Genova, le poesie dei senza dimora diventano un libro: “Di segni e di sogni”

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“Follia. Magia. Malinconia. I poeti sono un po’ pazzi. Chi ne scrive una dietro l’altra come me, parole che volano! Poesia. Ma i matti come me possono scrivere?”. Non esistono poesie belle e poesie brutte, i versi “giusti”, autori con la maiuscola: tutte le parole, qui, sono necessarie: raccolte con cura dentro fogli plastificati. Illustrate anche, e conservate nei raccoglitori. Al Centro Diurno di vico San Marcellino, una traversa di via del Campo, le persone la mattina vengono per fare una doccia, lavare i vestiti, bere un caffè. Molti di loro sono senza dimora, tutti sono seguiti dall’associazione che li aiuta a rimettersi in piedi. Ma al pomeriggio, in questa stessa sala, i bisogni diventano altri. Si leggono versi. Si prova a comporre, si tira fuori “quello che abbiamo dentro, le nostre sensazioni. Anche se non so scrivere bene, non è questo l’importante”, racconta Raffaella. Il laboratorio di poesia, che coinvolge ospiti ma anche volontari e operatori, non si è fermato nemmeno durante la pandemia, racconta il coordinatore Lorenzo Penco: “Ci mandavamo messaggi su whatsapp, per tenere vivo il legame. Partiamo da un tema, da un desiderio: quello di condividere”. Queste parole diventeranno un libro: si intitolerà “Di segni e di sogni”. Videoservizio di Erica Manna

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