Gas, perché i prezzi tornano a correre: minacce russe e “tetto” Ue alle quotazioni

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ROMA – Dopo una lunga tregua, iniziata alla fine di agosto, tornano in fibrillazione i prezzi del gas. In due giorni sono saliti quasi del 18 per cento sul mercato europeo. Ma il fatto che, nell’ultima settimana, le temperature siano scese, dopo un inizio di autunno particolarmente mite, non è la spiegazione di quanto sta accedendo.

Gazprom vuole fermare il gas dall’Ucraina

In realtà, le cause sono soprattutto geopolitiche e regolamentari. A far salire i prezzi è innanzitutto la minaccia di Gazprom, il colosso energetico del Cremlino, fino a nove mesi fa il principale fornitore di gas all’Unione Europea. La società russa minaccia di sospendere le forniture dirette a occidente attraverso i gasdotti che attraversano l’Ucraina, sostenendo che il governo di Kiev trattiene il gas destinato alla Moldavia.

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Le autorità ucraine hanno respinte le accuse al mittente, ma questo non è bastato a Mosca che mantiene la sua minaccia. In attesa di capire cosa accadrà lunedì prossimo, il mercato ha preso posizione al rialzo temendo di rimanere spiazzato se i russi dovessero effettivamente bloccare le forniture.

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Anche perché il gasdotto che passa attraverso l’Ucraina è rimasto l’unico che porta il gas dai giacimenti russi in Europa: le forniture sono scese dell’80 per cento rispetto all’anno scorso, ma il 20% rimanente è fondamentale per passare l’inverno senza dover ricorrere a piani di riduzione dei consumi nei singoli Paesi.

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La seconda ragione che ha fatto alzare i prezzi nasce a Bruxelles. La Commissione Ue ha presentato ieri la sua proposta di tetto al prezzo del gas. Il limite scatterà soltanto se le quotazioni supereranno i 285 euro al megawattora sui mercati finanziari e se per dieci giorni consecutivi ci sarà una differenza di oltre 38 euro tra il prezzo del Gnl (gas naturale liquefatto) in arrivo nei porti europei e le quotzioni al Ttf, l’indice di riferimento del gas europeo gestito presso la borsa di Amsterdam.

Il compromesso sul tetto Ue al prezzo

Perché le nuove regole hanno fatto salire il prezzo? Intanto per il livello delle quotazioni in sé (nettamente superiori alle medie delle ultime settimane poco sopra i 100 euro), ma soprattutto perché la proposta precedente era stata indicata a 180 euro al megawattora.

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In pratica, verrebbe meno il timore di un tetto “politico” che avrebbe sfidato il mercato. Di sicuro non è la proposta per cui si era battuto Mario Draghi durante la sua permanenza a Palazzo Chigi e che aveva raccolto l’adesione di altri 14 stati membri.

La soluzione presentata ieri, invece, appare un compromesso: si mette un tetto ma talmente alto da non interferire con gli scambi sul mercato. Una soluzione che piace molto di più ai paesi del Nord, contrari ai tetti per timore che le forniture di Gnl vengono dirottate nuovamente verso i mercati asiatici nel caso fossero disposti a pagare di più.

Se ne discuterà domani all riunione straordinaria dei ministri dell’Energia a Bruxelles, dove verrà presentata la proposta della Commissione. Ma ci sono tutte le condizioni che il tetto a 275 euro venga bocciato: sono contrari membri di peso della Ue, come Francia, Italia, Spagna, Polonia, per i quali si tratta di un “tetto al prezzo che non funzionerebbe come un tetto”. Chiedono che la proposta venga ritirata o non voteranno gli altri provvedimenti, come gli acquisti comuni e la solidarietà tra Paesi in caso di difficoltà di uno dei membri.

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