Gigi Sammarchi: “L’Odissea con Moana Pozzi. Paolo Villaggio se ne andava senza pagare. L’allenatore nel pallone? Andrea non voleva più tornare a casa”

Pubblicità
Pubblicità

Gigi Sammarchi, bolognese, classe 1949. Insieme ad Andrea Roncato ha formato una coppia comica tra le più celebri degli anni ‘80 e ‘90: Gigi e Andrea.

Come ci si sente a essere associati per tutta la vita a un’altra persona?

“Non mi è mai pesato. Anzi. Con Andrea viene prima l’amicizia del rapporto di lavoro. E ancora oggi, dopo tutto questo tempo, il nostro è un legame splendido”.

Cosa faceva prima di incontrare Andrea?

“Bella domanda. E chi se lo ricorda? Con Andrea ci siamo incontrati da bambini. Avevamo 7 o 8 anni, facevamo le elementari. Insomma, ci conosciamo da sempre”.

Nasce e cresce a Bologna.

“Mio padre faceva il direttore in una scuola. Mentre mamma, come capitava spesso in quegli anni, era casalinga e aveva un bel daffare visto che eravamo quattro fratelli. Era una famiglia molto normale”.

Punta subito al mondo dello spettacolo?

“Abbiamo cominciato giovanissimi con la musica, più per divertimento. Io alla chitarra, mentre Andrea alla tastiera che aveva imparato a suonare nella parrocchia dove il cugino della madre era prete. Poi abbiamo fondato un complesso, oggi si direbbe band, con altri amici”.

Nome?

“I Ragazzi della Nebbia. Facevamo un po’ di tutto, i pezzi forti erano quelli dei Beatles. Ma l’esperienza non è durata molto”.

Come mai?

“I soldi erano pochi e fare musica costava perché bisognava acquistare gli impianti, gli strumenti, gli amplificatori e tutto il necessario. Siamo andati avanti finché siamo riusciti a farceli prestare dai negozianti con la scusa di provarli per poi decidere se comprarli. Il giorno che abbiamo finito il giro dei negozi di Bologna abbiamo chiuso baracca”.

Nel frattempo aveva trovato qualcos’altro da fare?

“Mi ero laureato in Pedagogia all’Università di Bologna e ho tentato la strada dell’insegnamento”.

Il professore Gigi Sammarchi.

“Ma no! Ho fatto qualche supplenza in una scuola privata vicino a casa. Però la voglia di esibirsi ha preso il sopravvento. La Bologna dei “biassanot”, ovvero quelli che tirano tardi la notte passando da un’osteria all’altra, ha prevalso sulle mattine tra i banchi”.

Era la “bohéme confortevole giocata fra casa e osterie, quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie” cantata da Francesco Guccini nel brano “Bologna”.

“Esatto: era quella Bologna là, degli anni ‘70. Meravigliosa. E proprio Guccini ha avuto un ruolo importante nel lanciare me e Andrea”.

Racconti.

“Guccini lo conoscevamo da tempo, ci aveva adocchiato in qualche esibizione per pochi intimi. Stava iniziando a comporre le sue prime canzoni ma non era ancora il famoso cantautore. Mi pare avesse pubblicato giusto un 33 giri. Quando a Bologna apre l’Osteria delle Dame che diventa subito di moda, Francesco si trasforma nel Cicerone del locale”.

Che ambiente era?

“Era un palcoscenico per chiunque avesse qualcosa da dire. C’era un po’ di tutto. Potevi vedere cantautori come Lucio Dalla o Claudio Lolli. Poi c’era il filone delle canzoni di protesta. Anche i comici avevano il loro spazio. Guccini si ricorda allora di alcune nostre canzoni satiriche che in quel momento stavamo sperimentando. Un filone che soprattutto nel nord Italia, quello dei cabaret, andava alla grande”.

Per esempio?

“I primi sono stati I Gufi, il gruppo milanese di Gianni Magni e Nanni Svampa a cui siamo ispirati. Sono stati un po’ gli apripista, poi sono arrivati Cochi e Renato“.

Quindi Guccini vi porta all’Osteria delle Dame.

