Flat tax, verso l’estensione del regime forfettario agli autonomi fino a 85mila euro: come funziona

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Con la manovra prevista al Consiglio dei ministri di lunedì sera si profila un allargamento della flat tax per i lavoratori autonomi. Pare invece destinata a tramontare la proposta meloniana, contenuta nel programma e ribadita nel discorso di insediamento al Parlamento, di allargarla anche ai dipendenti nella sua forma “incrementale“, ovvero una tassa piatta solo sugli aumenti di reddito registrati rispetto al reddito più alto del triennio precedente. Questione di soldi, ci sarebbe la bocciatura da parte della Ragioneria dello Stato per il costo eccessivo.


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Flat tax per gli autonomi, da 65 a 85mila euro

Punto centrale per il governo, che ha già chiesto il via libera all’Europa, è l’estensione della flat tax per gli autonomi: tassazione forfettaria al 15% di ricavi o compensi, con un tetto che da 65mila sale a 85mila euro. Quando nel 2018 Bruxelles diede il suo via libera alla flat tax del governo gialloverde, che fissò il tetto a 65 mila euro, aveva anche aperto a un’ulteriore estensione, ma solo dal 2025. Il governo, su questo punto con la forte spinta leghista, gioca su un anticipo.

Il rischio di falsi minimi

La flat tax non è esente da critiche, soprattutto in chiave di elusione fiscale. Lo stesso Rapporto sull’economia sommersa che ha accompagnato la Nadef, pubblicato solo dopo l’insediamento del nuovo governo, ragiona degli effetti che hanno avuto i passati ampliamenti del regime forfettario. E dice che l’esenzione da Irap e Iva destinata alle partite Iva che fatturano fino a 65 mila euro annui, sebbene da una parte possa aver contribuito a far emergere dei redditi per la generosità dell’agevolazione rispetto al sistema di tassazione ordinario, può anche aver incentivato il fenomeno dei cosiddetti falsi minimi, ovvero coloro che per rientrare nel regime forfettario dichiarano fatturati inferiori a quelli reali quando questi eccedono la soglia dei 65 mila euro. In sostanza, un lavoratore autonomo con un fatturato di 65.000 euro e un reddito presunto di 45.000 pagherebbe 6.750 euro di tasse; lo stesso contribuente con un fatturato di 65.100 euro e un reddito di 45.100, essendo soggetto al sistema ordinario, ne pagherebbe 12.685. Quindi, dichiarare 100 euro oltre la soglia dei 65 mila implica un aumento dell’imposizione di 5.935 euro (+88 per cento) rispetto a chi dichiara 65 mila euro di fatturato, è quanto ha esemplificato l’Osservatorio Conti Pubblici in una recente analisi. Per questo si starebbe anche pensando a inserire, insieme all’ampliamento dell’area, una clausola che prevede la cessazione immediata del regime semplificato. In particolare, per chi supererà quota 100mila eruo ci sarà l’obbligo immediato di tornare a emettere le fatture Iva, per chi invece sarà sopra gli 85mila ma sotto i 100mila euro ci sarà un anno di tempo e poi il ritorno al regime ordinario, l’anno successivo. Un modo per frenare chi proverebbe ad arbitraggiare tra la soglia dei compensi e il rientro nel regime ordinario.

Fuorigioco la flat tax incrementale

Sembra invece non trovare spazio la seconda gamba del progetto di flat tax, quella incrementale per i lavoratori dipendenti o autonomi esclusi dal regime forfettario. Ne aveva parlato nell’audizione sulla Nadef il ministro Giorgetti, nei termini di “un regime sostitutivo opzionale per i titolari di redditi da lavoro o di impresa non aderenti al regime forfetario che potranno assoggettare ad aliquota del 15% una quota dell’incremento di reddito registrato nel 2022 rispetto al maggiore tra i medesimi redditi dichiarati e assoggettati all’Irpef nei tre anni d’imposta precedenti”. Per costoro, anche dipendenti, la flat tax sarebbe un’aliquota del 15% applicata non a tutto il reddito, ma solo alla differenza (in aumento) tra i redditi dichiarati nell’ultimo anno e il più alto dichiarato nei tre anni precedenti. Facendo l’esempio concreto di un contribuente che avesse dichiarato 34 mila euro nel 2020, 35 mila nel 2021 e 38 mila nel 2022, se il prossimo anno si trovasse a dichiarare 40 mila euro vedrebbe i primi 38 mila euro tassati con le aliquote attuali e solo i 2 mila euro di differenza (o una parte di questi) con un’aliquota al 15% (anziché al 35%). Il risultato è che la flat tax, o regime sostitutivo, si applicherebbe nel migliore dei casi su importi limitati, portando a un risparmio fiscale molto esiguo per il singolo. Ma evidentemente, troppo caro per i conti dello Stato che mai come ora si muovono col bilancino.

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