Galimberti: “Per amare bisogna lasciarsi fecondare dalla follia dell’altro”

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Abbandonarsi a tutte le età all’amore. Per farlo è necessario esser pronti a rischiare e accettare il suo mondo e la sua complessità, anche al di fuori da quello che consideriamo “razionale”. Dobbiamo lasciarci fecondare dalla follia dell’altro. Ne è convinto Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista, che è intervenuto con un incontro su Platone e l’amore al  Festival di Sessuologia organizzato da Giunti Psychometrics.

Professor Galimberti com’è cambiato il concetto d’amore da Platone al giorno d’oggi?
“Il cambiamento che ha avuto un impatto maggiore è quello dovuto all’avvento dell’informatica che riguarda tutti ma in particolare i ragazzi che incominciano già a 12 anni a cercare contenuti sessuali online convincendosi che la sessualità o meglio la pornografia sia quella che vedono lì, mentre in realtà i contenuti veicolati nella rete non hanno niente a che vedere con la vita reale. Quando ci si riferisce all’amore platonico l’idea è che si tratti di guardarsi soltanto negli occhi e che non ci sia nessuna implicazione erotica. In realtà, non è affatto così. Anzi, l’amore secondo Platone include una sessualità molto potente, basata su una congiunzione rigorosa tra corpo e anima. Secondo Platone l’amore è follia nel senso che siamo posseduti da questo sentimento, c’è un cedimento dell’Io, è l’amore che governa te e non ci si può fare nulla”.

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E allora che cos’è per i nostri ragazzi l’amore?
“La sessualità precoce a 12-13 anni viene percepita completamente disgiunta dall’emotività e da una risonanza dell’anima. Gli adolescenti di oggi la vivono separatamente, ma questo non va bene perché così diventa una gestualità anonima e insignificante che comporta un impoverimento delle emozioni. Iniziare a sperimentare la sessualità a 12-13 anni con il trombo-amico/a oppure offrendo il proprio corpo in cambio magari anche soltanto di una ricarica telefonica significa che si sta mercanteggiando con il sesso senza nessuna partecipazione emotiva. Ma una sessualità disgiunta dall’anima diventa noiosa e insignificante. E’ qualcosa di molto lontano dalla follia che caratterizza l’amore secondo Platone. La sessualità lasciata alla sua solitudine non interessa a nessuno. Non ti prende davvero l’anima”.

Che impatto ha la sessualità vissuta online sui giovani di oggi?
“Il fatto di non procrastinare la sessualità come avveniva ai tempi in cui ero adolescente io fa estinguere il desiderio perché hai già fatto tutto troppo presto e questo rende incapaci anche nelle successive scelte d’amore. Il desiderio è mancanza, ma se ho già tutto a 12-13 anni poi si estingue la molla della vita. Perciò, una volta sdoganata la sessualità, allora bisogna inventare un altro tabù per ritrovare il desiderio. Questo è un disastro emotivo perché stare di fronte ad un’altra persona e guardarla negli occhi è molto più difficile che avere uno schermo in mezzo”.  

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C’è speranza per questi giovani iper connessi: i genitori possono avere un ruolo nel far vedere loro che un’altra forma d’amore è possibile?
“La cosa più importante è parlare con i propri figli, ma non quando arrivano all’adolescenza perché è già tardi. Il problema è come li abbiamo fatti crescere, che modello di coppia gli abbiamo mostrato, quante parole abbiamo scambiato con loro non soltanto per dirgli di indossare la maglietta ma per sapere come stanno e cosa provano. Avete mai chiesto ai vostri figli se sono felici? Ma bisogna farlo sin da piccoli perché poi quando diventano adolescenti le parole dei genitori danno fastidio e non vengono più ascoltate. Se abbiamo lavorato bene quando erano piccoli allora saranno capaci da soli di evitare tutto ciò che non è consono al modello educativo che hanno ricevuto. Insomma, non si deve lavorare sul sintomo, ma sulla visione del mondo che gli abbiamo trasmesso prima dei 12 anni”.

Amare oggi dopo Covid-19 è ancor più un atto di follia?
“Non so se la gente sia ancora in grado di entrare in questo stato di follia come lo intendeva Platone. L’amore non si dovrebbe fare con tutti come avviene oggi. Un tempo si faceva soltanto con quella persona che riusciva ad intercettare la tua follia. Allora io mi fido di te perché tu entri nella mia follia ma soprattutto mi aiuti ad uscire dalla mia. L’Io che entra in una storia d’amore, comunque vada a finire, esce diverso da come è entrato, perché è stato fecondato dalla follia sottostante alla nostra razionalità. Purtroppo, ormai si è instaurata la formula che fa della sessualità una cosa normale, che si fa quando nasce una pulsione per cui prima o dopo Covid non cambia molto. Anche il desiderio rimasto insoddisfatto durante i lockdown che hanno tenuto lontano le persone in realtà è qualcosa che a che vedere soltanto con la fisicità ma non la follia d’amore come la intendeva Platone”.  

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Dai figli ai genitori: come si trasforma l’amore quando il desiderio si satura, l’idealizzazione delude, la dipendenza si emancipa e la follia si estingue?
“Diventa una forma di solidarietà, si impoverisce perché diventa quotidianità e ciò depotenzia l’amore. Fa vedere tutte le ombre che prima non erano visibili quando si idealizzava il partner. Però, nonostante questo, la mia teoria è che senza amore la vita non si regge. Ecco perché sono convinto che anche se c’è un amore extraconiugale, non soltanto di tipo fisico, ma che abbia dei tratti di purezza emotiva, va bene perché la vita non può essere una desertificazione delle emozioni”.  

Nella società in cui viveva Platone l’omosessualità non veniva considerata un’alternativa all’eterosessualità, come invece è stata considerata fino ad oggi. Ci stiamo avvicinando anche noi a questa concezione?
“Platone, al pari di Socrate, sosteneva che là dove si nega agli amanti la loro relazione, questo dipende dall’ignoranza del popolo, dalla dittatura dei governanti e dall’incapacità di capire che ovunque sia diretto l’amore è innanzitutto relazione affettiva. Dobbiamo smetterla di pensare che l’omosessualità sia una perversione: la natura genera le persone in diverse forme e maniere. Anche l’omosessualità è una modalità di essere al mondo e non c’è nulla di strano”.

Come mai allora se già ai tempi di Platone non c’era questo tabù, ci abbiamo messo tanto a sdoganare l’omosessualità?
“E’ una questione culturale. Dal momento che le religioni concepiscono la sessualità soltanto in vista della procreazione, tutto il resto viene esecrato e messo al bando. Grazie alle lotte fatte dalle donne che si sono battute per la pillola anticoncezionale, oggi certi temi sono meno demonizzati, ma attenzione spesso si tratta più di una forma che di sostanza. Si teme di apparire come fondamentalisti e ci teniamo ad essere ‘politically correct’, ma poi in realtà resta un razzismo sotterraneo”.  

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