104221640 76f62cbd b869 4bed 84c5 ef1935395212

Funivia caduta, il pm: “Condotta sconsiderata, la pena sarà elevatissima”

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

104221640 76f62cbd b869 4bed 84c5 ef1935395212

È racchiuso in quattro pagine l’atto d’accusa con cui la procura attribuisce le responsabilità ai tre arrestati per il disastro della funivia del Mottarone. La considerazione finale è una: tutti erano al corrente di quello che stava accadendo e del fatto che il sistema frenante fosse stato manomesso, fatti che la procuratrice capo Olimpia Bossi definisce “di straordinaria gravità”, tali da comportare, in caso di condanna, “elevatissime sanzioni detentive”.

Funivia caduta, la confessione di uno degli indagati : “Sono morti per colpa mia”

Gabriele Tadini, il tecnico, il caposervizio che gestiva il lavoro dei dipendenti della ferrovia ha ammesso “di aver deliberatamente e ripetutamente inserito i dispositivi blocca freni, i forchettoni, durante il normale servizio di trasporto dei passeggeri, disattivando in questo modo il sistema frenante destinato a entrare in funzione in caso di pericolo”.

E nel caso specifico: “Nel caso di  un’improvvisa rottura della fune trainante”. Lui di fronte ai carabinieri e ai magistrati ha detto: “È tutta colpa mia”, ma secondo gli investigatori non era l’unico a sapere. Enrico Perocchio, direttore d’esercizio, l’ingegnere a cui spettava il compito di vigilare sulla funivia, e Luigi Nerini, il gestore dell’impianto e titolare della società Ferrovie del Mottarone “erano stati ripetutamente informati e tanto Perocchio quanto Nerini avallavano questa scelta”.

Funivia caduta, dalla fune tranciata alla catena dei controlli: tutti i punti da chiarire nell’inchiesta

Una manutenzione più impegnativa dell’impianto avrebbe risolto l’anomalia ai freni che li faceva scattare all’improvviso ma Nerini e Perocchio – si legge nel decreto di fermo – “non si sono attivati per consentire i necessari interventi di manutenzione che avrebbero richiesto il temporaneo fermo dell’impianto, con conseguenti ripercussioni di carattere economico”. Fermare la funivia che porta circa 900 persone al giorno avrebbe fatto perdere l’incasso alla società.

Funivia caduta, la frase choc alla vigilia della strage: “Per ora l’abbiamo aggiustata così, domani si vedrà”

Da martedì mattina gli unici tre indagati per l’omicidio plurimo di 14 persone e le lesioni gravissime nei confronti di Eitan, 5 anni, l’unico sopravvissuto, sono in cella a Verbania. La misura del carcere è adeguata – scrivono la procuratrice capo Olimpia Bossi  e la pm Laura Carrera – perché  ricorre il pericolo di fuga in quanto i fatti contestati sono di straordinaria gravità in ragione della deliberata volontà di eludere gli indispensabili sistemi di sicurezza per ragioni di carattere economico in spregio delle più basilari regole di sicurezza”.

Le conseguenze di queste scelte – proseguono i magistrati – “comporteranno in caso di accertato riconoscimento della responsabilità penale un’elevatissima sanzione detentiva”. La procura chiede il carcere per il timore che gli indagati possano tentare la fuga anche “in ragione dell’elevatissimo clamore internazionale per la sua drammaticità, che sarà accentuato ancora dalla conoscenza delle cause del disastro”.



Go to Source