Fondo di sostegno alle startup ancora al palo il mondo dellinnovazione aspetta diviso

Fondo di sostegno alle startup ancora al palo, il mondo dell’innovazione aspetta (diviso)

La Republica News
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MILANO – Previsto dal decreto Rilancio del 19 maggio scorso (divenuto legge in Gazzetta Ufficiale il 18 luglio), annunciato dal Ministero per lo Sviluppo economico alla fine di agosto, del Fondo per il sostegno al Venture capital se ne sono perse le tracce. Parte di un pacchetto complessivo di sostegno alle startup che fu accolto con grande soddisfazione dal mondo dell’innovazione tricolore, che scorse la volontà dell’esecutivo di dare un ruolo organico alle società innovative nel disegno economico del Paese, uno dei suoi pilastri (ma non è l’unico) resta sospeso a mezz’aria. Generando la preoccupazione, se non la rabbia dei diretti interessati.Il Venture capital, in particolare, lamenta la mancata pubblicazione del decreto attuativo che sblocca il fondo da 200 milioni per sostenere gli investimenti privati. Si tratta di risorse aggiuntive destinate al Fondo di sostegno al venture capital, che necessitano di un decreto (teoricamente sarebbe dovuto arrivare in 60 giorni) perché vadano effettivamente nella disponibilità di Cdp Venture, incaricata di gestire il Fondo. Soldi messi sul piatto per affiancare gli investimenti privati, nel rapporto di 4 euro pubblici ogni euro mobilitato dal mercato.
“Quanto annunciato allora, ancora non si è visto”, commenta amaro Fausto Boni di Vc Hub Italia, associazione che raduna i principali fondi italiani. “Purtroppo è la spia di quel che succede in Italia, anche per problemi ben maggiori che stiamo affrontando: si danno per ‘fatte’ le cose nel momento dell’annuncio, poi rischiano di restare lettera morta. Non è un buon segno in vista dei fondi europei che dovremo sfruttare”. Al Mise spiegano che il decreto è stato approvato nei suoi contenuti già da tempo e da inizio mese è stato trasferito alla Corte dei Conti per il vaglio sulle coperture: entro martedì dovrebbe arrivare il placet dei magistrati contabili. I ritardi sono dati da lungaggini procedurali interne, relative alla trasmissione degli atti tra uno snodo e l’altro, mentre si escludono dubbi sulla consistenza delle risorse. “Il regolamento è già stato approvato dal cda del Fondo nazionale”, tranquillizza Gian Paolo Manzella, sottosegretario al Mise e interlocutore del mondo dell’innovazione italiano spiegando che “il lavoro è stato portato avanti in parallelo per tagliare i tempi. Piattaforma e team di gestione sono pronti: la registrazione del decreto è attesa a giorni, poi nel giro di tre settimane il Fondo sarà operativo”.Tempistiche che, a sentire gli addetti ai lavori, mal si conciliano con una situazione di emergenza. “Le norme servivano per portare liquidità in fretta, ma una procedura così lenta vanifica tutti gli sforzi fatti”, dice Massimiliano Magrini, fondatore di United Ventures. “Abbiamo in portafoglio società di altri Paesi, dove le misure sono state ben più tempestive”. Conferma Boni: “Tra giugno e luglio, sugli altri mercati europei le forme di sostegno alle startup erano già operative”.Per il Vc, il problema non si limita alle tempistiche della messa a terra del fondo. Ci sono dubbi anche sui meccanismi di funzionamento, in attesa di vederne la sua formulazione definitiva. Il Fondo dovrebbe infatti operare entro un duplice paletto: da una parte, non potrebbe sborsare più di 1 milione per operazione (affiancando quindi 250mila euro di investimenti privati). E la borsa di 200 milioni sarebbe da ripartire tra diverse categorie di investitori: poco più dei due terzi andrebbero a investitori “qualificati” (acceleratori, incubatori, business angels e family office) e “professionali” (i clienti private) e la parte restante a quelli “regolamentati”, gestori di organismi d’investimento, e quindi i Venture capital.Per Magrini, “questa segmentazione va a penalizzare gli investitori regolamentati. Si chiama ‘sostegno al Venture capital’ ma è in realtà una norma ecosistemica, che parcellizza le risorse e sostiene di fatto tutti gli operatori. Inoltre ragionare in termini di percentuali fisse ha poco senso e non incentiva le operazioni di mercato, dove la maggior parte dei capitali fluiscono proprio attraverso il Vc”. Su queste obiezioni, la voce dei business angels è di tono diverso. Per Paolo Anselmo, presidente dell’associazione Iban, è importante “agevolare l’intero ecosistema. Se guardiamo alle serie storiche delle operazioni chiuse, sopra i 200 mila euro sono andati solo il 37% degli investimenti del nostro ecosistema. E’ un dato di fatto che le operazioni medio-piccole siano più diffuse e dunque è bene che il Fondo vada a sostenere la base, come una squadra di calcio investe su tanti giocatori di un vivaio sperando di trovare qualche talento da portare in prima squadra”.Secondo Boni, però, “con questa formulazione viene depotenziato tutto il senso dell’intervento. Sarebbe stato più corretto demandare a chi dovrà erogare i fondi la scelta di un approccio bilanciato, in base alle esigenze dei business nei quali andrà a investire e alle prospettive future. L’obiettivo non dovrebbe esser salvare aziende morte o nane, ma dare linfa a quelle che hanno possibilità di farcela e che hanno un più alto potenziale”. Il dubbio è anche su come si possano concretamente suddividere le risorse, considerando che spesso i round di finanziamento alle startup arrivano da parte di ‘cordate’ di soggetti che hanno natura diversa.


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