Franco, “entro fine anno chiudiamo gli obiettivi del Pnrr”. Carfagna: “Dal Fondo coesione, 54 miliardi per il Sud”

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MILANO – “Uno degli approcci nuovi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è quello di intervenire sulla misurazione dei risultati in base a parametri, a obiettivi qualitativi e quantitativi. I pagamenti che otterremo dalla Commissione europea sono subordinati a obiettivi target e milestone. Sapete che per la fine dell’anno dobbiamo raggiungerne 51; noi siamo arrivati in questo momento a 38, contiamo nei prossimi giorni di chiudere con tutti gli obiettivi”. Così il ministro dell’Economia, Daniele Franco, parlando all’iniziativa “Uniamo l’Italia” organizzata dal minisero per il Sud guidato da Mara Carfagna per raccogliere idee e suggerimenti per mettere a terra le risorse europee del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc).

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Proprio Carfagna ha lanciato l’auspicio di rendere il Fsc un “Pnrr permanente”, che preveda quindi un cronoprogramma, procedure semplificate e la valutazione dei risultati raggiunti attraverso la definizione di obiettivi qualitativi e qantitativi. Il tutto, con lo “spirito di collaborazione” e la visione d’insieme che caratterizzano il Recovery plan italiano.

D’altra parte, i soldi in campo con il Fsc (per la programmazione 2021-2027) non impallidiscono di fronte agli stanziamenti del Pnrr. Per il solo Fsc, la dotazione iniziale di 50 miliardi legata alla Manovra per il 2021 sarà “con ogni probabilità incrementata di ulteriori 23,5 miliardi di euro, come previsto dal disegno di legge di Bilancio 2022 approvato dal Consiglio dei ministri e trasmesso per l’esame parlamentare. Un totale – ha rimarcato il ministero in preparazione dell’evento – di 73,5 miliardi di euro, destinati per l’80% alle regioni del Mezzogiorno”. Significa quindi 54 miliardi di euro sul piatto per i prossimi anni. Se si considerano invece il Pnrr e il fondo complementare che lo accompagna, le risorse per il Sud ammontano a 82 miliardi nell’arco dei sei anni.

I diversi strumenti (e i relativi finanziamenti) sul tavolo fotografano una situazione senza precedenti per l’Italia: come ha rimarcato Franco, il Paese ha di fronte un periodo con molti soldi in portafoglio da spendere. Franco ha sommato le varie risorse stanziate sui diversi capitoli nazionali e comunitari, per arrivare a un “totale di 370-380 miliardi disponibili, oltre 60 l’anno nei prossimi sei“. Un dato che si confronta con i 45-50 miliardi che ogni anno la Pa spende per gli investimenti, per avere un’idea della potenza di fuoco sul tavolo. “Tutte queste cifre ci dicono che l’ammontare di risorse disponibili per i prossimi sei anni è enorme – ha sottolineato Franco – Possiamo accrescere la dotazione di capitale del nostro Paese e intervenire fortemente sulle modalità di funzionamento della nostra amministrazione ed economia. E’ cruciale nostra capacità di programmare e realizzare progetti. Dobbiamo usare tutti gli strumenti di politica economica che abbiamo e assicurare che tutto il Paese partecipi alla ripresa, in particolare che le regioni meridionali siano una componente dinamica”.

Lo stesso Franco ha elencato i fattori di debolezza del Sud. Dagli anni Ottanta, ha rimarcato, il Pil pro-capite nel Meriodone è al 55-58% di quello medio del Centro-Nord: un divario “enorme e perdurante”. Tasso di occupazione, percentuale di giovani che completano gli studi, emorragia di capitale umano, dotazione infrastrutturale ancora inadeguata e qualità dei servizi pubblici di base (scuola, rifiuti, giustizia) sono “in media inferiori a quella del Centro-Nord. Sono ritardi molto ampi che non trovano riscontro in altri Paesi europei”. Se “l’ampiezza delle risorse è una condizione necessaria” per colmare il gap, “il punto cruciale è non soltanto averle, ma saperle utilizzare e spendere”, ha aggiunto il titolare delle Finanze. E la storia insegna che non siamo molto abili in questo: nella programmazione 2014-2020 i pagamenti sono arrivati al 53% delle risorse programmate nel Sud, contro il 62% del Centro-Nord.

