Gas, tetto al prezzo: arriva la proposta Ue, ma sono tutti divisi

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STRASBURGO – Il price cap c’è ma non si vede. E difficilmente si vedrà. Ieri, la Commissione europea ha presentato la sua proposta per affrontare la crisi energetica e l’aumento dei prezzi del gas. Ma la formulazione del tetto è a dir poco ipotetico. E infatti ha provocato più di un dissenso già durante la riunione dell’esecutivo europeo. Probabilmente porterà a un fallimento in occasione del Consiglio dei ministri Ue dell’Energia, convocato in via straordinaria per giovedì.

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Il “price cap” scatterebbe in presenza di due condizioni: il prezzo del gas deve superare per almeno due settimane la quotazione di 275 euro per megawattora nella borsa di Amsterdam, l’ormai famigerato TTF, e la differenza con il prezzo del gas liquefatto (Gnl) deve essere superiore a 58 euro per almeno dieci giorni.

Condizioni impossibili. Un esempio: ieri il gas era valutato 116 euro. Meno della metà del tetto fissato. E perfino ad agosto scorso, nel momento di maggior tensione, i due presupposti si sarebbero configurati con estrema difficoltà. E prima dell’inizio della guerra in Ucraina si attestava intorno ai 60 euro. Insomma, la decisione della Commissione è costruita su misura per non far mai scattare il provvedimento.

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«È un segnale – commenta Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici – ma che sia sufficiente…vedremo». Anzi, potrebbe addirittura provocare un rialzo. Giovedì al Consiglio dei ministri dell’Energia la gran parte dei Paesi darà battaglia. In particolare quelli che avevano chiesto a gran voce il provvedimento. E la soluzione più probabile è che si rinvii la decisione ancora una volta. Almeno all’altro incontro dei titolari dell’Energia già fissato per il 19 dicembre.

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