Giappone, presentata la strategia della Difesa: raddoppia la spesa militare di Tokyo contro “la minaccia cinese”

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PECHINO – Guerra, battaglia: questo il significato del kanji (il carattere) scelto dai giapponesi qualche giorno fa per meglio descrivere questo 2022 che sta finendo. Scelta appropriata: il conflitto russo in Ucraina, le minacce missilistiche nordcoreane, certo. Ma scelta appropriata anche perché con la nuova dottrina nazionale di difesa appena svelata dal governo nipponico, Tokyo si allontana significativamente dallo storico pacifismo che ha caratterizzato il Paese del Sol Levante dal secondo dopoguerra a oggi. Iniziando un riarmo militare monstre che lo doterà di missili in grado di colpire, eventualmente, la Cina.

Nei tre documenti presentati dall’esecutivo guidato dal conservatore Fumio Kishida ci sono novità storiche. Il bilancio per la difesa verrà raddoppiato, nei prossimi cinque anni, passando dall’1 al 2% del Prodotto interno lordo, che farà del Giappone la terza nazione a spendere di più per la difesa, dietro a Stati Uniti e Cina. Proprio la Cina, nella nuova dottrina, viene ora definita come “la più grande sfida strategica che il Giappone abbia mai affrontato”. Pechino ha già protestato e allude al brutale militarismo giapponese del secolo scorso di cui la Cina fu proprio una delle vittime più illustri: “L’aver ingigantito la ‘minaccia cinese’ per trovare una scusa per il proprio rafforzamento militare è destinato a fallire”. La novità più importante, però, riguarda quelle “capacità di contrattacco” in caso di emergenza che permetteranno di colpire siti in territorio nemico. Già nel 2014 Tokyo aveva modificato l’interpretazione della propria Costituzione per poter intervenire a fianco di un alleato minacciato, ma ora con la nuova formulazione ci si spinge oltre. Non saranno però, assicura Tokyo, attacchi preventivi. È in ogni caso l’allontanamento più significativo del Giappone dalla posizione pacifista sancita dalla sua Costituzione imposta dagli americani alla fine del secondo conflitto mondiale. 

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L’articolo 9 della Costituzione giapponese recita: “Il popolo rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali”. La nuova capacità di contrattacco viene ora definita come “misura di autodifesa minima necessaria” ed è limitata a “obiettivi militari”, come le basi missilistiche. La nuova dottrina “rafforzerà e modernizzerà” l’alleanza militare con gli Stati Uniti, dice il consigliere per la sicurezza della Casa Bianca Jake Sullivan.

Il nuovo testo prevede un programma di acquisti militari per i prossimi cinque anni: un esborso di 43mila miliardi di yen (295 miliardi di euro). Circa 3,5 miliardi sono destinati ai sistemi missilistici, tra cui i missili americani Tomahawk, per fare da deterrente alle minacce cinesi, russe e nordcoreane. La guerra in Ucraina, i missili di Pyongyang e le esercitazioni cinesi di quest’estate attorno a Taiwan hanno contributo ad accelerare la nuova postura giapponese. Verrà estesa la gittata dei missili, in modo che possano colpire obiettivi lontani come la Cina continentale ed essere lanciati da terra, dall’aria o dal mare: permetteranno a Tokyo di colpire navi e obiettivi a 1.000 km di distanza. Attualmente i missili giapponesi possono volare a poche centinaia di chilometri al massimo. Per coordinare meglio le forze aeree, marittime e terrestri, il Giappone istituirà il suo primo centro di comando congiunto.

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“L’ambiente di sicurezza che circonda il Giappone sta cambiando rapidamente”, ha dichiarato Kishida in una conferenza stampa dopo l’approvazione dei documenti. “Porterò a termine con determinazione la mia missione di primo ministro per proteggere e difendere la nazione e il popolo”.

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