Frode e corruzione nel Piacentino, indagato il deputato Foti (FdI): “Gli ho dato tremila euro”. Arrestati due sindaci

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PIACENZA Il deputato di Fratelli d’Italia Tommaso Foti è indagato nell’inchiesta della Procura di Piacenza: risponde a piede libero di corruzione e di traffico di influenze illecite. Tra l’altro l’imprenditore Nunzio Susino, per l’accusa, gli avrebbe consegnato 3.000 euro “al fine di ottenere il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio” da parte dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Piacenza, Erika Opizzi, anche lei di FdI e anche lei indagata “per agevolare la stipula, a condizioni favorevoli per il privato”, della convenzione per la gestione di un parcheggio.

I carabinieri di Piacenza hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 37 indagati, tra cui imprenditori edili, sindaci e funzionari tecnici degli enti locali dell’Alta Val Trebbia e del capoluogo. Sono stati contestati i reati di associazione a delinquere, concussione, corruzione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti e della libertà del procedimento di scelta del contraente, frode nelle pubbliche forniture, falso materiale e ideologico commesso dal pubblico ufficiale, truffa e voto di scambio.

Intercettazioni: “Gli ho dato 3 mila euro, se dice che si può fare si fa”

“Se lui dice che la cosa si può fare si fa”. Lui sarebbe Tommaso Foti, deputato di Fratelli d’Italia citato in un’intercettazione da Nunzio Susino, iconsiderato al vertice dell’associazione a delinquere. L’11 maggio 2019 Susino informava un’altra persona di essersi rivolto a Foti, indagato a piede libero, in ragione della sua influenza sull’assessore del Comune di Piacenza Erika Opizzi, del suo stesso partito.

“La Erika Opizzi… Quella assessore… l’assessore all’urbanistica… ce l’ha in mano lui la Opizzi… La Opizzi gli sta facendo preparare un documento (…) perché lui alla Opizzi le spiega lui cosa ci deve scrivere (…) La Opizzi ce l’ha messa lui lì”.

In un’altra conversazione intercettata, del 24 maggio 2019, sempre Susino fa riferimento a 3.000 euro che avrebbe dato al parlamentare: “A Foti per questo problema qua io gli ho dato 3.000 euro”, secondo l’accusa perché si spendesse sempre con l’assessore perché si attivasse per predisporre una convenzione favorevole alla sua azienda.

Due sindaci in carcere, uno ai domiciliari

La misura prevede anche quattro custodie in carcere, sette ai domiciliari, un divieto di dimora. Il Gip di Piacenza ha disposto il carcere per quattro persone: l’imprenditore edile Nunzio Susino, considerato al vertice di un’associazione a delinquere composta da otto persone, Maurizio Ridella, anche lui imprenditore e poi due sindaci: di Cerignale, Massimo Castelli, responsabile nazionale piccoli Comuni Anci e il primo cittadino Corte Brugnatella, Mauro Guarnieri.

I domiciliari sono stati decisi, invece, per il sindaco di Bobbio Massimo Pasquali, l’imprenditore Filippo Giardini, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Ferriere, Carlo Labati, i collaboratori dell’Unione dei Comuni Val Trebbia e Luretta Roberto Raffo, Matteo Guerci, l’ex responsabile ufficio tecnico del Comune di Bobbio Claudio Tirelli, il direttore del servizio Edilizia della Provincia di Piacenza Stefano Pozzoli. Per il vicesindaco di Zerba, Claudia Borré, divieto di dimora nel Comune. I fatti vanno dal 2018 a tutt’oggi.

Non solo mazzette, anche lavori

Lavori pubblici assegnati illecitamente all’imprenditore Susino e ad altri a lui collegati da parte dell’Unione dei Comuni della Val Trebbia e Val Luretta, dei Comuni di Corte Brugnatella, Cerignale, Ferriere, Coli, Ottone, Serba. In cambio, sindaci e funzionari pubblici avrebbero ricevuto finanziamenti elettorali e altre ricompense, in denaro, lavori o altre utilità.

Non solo mazzette in contanti, ma anche lavori di manutenzione per le case proprie o dei parenti. Sarebbero questi, secondo le accuse della procura piacentina, le monete di scambio che sindaci e funzionari comunali ottenevano in cambio della garanzia di assicurarsi gli appalti pubblici. Negli atti che hanno portato all’emissione delle misure cautelari, si parla, ad esempio, della tinteggiatura delle pareti dell’appartamento della zia all’intera ristrutturazione di un’abitazione, senza dimenticare, ovviamente, la ricezione di denaro contante.

Un imprenditore al vertice del “sistema”

Si condensa così l’accusa di associazione a delinquere che la Procura di Piacenza muove a Susino, considerato il promotore, ad altri due imprenditori, ai sindaci di Cerignale e Corte Brugnatella, Massimo Castelli e Mauro Guarnieri e a tre funzionari amministrativi. Un “sistema corruttivo”, “una situazione di corruzione diffusa che andava avanti da anni” l’ha definito la procuratrice di Piacenza Grazia Pradella in conferenza stampa

La misura emessa dal Gip è in via di esecuzione nelle province di Piacenza, Alessandria, Lodi e Pavia da parte di circa 300 carabinieri del comando provinciale di Piacenza. Sono previsti anche due commissariamenti giudiziari d’azienda e una misura interdittiva del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione nei confronti di una società.

Foto del voto sulla scheda elettorale

In un caso, alle elezioni comunali del 2019, un imprenditore avrebbe consegnato somme di denaro agli elettori per far eleggere un sindaco, chiedendone prova con la foto della scheda elettorale.

“Questo sistema corruttivo – ha detto la procuratrice Grazia Pradella – ha attraversato tutti gli schieramenti politici e ha costituito un vero e proprio sistema, con ipotesi di corruzione elettorale. Ci sono sindaci eletti perché gli elettori sono stati pagati, un esempio classico di corruzione diffusa che andava avanti da anni senza che nessuno si fosse posto alcun problema”.

Sono in corso approfondimenti, che potrebbero interessare anche le elezioni regionali del 2020, con riferimento alle preferenze per l’elezione dei consiglieri.

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