“L’ampiezza dei problemi di stagnazione del nostro Paese e i divari territoriali non possono esser affrontati tutti con il Pnrr, seppure con risorse così ingenti – ha spiegato ancora Franco – Occorre avere a mente una strategia che va oltre i sei anni del Pnrr. E qui è importante il ruolo del Fsc”, per il quale si propone l’estensione del metodo del Pnrr e quindi il “tentativo di avere una visione d’assieme dei problemi del nostro Paese”.

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Un’ambizione che sta dietro la stessa iniziativa “Uniamo l’Italia”, con la quale Carfagna ha proprio posto l’obiettivo di estendere il “metodo Pnrr” al Fsc. Si tratta di una iniziativa di due giorni “di ascolto” che la ministra per il Sud ha aperto a Regioni, amministrazioni locali, ma anche parti sociali, accademia, mondo delle professioni, per raccogliere le priorità utili a programmare il ciclo 2021-2027 del Fondo per lo sviluppo e la coesione. “Si tratta di un investimento paragonabile per entità al Pnrr – ha detto Carfagna lanciando l’iniziativa, prima di dare la parola a Franco – e merita una programmazione attenta, condivisa e costantemente monitorata”.

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Carfagna aveva anticipato l’iniziativa ricordando l’obiettivo del dicastero: “Lavorare nella direzione di una programmazione più solida e meglio definita del nuovo FSC 2021-2027. Troppe volte, infatti, le risorse destinate a progetti di sviluppo e coesione di territori svantaggiati sono state utilizzate con finalità diverse e improprie”. Visto che il Fondo deve operare in aggiunta rispetto alle spese ordinarie dello Stato e per finanziare progetti “strategici”, Carfagna ha sviluppato due direttrici di lavoro: “Innanzitutto, sono stati individuati dodici assi tematici portanti sui quali costruire il confronto e all’interno dei quali collocare gli “obiettivi strategici” da perseguire”. Gli assi sono: ricerca e innovazione; digitalizzazione; competitività delle imprese; energia; ambiente e risorse naturali; cultura; trasporti e mobilità; riqualificazione urbana; lavoro e occupabilità; sociale e salute; istruzione e formazione; capacità amministrativa. “Il secondo elemento ritenuto fondamentale nel lavoro di programmazione del Fsc è il dialogo con tutti i soggetti istituzionali coinvolti, a livello nazionale e locale”.

“Voglio che questo percorso sia condiviso e partecipato”, ha detto Carfagna al lancio dell’iniziativa: “In passato l’Fsc è stato saccheggiato e utilizzato come Bancomat, vogliamo che d’ora in avanti lo sia per garantire il riequilibrio economico e sociale tra i territori. Deve essere programmato proprio per massimizzare i risultati del Pnrr e dei Fondi strutturali europei, penso ad esempio dove il Pnrr non può arrivare come nel caso di aeroporti e trasporto su gomma”, ha detto. “Abbiamo il dovere di essere ambiziosi: i soldi non solo vanno spesi bene, ma i risultati devono essere visibili e percepibili in termini di sviluppo, occupazione, riduzione dei divari di genere e territoriali. Solo così potremo unire l’Italia”, ha concluso. 

A rafforzare il cambio di strategia è stata istituita anche “una Commissione di ascolto e di proposta, verso la quale saranno convogliate le sollecitazioni ricevute, per vagliarle e integrarle con ulteriori osservazioni”. A comporla ci sono Rodolfo De Dominicis, Amedeo Lepore, Beatrice Lucarella, Roberto Napoletano e Serena Sileoni.

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