Firme digitali e cannabis: un clic vale davvero un voto?

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Nell’ottobre 2021 è stato raggiunto in poco più di una settimana il tetto di 500.000 firme per il referendum sulla cannabis: firme raccolte in modalità digitale, che sono state appena ritenute ammissibili dalla Corte Costituzionale. L’introduzione della firma digitale per poter sottoscrivere il referendum ha aperto un ampio dibattito sui rapporti di potere fra cittadini e istituzioni, fra democrazia diretta e rappresentativa. Se per l’esponente dell’associazione Luca Coscioni Marco Cappato ci troviamo oggi di fronte “a una gigantesca opportunità per la nostra democrazia”, secondo il filosofo Massimo Cacciari, invece, “siamo davanti alla fine della politica perché per fare politica servono grandi organizzazioni e discussioni in presenza”.

Sottoscritto per oltre la metà da ragazzi con meno di 25 anni e sostenuto da firmatari residenti in oltre il 90% dei comuni italiani, il referendum sulla cannabis porta anche l’innovazione di alcuni sponsor privati indicati sul sito del comitato promotore. “Decisione trasparente e interessante ma – si chiede la docente di diritto costituzionale dell’università di Milano Francesca Biondi – visto che non c’è una regola sui finanziamenti privati alle campagne referendarie come fare con altre iniziative, presumibilmente in aumento, nel futuro?”. Grazie a 19 interviste suddivise in 6 capitoli giuristi, attivisti, politologi e studenti si confrontano sulla rivoluzione della “spid-democracy”.

di Andrea Lattanzi

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