Fine vita, Cappato: “La proposta di legge è incompleta e vuole far saltare il referendum”

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“Il testo base rischia di essere un’occasione persa perché fa fare passi indietro rispetto a quanto stabilito dalla Corte costituzionale sul caso Dj Fabo”. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e da anni impegnato sul tema dell’eutanasia, non usa mezzi termini per descrivere la proposta di legge sul fine vita che ritorna a Montecitorio dopo l’approvazione della legge di Bilancio e l’elezione del presidente della Repubblica. “Poteva estendere l’aiuto a morire per chi non è attaccato a macchina e non lo fa, restringe il campo di applicabilità e – continua Cappato riferendosi ai casi registrati nelle Marche – non fissa un termine temporale per le aziende sanitarie per rispondere alle richieste dei pazienti”. Secondo Cappato la tempistica di calendarizzazione della proposta di legge a firma del cattolico Alfredo Bazoli (Pd) è sospetta: “Il 15 febbraio la Corte costituzionale valuterà la legittimità del referendum sull’eutanasia e – spiega – a me sembra che tutta questa fretta sia un modo per far vedere alla Corte che il parlamento se ne stia occupando”, nella speranza di far saltare la consultazione. Formalmente, però, proposta di legge e referendum riguardano due distinti articoli del codice penale, rispettivamente il 580 (istigazione al suidicio) e il 579 (omicidio del consenziente).

di Andrea Lattanzi

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