Gig Economy a due velocità: corrono i profitti per le piattaforme ma non i guadagni dei lavoratori

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MILANO – Il giro d’affari della Gig Economy è cresciuto a ritmi sostenuti negli ultimi anni, ma nella catena di trasmissione dei profitti più di un pezzo si è perso per strada. E a chi lavora quotidianamente per strada è rimasto molto meno di quanto incassato dalla piattaforme. A mettere bene in evidenza il fenomeno è uno studio del Ceps, un centro studi con sede a Bruxelles, realizzato per la Direzione generale sull’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione della Commissione europea.

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Secondo le elaborazioni del Ceps il giro d’affari della platform economy in Europa è cresciuto sensibilmente, passando dai 3 miliardi di euro del 2016 ai 14 del 2020. Una somma che include i ricavi di tutti i sogetti coinvolti, dalle stesse piattaforme ai lavoratori coinvolti direttamente e indirettamente. Numeri su cui pesa soprattutto il ruolo di taxi e consegna, che da soli valgonoo tre quarti del totale. Nel dettaglio, lo scorso anno, i primi conterebbero un giro d’affari di quasi 3 miliardi di euro e i secondi ben 8 miliardi.

Una crescita che però come detto non si è riflessa in un equivalente balzo dei guadagni per i lavoratori delle piattaforme. Il volume dei guadagni è cresciuto dai 2,6 miliardi di euro del 2016 ai 6,8 miliardi del 2019, salvo poi scendere leggermente nel 2020 a 6,3 miliardi. Un calo, spiega lo studio, che si deve soprattutto alle restrizioni legate al Covid che hanno penalizzato tutte le attività legate alla presenza in luoghi luoghi fisici, come ad esempio le guide, o il segmento dei taxi, fortemente ridimensionato a causa del calo degli spostamenti. Flessioni nei guadagni che non sono state bilanciate dall’aumento, pur sensibile, dei servizi di consegna a domicilio, che hanno conosciuto una forte accelerazione con la pandemia.

Guardando ai dati scorporati per Paesiè la Germania il Paese in cui è maggiore la fetta di guadagni relativa alla platform economy, vicina a quota 1 miliardo, seguita da Francia (700 milioni), Paesi Bassi e Spagna (400 milioni) ed Estonia (200 milioni).

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