Genoa-Sampdoria 1-3: doppio Gabbiadini e Caputo, il derby è blucerchiato

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GENOVA — La luce negli occhi di Gabbiadini, raggiante per aver mandato al tappeto il Genoa con la sua doppietta, aver segnato al 7′ del primo tempo il quarto gol della sua carriera blucerchiata nel derby (raggiunto Mancini e superato Quagliarella) e il quinto al 23′ della ripresa (al primo posto fra i marcatori all time a pari merito con i pionieri Baldini e Bassetto), è la giusta contrapposizione alle tenebre che in questi giorni hanno pervaso il mondo sampdoriano, con un presidente, Massimo Ferrero, non più solo aspramente contestato, ma in galera e con accuse pesanti, con una situazione finanziaria molto difficile e un bilancio che si annuncia in perdita di 120 milioni, con qualche vago compratore all’orizzonte, ma non il sognato Vialli (ripetutamente chiamato in causa dai cori della gradinata Sud), stando almeno alle puntualizzazioni di un altro Gianluca, Vidal, il commercialista incaricato di vendere la società per permettere al suo cliente, nonché proprietario del club, di evitare il fallimento delle sue aziende e la bancarotta.

Dall’altra parte si sogna per poco. È successo tutto all’improvviso, l’addio all’odiato Preziosi, la fine dopo 18 anni della sua era tormentata, il passaggio di proprietà, lo sbarco degli americani, la holding 777 che si è subito definita dalla disponibilità economica illimitata e ha parlato di stella e scudetto, mettendo alla presidenza un tifoso dichiarato come Zangrillo e in panchina, dopo vari balbettii di Ballardini, una stella del calcio come Shevchenko, mai allenatore di un club, ma Pallone d’Oro da calciatore. “Liberi di tornare a sognare” recita la Nord, il feudo rossoblù, con gigantesco striscione, e la solidità della società parrebbe consentirlo.

Non ancora però la squadra in campo, fragile, sterile, priva di diversi giocatori, ma anche di gioco. Non un tiro in porta nel primo tempo, dopo essere andati sotto a freddo, due grosse occasioni nella ripresa, con Hernani e Pandev, episodi che suonano in maniera sinistra come spartiacque, visto che nel primo caso (il brasiliano al 3′ manda alto un rigore in movimento) l’errore genoano si accompagna al due a zero firmato da Caputo, appendice ad una ripartenza sull’asse Augello e Gabbiadini, con tiro di Candreva e parata difettosa di Sirigu, e nel secondo il diagonale a lato del macedone si unisce al definitivo ko sferrato dall’imprendibile Gabbiadini.

Nemmeno il primo gol all’attivo della gestione Shevchenko (alla quinta partita, con un solo punto conquistato), un colpo di testa vincente di Destro (uno degli infortunati parzialmente recuperati) serve a qualcosa, se non a rendere incandescente il finale con incrocio dei pali di Candeva e due pali colpiti dal Genoa, uno da Vanheusden e uno su una mischia con carambola sul corpo di Yoshida. Lo striscione della Sud, il feudo doriano, ammoniva: “Oltre ogni ostacolo”. Tifosi e squadra ci sono andati, il mondo blucerchiato ha vinto con merito. Tanto orgoglio e niente Ferrero.

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