Festa di Roma, Tim Burton: “Non faccio film da Dumbo, sono rimasto traumatizzato. Depp è un amico, certo che farei film con lui”

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Fisicamente appare un po’ invecchiato ma l’ironia, l’arguzia e la battuta pronta di Tim Burton trasformano l’incontro con la stampa per il premio alla carriera alla Festa di Roma in un divertente scambio in cui il regista americano, 63 anni, risponde al fuoco di fila di domande dei giornalisti e giovani appassionati che affollano la sala Petrassi. Il regista è arrivato a Roma accompagnato dai figli Neill e Billy, avuti con Helena Bonham Carter, e il cagnolino Levi e sul palco è stato onorato da tre grandi artisti italiani con cui ha lavorato, Gabriella Pescucci, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Cominciamo con la fine in cui spiega: “È da due anni che non faccio film, l’ultimo, quello su Dumbo, mi ha traumatizzato. Solo alla fine della lavorazione mi sono reso conto che era un film autobiografico e che l’elefante ero io nella mia storia con Disney, ero io quella creatura”. Che il rapporto con la casa di Topolino si sia incrinato si capisce da tante cose, anche dalla sua opinione sulla decisione della major di rifare in live action i celebri cartoon. “Sono responsabile di alcuni di questi remake, ma non sono più un grande fan, mi sembrava un po’ ripetitivo e ora non ho più voglia di farne”. La sua nuova avventura è quella della serialità, “da alcuni mesi sto lavorando alla serie Wednesday (per Netflix, ndr), dedicata a un personaggio della famiglia Addams a cui ero molto affezionato, mi ricorda un po’ Beetlejuice“.

Burton posa con il suo cagnolino Levi (ansa)

Dietro le spalle del regista c’è l’immagine di Johnny Depp e Winona Ryder in Edward mani di forbice, “insieme a Ed Wood il personaggio che ho sempre sentito più vicino” dice e quando gli si chiede del rapporto con Depp, Burton non si dilunga ma è lapidario: “Sono felice di aver lavorato con persone come Johnny e con quegli attori che erano pronti a provare qualcosa di diverso, mi piace lavorare con persone che mi ispirano. Come Michelle Pfeiffer che per la sua Catwoman è stata capace di mettere in bocca un uccello vivo. Amo gli attori che sono interessati più al processo che al risultato, che non passano il tempo a rivedersi”. Interrogato poi su quello che Depp sta passando negli ultimi tempi, allontanato da Hollywood per le questioni legate al suo divorzio con Amber Heard che lo ha accusato di violenze, il regista ha detto: “Non vivo a Hollywood da tanti anni, questa è una lunga storia, per rispondere a questa domanda dovremmo stare qui un sacco di tempo. Certo è che lavorerei ancora con lui, è un mio amico e gli voglio bene”.

Johnny Depp e Tim Burton a Venezia nel 2007 in occasione del Leone d’oro alla carriera al regista  A uno dei tanti giovani che gli chiede un consiglio per chi vuole intraprendere un viaggio nel mondo del cinema Burton, che aveva appena confessato che una delle sue paure più grandi è salire su un palco (“stanotte non ho dormito”), ha detto: “Quello di cui non sono mai stato spaventato è di provare a fare le cose. Bisogna essere appassionati e senza paura di sbagliare o fallire, ma mossi da convinzione e passione vera per qualsiasi cosa tu voglia fare…  allora avrai buone possibilità di fare qualcosa di speciale. Io ho sempre sognato a occhi aperti, è importante essere creativo. Non importa la forma di espressione, tutto quello che puoi fare in questa direzione aiuta lo spirito”.

‘La fabbrica di cioccolato’, Willy Wonka secondo Tim Burton

A chi gli chiede come reagisce a questo desiderio del cinema di essere sempre più inclusivo, lui che ha raccontato da sempre la diversità. “Io mi sono sempre sentito un outsider per cui per me era normale raccontare quelle storie, mi sono sempre sentito vicino a tutti coloro che per razza, età o genere si sentivano emarginati. Fa parte della mia vita, ma in realtà non ci ho mai pensato molto”. La cosa più sbagliata che hanno detto di lei? “Che sia dark, ma non è vero. È come quando cresci e ti mettono un’etichetta, io non amo la sensazione di essere inscatolato e cerco di non farlo mai con gli altri, perché poi quell’etichetta ti rimane appiccicata per tutta la vita”. Sul premio alla carriera: “Alle volte un riconoscimento così sembra un po’ un funerale, ma per me invece è molto speciale. Riceverlo a Roma, la città di Bava, Fellini, Argento. Sono cresciuto con l’amore per il cinema e questo luogo e ci sono tante persone che mi sono care qui come Dante Ferretti”. Sui tanti film che ha fatto: “Si dice che sono come figli, non ne rimpiango nessuno. Sicuramente ho fatto errori ma ogni film l’ho fatto per una ragione sia che sia andato bene o no e ogni cosa che ho fatto è una parte di me, ogni volta che fai qualcosa ci sono emozioni positive e negative. Ci sono cose che oggi non farei più ora ma nessun rimpianto”.

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