi da una vicedirettrice Rai, smentiti dall’azienda ma confermati da Fedez con un video della telefonata, registrata chiaramente, pubblicato online. Un j’accuse potente e lucido, più di un rap, che non cercava solo il ritmo delle parole, ma parole che facessero da base ad un pensiero necessario.  Fedez è stato, soprattutto, credibile. Come voce di questi tempi, come i colori necessari per un epoca che cambia. A Federico tremava la mano. Ma non ha tremato la voce.

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