Festival dell’Economia, dalla pandemia emerge lo Stato “facilitatore”. E imprenditore, ma non per sempre

Pubblicità
Pubblicità

TRENTO – Facilitatore, allenatore, promotore: sono tante le nuove attribuzioni dello Stato all’indomani della pandemia che sono emerse dagli incontri del Festival dell’Econonomia di Trento. Tutte definiscono un ruolo nuovo, diverso da quello tradizionale di regolatore, che “nessuno mette in discussione”, osserva il direttore scientifico della kermesse, Tito Boeri. “Ce n’è poi un terzo, quello di imprenditore. – rileva l’economista – Credo che tutti abbiano riconosciuto che dopo la pandemia lo Stato abbia funzioni più ampie, ma c’è una larga convergenza sul fatto che il ruolo di facilitatore e quello di imprenditore debbano essere circoscritti sia rispetto alle materie che rispetto ai tempi”.

Con sfumature diverse: dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco al ministro della Transizione digitale Vittorio Colao c’è stato un forte richiamo al ruolo di supporto che lo Stato deve gestire negli anni a venire nel sostegno dei lavoratori nel passaggio a nuovi modelli produttivi, attraverso la formazione e il welfare. Mentre il premio Nobel Michael Kremer ha richiamato gli Stati a un ruolo continuativo nel tempo di promozione della ricerca e della produzione di vaccini per le future pandemie. “Perenne” anche il sostegno e la promozione della cultura, come è emerso nell’incontro promosso dall’Ocse e gestito dai due economisti dell’organizzazione di Parigi Pierluigi Sacco e Alessandra Proto.

In fin dei conti, questa maggiore presenza dello Stato non sembra avere una connotazione negativa. I timori emergono soprattutto quando si parla di Stato imprenditore: li ha espressi stamane per esempio il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. “E’ bene che lo Stato intervenga come socio di minoranza, per poi uscire quando la turbolenza è passata, come è avvenuto per esempio per l’azienda Corneliani, di Mantova. La scelta di intervenire è una scelta delicatissima, che sfida la politica nel suo profondo”, ha sottolineato Giorgetti. E anche “il blocco dei licenziamenti deve essere rivisto e collegato a un nuovo sistema di ammortizzatori sociali”.

In generale, è apprezzata più che mai la presenza dello Stato in un ampio settore di servizi, dal welfare ai trasporti all’istruzione alla salute. Sono cose che lo Stato fa meglio, dopo la pandemia sono molti di più a pensarla così perché l’aumento delle disuguaglianze e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi renderebbe emarginata larga parte della popolazione: “I servizi pubblici – dice Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime e di Aifi – vanno concepiti in modo che siano sovrabbondanti perché siano utilizzati da tutti e in eventi di carattere eccezionale non prevedibili”, come è avvenuto per i posti letto degli ospedali, che con il Covid sono risultati drammaticamente pochi.

Allo Stato spettano le riforme: si è parlato molto di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, “non è il libro dei sogni”, ha detto il ministro dei Trasporti e della Mobilità sostenibile Enrico Giovannini. In molti, a cominciare dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (ma anche diversi ex ministri, da Franco Bassanini a Sabino Cassese, protagonisti delle stagioni passate di riforme), hanno parlato della “riforma delle riforme”, quella che serve perché tutte le altre possano essere attuate.

Lo Stato “promotore”, o “facilitatore”, è auspicato non solo nell’ambito dei confini territoriali nazionali, ma anche come organizzazione di Stati. I più forti devono sostenere i più deboli: lo auspica in particolare Gita Gopinath, consigliere economico e direttore di ricerca del Fondo Monetario Internazionale, per quanto riguarda la distribuzione dei vaccini. “In certi Paesi si è arrivati a vaccinare il 40% della popolazione, mentre in altri, come per esempio in Africa, non si sono vaccinati nemmeno gli operatori sanitari”. Secondo un’indagine dell’Fmi ci sono già gli “scarti” dei vaccini, milioni di dosi che Paesi ricchi come gli Stati Uniti non intendono più utilizzare e che potrebbero essere invece utilizzate dai  Paesi in via di sviluppo.

Ci si salva solo insieme, ricorda il Premio Nobel Joseph Stiglitz: “Nessuno è al sicuro se qualcuno non lo è”. Ecco perché il tema di una tassazione equa, entrato a sorpresa tra i tempi del Festival per via dell’accordo teso a stabilire una tassazione minima del 15% per le multinazionali in tutto il Paese, è di grande peso: “La globalizzazione è stata sfruttata dai ricchi per non pagare le tasse. – denuncia Stiglitz – Ora si deve tornare a una giusta tassazione, il neoliberismo è assolutamente egoistico”. E c’è chi, come l’economista Thomas Piketty, non mostra nessun entusiasmo per l’accordo raggiunto perché non è ancora abbastanza equo: “Le imprese e i cittadini non pagano certo il 15%”.

Superare le disuguaglianze, attenuare le asimmetrie, diventa un compito importante di uno Stato che voglia essere equo, che voglia essere accettato dai propri cittadini altrimenti si torna a un passato in cui “lo Stato veniva percepito come usurpatore, invasore, soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno”, ricorda l’economista Luigi Zingales. Anche superare le disuguaglianze è più che mai un compito di chi governa, visto che la pandemia ha accentuato l’esclusione dal mercato del lavoro di donne e giovani, categorie più deboli per via spesso della situazione contrattuale: “Scommettere sulle donne, che non vanno relegate a un ruolo secondario, garantisce la possibilità di scegliere i talenti all’interno di una platea più ampia, migliorando conseguentemente la produttività”, dice la direttora centrale dell’Istat Linda Laura Sabbadini.

Uno Stato con un ampio welfare non lascia indietro nessuno: la ministra per le Disabilità Erika Stefani annuncia “una rivoluzione”, grazie alla riforma del Terzo Settore: “Passiamo da un modello basato su Stato e mercato a uno che coinvolge anche la comunità”. Mentre Cristiano Gori, docente dell’Università di Trento, ha ricordato come “la sfida sarà indirizzare le risorse verso chi ha davvero bisogno, perché sulle aree del welfare riguardanti povertà, natalità e non autosufficienza si sconta un grave ritardo dello Stato”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source