Generali licenzia Cirinà con effetto immediato

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MILANO – Dopo la sospensione, il licenziamento. Il consiglio di amministrazione di Generali ha deciso stamane di interrompere “con effetto immediato” il rapporto di lavoro con Luciano Cirinà per “violazione degli obblighi di lealtà e dalla grave violazione di altri obblighi previsti dal contratto di lavoro”. Come è noto Cirinà è il candidato della lista Caltagirone nella carica di amministratore delegato. Il top manager della compagnia era il numero quattro nell’organigramma di Generali, con la responsabilità dell’area dell’Est Europa.

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Nella presentazione del “contropiano” di Caltagirone, svoltasi venerdì a Milano su dati pubblici e tenuta da Claudio Costamagna (presidente in pectore per la lista Caltagirone, in caso di vittoria) e lo stesso Cirinà, il manager aveva ricordato di aver chiesto l’aspettativa non retribuita e che non gli era stata concessa. Ora la misura ulteriore, decisa dal Leone di Trieste.

Intanto monta la polemica sulla convocazione di Philippe Donnet presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, la commissione presieduta da Carla Ruocco, prevista per il 5 aprile (ma il calendario non sarebbe ancora definitivo). Oggi si è dimesso dalla Commissione il deputato di Italia viva Luigi Marattin. “Da tempo ero in totale disaccordo con la conduzione della commissione che, lungi dall’essere una vera commissione d’inchiesta sul passato del nostro sistema bancario, è stata fin dall’inizio utilizzata per altri dubbi scopi, primo tra tutti il tentativo di appropriarsi di competenze che sono invece proprie di commissioni parlamentari permanenti”, ha spiegato l’onorevole.

Secondo Marattin “la recente convocazione di Philippe Donnet, ha superato ogni limite”. In particolare viene contestata l’ampiezza e il dettaglio che la Commissione richiede, nella lettera di convocazione, al top manager Generali, chiama a “esporre dettagliate informazioni di bilancio, piani industriali e persino per chiedere conto di decisioni interne riguardanti la concessione dell’ aspettativa ad un proprio dirigente”. Insomma, continua ancora Marattin “facevo parte di un’autorità di regolamentazione finanziaria, e non lo sapevo” aggiungendo che in una partita di governance societaria “la politica dovrebbe a mio avviso stare fuori”.

Le dimissioni del parlamentare sono accompagnate da un appello ai presidenti delle Camere, cui Marattin ricorda una lettera del Presidente della repubblica risalente al 29 marzo 2019, in cui Mattarella richiamava esplicitamente la necessaria attenzione affinché  “le attività della Commissione non si sovrapponessero a quella delle Autorità indipendenti”.

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