Francesco Milleri, chi è il manager che tiene le redini dell’impero costruito da Leonardo Del Vecchio

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MILANO – Francesco Milleri, classe 1959, da un anno ha ereditato le deleghe di Delfin, la finanziaria fondata da Leonardo Del Vecchio che controllata il 32% il leader mondiale dell’ottica EssilorLuxottica, il 32% dell’immobiliare Covivio, il 10% di Generali, il 19,2% di Mediobanca e l’1,9% di Unicredit.

Con la scomparsa di Del Vecchio, il 27 giugno del 2022, il manager di Città di Castello ha sommato su di sé  – oltre alle deleghe di Essilux, di cui è ceo dal 2021 – anche quelle di presidente del colosso di occhiali, nonché presidente e ceo di Delfin, andando a ricoprire tutti gli incarichi prima esercitati dall’imprenditore che da zero ha fondato un colosso da 80 miliardi di capitalizzazione.

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L’ex consulente informatico e vicino di casa

Milleri nasce come consulente informatico, nel 1996 fonda una sua impresa (la Mea), che a sua volta fa consulenze. Inizia dunque a lavorare in Luxottica dall’esterno, per implementare il passaggio del gruppo al sistema Sap.

Pian piano guadagna la fiducia di Del Vecchio, assumendo sempre maggiori incarichi per il gruppo fino a entrare nel 2014 come consigliere di Luxottica, e poi come vice presidente a riporto dello stesso Del Vecchio nel 2016 e presidente e ad nel 2018. A dire il vero, la prima interazione con il gruppo di occhiali è del tutto casuale: Milleri era infatti il vicino di casa della moglie dell’imprenditore, Nicoletta Zampillo che lo presenta a Del Vecchio. Ma poi tra i due si crea un vero sodalizio che viene cementato con la fusione tra Luxottica e Essilor annunciata nel gennaio 2017, in cui Milleri affianca fin dall’inizio l’imprenditore aiutandolo a realizzare il suo sogno di mettere insieme il leader italiano delle montature con quello francese delle lenti.

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Il successore alla guida dell’impero

“Del Vecchio ci ha fatto sentire davvero speciali – commentava Milleri lo scorso 27 giugno alla commemorazione a un anno dalla morte di Del Vecchio – Ci ha dato un ruolo in questo mondo, ci ha accolto nella su grande famiglia”. Del Vecchio non solo ha scelto Milleri come suo successore, lasciando fuori dalla gestione i suoi 8 eredi, ma gli ha anche lasciato un pacchetto di azioni del gruppo dell’ottica da 370 milioni di euro (2,15 milioni di titoli), per dargli la forza e l’indipendenza di andare avanti sul solco tracciato nel colosso dell’occhialeria, ma anche nelle altre partite finanziarie di Delfin.

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Tra cui quella di Generali, l’assicurazione tricolore che nel 2023 ha versato alla finanziaria lussemburghese 150 milioni di dividendi, pari a una fetta importante degli 860 milioni di cedole attese per l’anno in corso. “A me Del Vecchio ha insegnato a essere sempre riconoscente, sempre generoso- chiosava Milleri- non sempre è facile seguire i principi che ci ha insegnato, ma c’è lo sforzo di farlo davvero ogni giorno”. Milleri ha quindi ereditato la responsabilità dei 200 mila dipendenti di Essilux, ma anche della gestione delle attività finanziarie di Delfin per conto dei sei figli dell’imprenditore (Claudio, Paola, Marisa, Leonardo Maria, Luca e Clemente), della moglie Nicoletta Zampillo e del di lei figlio dal primo matrimonio, Rocco Basilico.

Le mosse della finanziaria

E nel solco di Del Vecchio, che era azionista di Generali dagli inizi degli anni 2000, Milleri avrebbe chiesto autorizzazioni all’Ivass di poter salire sopra il 10% del capitale, una quota che è aumentata per effetto dei buy back del gruppo triestino, che ha portato Delfine dal 9,98 al 10,12%.

Fonti vicine a Delfin fanno sapere che la finanziaria lussemburghese non avrebbe intenzione di aumentare la sua partecipazione in Generali, ma non vorrebbe neppure essere costretta a vendere azioni del gruppo di Trieste. Anche perché a ottobre ci sarà da votare per il rinnovo dei vertici di Mediobanca, e l’ad Alberto Nagel ha dato un apertura a cedere la quota che l’istituto di Piazzetta Cuccia detiene nel leone di Trieste (13% del capitale). Se per esempio, in un futuro anche lontano, Mediobanca decidesse di distribuire ai soci azioni Generali sotto forma di dividendo, la Delfin si troverebbe in automatico a salire dal 10 al 12,6% del capitale del Leone.

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