Festa dei single amara per Alibaba co la stretta cinese sul tech fa crollare i giganti del web

Festa dei single amara per Alibaba & co: la stretta cinese sul tech fa crollare i giganti del web

La Republica News
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NANCHINO – L’11 novembre è il tripudio dello shopping digitale cinese. Durante la Festa dei single, inventata dal reparto marketing di Alibaba ma poi adottata da tutti i concorrenti, i cittadini del Dragone si tuffano in Rete per approfittare di sconti e promozioni, in un’orgia miliardaria di e-commerce senza eguali al mondo. Quest’anno non fa eccezione. Anzi, i cinesi sembrano avere tutta l’intenzione di recuperare i mesi passati in lockdown: questa mattina, considerando anche una generosa finestra di pre-ordine, Alibaba aveva già totalizzato acquisti per 56 miliardi di dollari, contro i 38 complessivi dello scorso anno. Eppure il trionfo dell’economia digitale cinese, che l’isolamento da virus ha fatto ulteriormente lievitare, oggi ha il sapore triste della fine di un’epoca. Nelle stesse ore in cui accumulavano profitti infatti, i campioni del web precipitavano in Borsa, bruciando in due giorni oltre 250 miliardi di capitalizzazione. Motivo? Una stretta a tutto tondo delle autorità cinesi sul settore, che promette di mettere fine ad anni di sviluppo sregolato, nel bene e nel male.Da tempo che il Partito comunista ha messo nel mirino i colossi del web mandarino. Le varie Alibaba, e-commerce, Meituan, consegne a domicilio, o Tencent, con l’app tuttofare WeChat, sono diventati troppo grandi, multiformi e centrali nella vita di milioni di cinesi per non preoccupare le autorità. La stretta però sta arrivando all’improvviso, più decisa del previsto. Il primo segnale è stato lo stop alla quotazione di Ant, la società finanziaria digitale del fondatore di Alibaba Jack Ma. Forse una punizione contro l’imprenditore, “colpevole” di aver attaccato i regolatori. Ma comunque parte di un intervento più ampio sul settore dei prestiti online. Le nuove regole, ancora in bozza, sono un colpo al modello leggero, e quindi molto rischioso, adottato finora da queste startup. Tutto ad un tratto si chiede loro di coprire almeno il 30% delle somme erogate con i propri bilanci e di aumentare il capitale registrato oltre quota 700 milioni di dollari. Al momento solo una manciata soddisfa i requisiti e, anche se altri riusciranno ad adeguarsi, i costi si impenneranno e i profitti scenderanno di conseguenza.
Ieri poi è arrivato il secondo round. L’autorità antitrust cinese ha pubblicato una serie di raccomandazioni per contrastare le pratiche della società digitali che penalizzano concorrenza e consumatori. In una guerra selvaggia all’ultimo cliente non è raro che i big dei servizi digitali sfruttino la propria posizione di oligopolio e la capillarità dei propri servizi per imporre alle aziende un’esclusiva, oppure per praticare prezzi differenziati in base ai dati di consumo dei diversi clienti.Le due operazioni non sono per forza legate. La prima ha come obiettivo la difesa della stabilità finanziaria, uno dei grandi imperativi fissati da Xi Jinping. La seconda è parte di una controffensiva contro lo strapotere di Big Tech che osserviamo anche in Occidente. Messe insieme però mandano un segnale politico molto forte rispetto alla volontà del Partito di mettere dei paletti a un’industria chiave per la stabilità della Cina, che non può più essere lasciata crescere senza ordine. I tonfi in Borsa di Alibaba (-13% in due sedute, 100 miliardi bruciati) o del rivale JD.com (-8,8%), di Tencent (-5%), Meituan (-6,5%) e perfino del produttore di telefoni Xiaomi (-11,7%), zavorre per i listini di Hong Kong e Shanghai, sono una reazione a questo improvviso e radicale cambio di aspettative. Questo 11/11 potrebbe essere il primo di una nuova era, in cui la crescita del web cinese, comunque inesorabile, dovrà fare i conti con regole più severe.


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