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Firenze, il factotum dei Graviano parla con i pm che indagano sui mandanti occulti delle stragi del 1993. Scatta una perquisizione

La Republica News
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Davanti ai magistrati non aveva mai voluto parlare. Adesso, invece, Salvatore Baiardo, l’uomo che accompagnava i boss palermitani Giuseppe e Filippo Graviano durante la stagione delle stragi, non smette di fare dichiarazioni. E’ comparso già quattro volte davanti ai pubblici ministeri della procura di Firenze che cercano i mandanti occulti delle bombe mafiose del 1993, è l’inchiesta che vede indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Baiardo è stato sentito dai procuratori aggiunti Luca Tescaroli e Luca Turco, alla presenza degli investigatori della Dia: l’8 settembre e il 13 ottobre 2020, il 14 gennaio e l’8 febbraio 2021. L’uomo che conosce i segreti dei Graviano resta però un personaggio di tanti misteri.  

L’ex gelataio 

E’ originario di Palermo, ha fatto il gelataio e il consigliere comunale del Psdi a Omegna, il cuore della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, dove ha ospitato i boss palermitani fra il 1992 e il 1993. In una delle ultime audizioni ha raccontato delle vacanze organizzate per i boss palermitani tra Forte dei Marmi, Venezia e la Sardegna, tutte cose che i magistrati già sapevano da altre indagini. Poi, però, ha offerto un nome mai emerso in nessuna inchiesta, quello di un esponente politico piemontese, attualmente è sindaco di un piccolo centro del Verbano: Baiardo ha spiegato che attraverso di lui avrebbe investito soldi dei Graviano, circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire. Nei giorni scorsi, i pubblici ministeri hanno inviato gli investigatori della Dia di Firenze a perquisire l’abitazione dell’esponente politico, a caccia di riscontri alle dichiarazioni di Baiardo.  

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Le prime dichiarazioni 

All’indomani dell’arresto dei fratello Graviano, avvenuto il 27 gennaio 1994 a Milano, gli investigatori della Dia erano arrivati a Baiardo dopo la segnalazione di una vigilessa di Omegna, che aveva riconosciuto i mafiosi palermitani nelle foto pubblicate dai giornali. Dopo qualche resistenza, lui accettò di parlare con l’allora capo del centro operativo di Firenze Nicola Zito e con il responsabile del reparto investigazioni giudiziarie del centro di Milano, Francesco Messina, l’attuale direttore centrale anticrimine della polizia. Baiardo ammise di aver conosciuto e frequentato i Graviano fra il 1989 e l’inizio del 1994, disse soprattutto di aver assistito a una telefonata tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri. Parlò anche di un incontro tra i padrini palermitani e il braccio destro di Silvio Berlusconi, al ristorante “L’assassino” di Milano. Ma poi si rifiutò di firmare qualsiasi dichiarazione. E, soprattutto, fece scena muta davanti ai magistrati di Palermo e Firenze.  

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L’alibi 

Baiardo ricompare nel giugno 2012, manda mail nelle redazioni dei giornali, sostenendo di poter fare altre rivelazioni importanti. E’ soprattutto una che gli sta a cuore: “Giuseppe Graviano non era a Palermo il 19 luglio 1992, ma ad Omegna”. Questo dice, per smentire la sentenza definitiva che condanna il boss di Brancaccio per la strage Borsellino. Le parole di Baiardo puntano a mettere in crisi le dichiarazioni dei principali accusatori dei fratelli Graviano: Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, quest’ultimo era l’autista di Giuseppe, ha rivelato di averlo accompagnato ad alcuni sopralluoghi sul luogo della strage di via D’Amelio, a Palermo. 

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I nuovi verbali 

Ora, Baiardo torna a fare dichiarazioni. Questa volta davanti ai magistrati di Firenze. E lo fa dopo che Giuseppe Graviano ha parlato a lungo al processo ‘Ndrangheta stragista di Reggio Calabria. Ma anche il mafioso palermitano ha fatto dichiarazioni molto lacunose. Lanciando in apparenza delle rivelazioni, a proposito dei soldi che il nonno materno avrebbe consegnato a Berlusconi all’inizio degli anni Novanta, ma poi smentendo qualsiasi responsabilità sulle stagione delle stragi del 1992-1993. A chi mandano messaggi Graviano e Baiardo?  

I verbali di Baiardo davanti ai pm di Firenze sono secretati. Come quelli di Graviano, sentito pure lui durante l’inchiesta.



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