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Festa della mamma, 5 serie e 5 film per sguardi diversi sulla maternità

La Republica News
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Alla vigilia della Festa della mamma, mentre in Italia si discute in un dibattito lunare se si può chiamare famiglia se non ci sono figli, nato da un’infelice – per non dire molto peggio – uscita di un politico, vi offriamo la nostra piccola guida (tele)visiva che spazia fra i generi, film e serie tv ma anche un documentario e un cortometraggio. Tra azalee in vaso, lavoretti scolastici e torte uno spunto di riflessione su cosa significa oggi la maternità attraverso racconti e visioni di diversi filmaker.

Mamme seriali

Cominciamo con la serialità e tutte le sue declinazioni. Lo hanno definito il nuovo Una mamma per amica ma la serie Ginny & Georgia (Netflix) è sicuramente qualcosa di più contemporaneo. Qui il rapporto di complicità tra una giovane mamma e la figlia adolescente è complicato dal fatto che Ginny (vero nome Virginia dal paese dove è nata) capisce presto che sua mamma, Georgia (nome “d’arte” preso quando è fuggita di casa), le nasconde molte cose. Mentre cerca di ambientarsi nell’ennesima nuova casa in una cittadina del Massachussets (finalmente ha amiche e un fidanzato), Ginny viene a scoprire i tantissimi scheletri nell’armadio della mamma e si trova a prendere difficili decisioni. È una serie di qualche tempo fa ma ancora assolutamente attuale e divertente Una mamma imperfetta (Raiplay) di Ivan Cotroneo, ben prima di Big Little Lies e di ambientazione tutta italiana. Quattro mamme amiche (Lucia Mascino, Anna Ferzetti, Vanessa Compagnucci, Alessia Barela) si ritrovano al bar fuori da scuola per sfogarsi: i figli, i mariti, il lavoro, le altre mamme… decisamente meno imperfette di loro. Little fires everywhere (Prime Video) è una serie che ha per protagoniste (anche produttrici) Reese Witherspoon e Kerry Washington, due forme diverse di maternità: Witherspoon ha una grande casa, quattro figli adolescenti e un marito con cui va a letto solo in giorni prestabiliti, Washington è un’artista tormentata, madre single di una ragazza senza radici. Quando le loro strade si incroceranno le rispettive figlie vedranno nell’altra un modello di riferimento innescando, è proprio il termine adatto, tanti piccoli fuochi. Di mamma ce n’è solo… due! (Netflix) è una serie messicana che si basa sul consolidato modello della “strana coppia”: Ana e Mariana, hanno partorito lo stesso giorno, nello stesso ospedale e solo dopo qualche mese scoprono che le loro bimbe sono state scambiate in culla. Non potrebbero essere più diverse, nelle ore in cui hanno condiviso la stanza si sono odiate, ma ora decideranno di voler sperimentare un’unica e stravagante famiglia. La seconda stagione arriva venerdì 14 (è già confermata anche la terza), ma intanto per la festa della mamma si può divorare la prima stagione della serie per brevi episodi (tutti sotto la mezz’ora) Trying (Apple tv). Con umorismo inglese e ottimi tempi da commedia, si racconta di Nikki e Jason che, dopo aver scoperto di non poter avere figli naturalmente, iniziano un percorso  – lungo, tormentato, ma costellato di situazioni surreali e divertenti – che li porterà all’adozione. Con loro la buffa assistente sociale interpretata da Imelda Staunton.

‘Trying’, se l’adozione è un viaggio tragicomico

Film mammoni

Si parte da un classico, il Baby Boom di Diane Keaton ( Sky go, Now e a noleggio Apple tv) perché se il film ha 23 anni le cose poi non sono cambiate così tanto… purtroppo nel difficile equilibrismo di fare convivere famiglia e carriera. Come gli inquietanti dati di Save the children confermano: nell’anno della pandemia 249 mila donne hanno perso il lavoro e 96 mila erano mamme, tra queste 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Un po’ commedia e un po’ favola perché almeno al cinema dobbiamo poter credere all’happy ending.  Ladybird (Netflix) di Greta Gerwig è la storia di una studentessa all’ultimo anno di liceo nel pieno subbuglio ormonale (Saoirse Ronan), nel delicato momento delle difficili scelte per il futuro (il college, la città dove frequentarlo), della definizione della propria identità. Lady Bird non è il suo nome, la diciassettenne Christine McPherson ha scelto di ribattezzarsi così e pretende che in famiglia tutti la chiamino in questo modo. Lo scontro è principalmente con sua madre, una donna fin troppo simile a lei, piena di passione e sogni ridotta a fare i doppi turni da infermiera per sostenere la famiglia dopo che il marito è stato licenziato. La sua accorata richiesta alla madre: “Perché non mi chiami Lady Bird? Hai promesso che l’avresti fatto” è un’accusa e un grido d’aiuto. È il suo modo di dire: io sono questo, accettalo. Appartiene sempre al filone del cinema d’autore americano American Life (Nexo e Prime Video) firmato da Sam Mendes, il titolo originale era Away we go cambiato per strizzare l’occhio a American beauty. Il film è un classico on the road, protagonisti qui Burt e Verona (John Krasinski e Maya Rudolph) in attesa della nascita del loro bambino, girano l’America cercando il luogo giusto per mettere radici ma non è solo un posto che cercano è un modo di immaginare la maternità e la paternità. Divertente e commuovente perfetto per mamme in attesa. È in versione “mamma casalinga imperfetta” Uma Thurman (nella vita madre di tre figli tra cui l’attrice Maya Thurman Hawke) in Motherhood – Il bello di essere mamma (Timvision), commedia che racconta la giornata surreale di una scrittrice che non tocca più penna e computer da quando è diventata madre. Decide di partecipare a un concorso letterario in cui in 500 parole deve raccontare cosa signfica essere madre, ma a solo tempo fino a mezzanotte per farlo. Dopo tanta leggerezza chiudiamo con un film tosto e importante,  Pieces of a woman (in 16 sale cinematografiche e su Netflix) che ha premiato la sua protagonista Vanessa Kirby a Venezia. È la storia di un parto in casa straziante con un finale drammatico e del lungo e doloroso iter giudiziario durante il quale questa madre mancata si allontana sempre di più dagli altri, distrutta dal suo dolore.

‘Bao’, un assaggio del corto Disney-Pixar per ‘Gli incredibili 2’

Ecco un piccolissimo film, il cortometraggio Bao (Disney+) della regista cinese cresciuta in Canada Domee Shi, in pochi minuti racconta una storia ispirata alla sua infanzia. Il bao, tipico “panino” pieno di verdura e carne cotto al vapore, prende vita in una casa, prima piange poi ride, cresce e piano piano le sue esigenze e richieste crescono… con un finale sorprendente. La chiusura la affidiamo invece al documentario Dads con cui Bryce Dallas Howard (Apple tv), alias la figlia di Ron Howard, ha debuttato alla regia. Ci sembra la chiusa perfetta per la guida alla Festa della mamma, storie di padri celebri (da Jimmy Kimmel a Will Smith) che qui si raccontano nelle loro incertezze, paure, sogni e entusiasmi. Dice il Principe di Bel Air: “Per un film ci sono centinaia di pagine di copione, dall’ospedale ti mandano a casa con… niente”.



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