“Cantavamo delle canzoni dialettali. Alcune, come “La fiera di San Lazzaro” Francesco le ha poi inserite nel suo album “Opera buffa”. Facevamo quel genere là. Ci divertivamo tanto insieme, c’era un rapporto molto alla buona. “Proviamo questo pezzo” Com’è?” “Non è male, avanti un altro”.

La svolta quando arriva?

“Verso la fine degli anni ‘70, Sandra Mondaini faceva degli spettacoli comici da sola, senza Raimondo Vianello. Erano sketch tutti da ridere, in cui lei provava vari travestimenti. Così un manager bolognese, che poi diventerà molto famoso e che adesso purtroppo non c’è più, Bibi Ballandi, le propone di allestire uno spettacolo più strutturato e venderlo in giro per l’Italia. Mondaini era interessata, ma c’era un problema. Un problema che per me e Andrea invece è stato l’inizio del successo”.

Ovvero?

“Sandra dice a Ballandi che Raimondo non avrebbe mai partecipato e quindi aveva bisogno di un paio di personaggi che l’aiutassero a mettere su lo spettacolo. Così Bibi, che ci aveva notato, ci spiega che c’era questa occasione e invita Sandra all’Osteria delle Dame. Incredibile. Le siamo piaciuti e siamo partiti. Abbiamo lavorato per tre anni con lei ed è stata la prima a portarci in tv”.

Che rapporto c’era con Sandra e Raimondo?

“Con Sandra un legame molto forte. A Milano lei e Raimondo ci hanno anche ospitati a casa loro. Vianello aveva sempre quel fare un po’ burbero, con l’humor inglese. Ci prendeva in giro, io e Andrea eravamo dei provinciali. Ci volevano bene”.

Così arrivano i primi show televisivi.

“Sì, in Rai. Ma il successo vero comincia con Fininvest, l’attuale Mediaset”.

Ecco il successo e i soldi.

“Un’occasione imperdibile. Eravamo a Milano e ci contatta un manager dicendo che un imprenditore vuole sfidare la Rai e creare dei nuovi programmi di intrattenimento. Non ci pensiamo due volte. L’imprenditore era Silvio Berlusconi“.

Come ricorda Berlusconi?

“Nelle sue cose era geniale. Seguiva la tv in prima persona. Per qualsiasi problema diceva “Chiamatemi che ci penso io: se va bene a me va bene a tutti”. Ci siamo sempre trovati molto bene con il Cavaliere. Era uno che quando si metteva in testa di fare qualcosa non sbagliava. Nella tv, nello sport, nella politica”.

“Hello Goggi”, “Grand Hotel”, “Premiatissima”, questi alcuni dei varietà televisivi a cui prendete parte. Fininvest diventa la casa dei comici.

“Be’ sì, lavoravamo tutti insieme per un lungo periodo dell’anno. Si sono create belle amicizie”.

Esplodono gli anni ‘80, in cui tutto sembra possibile. C’è la leggenda di una villa affittata a Riccione dove passare l’estate.

“Non è una leggenda, è vero. Con Diego Abatantuono e i Gatti di Vicolo Miracoli abbiamo affittato per un po’ di estati questa villa. Facevamo le serate in Romagna e poi tornavamo tutti alla base. Che tempi”.

Dopo la tv arriva il cinema con alcuni cult, tra cui “Acapulco prima spiaggia…a sinistra” che compie 40 anni. Alcune scene sono ancora super citate nei social e su YouTube.

“Dei film che abbiamo fatto, “Acapulco” è quello a cui sono più legato. Interpretiamo noi stessi, quelli che vedete nel film siamo io e Andrea al 100%”.

L’estate nella riviera romagnola, due amici a caccia di avventure. Più parole che fatti, in verità.

“Andrea era quello più scatenato, io quello riflessivo. Erano situazioni che avevamo vissuto un sacco di volte. Il regista Sergio Martino ci diceva “Oh ragazzi, se vi viene in mente qualcosa andate pure a ruota libera”. Prendevamo in giro i vitelloni romagnoli che si vantavano di centinaia di conquiste e al massimo avevano detto ciao a una ragazza”.

Nel film ci sono un sacco di caratteristi, come Jimmy il Fenomeno.

“Che tipo Jimmy. Ai tempi lo conoscevano tutti, bazzicava sempre Roma e dintorni e non c’era set in cui non si presentasse. Aveva messo in giro la voce che lui portava fortuna e quindi conveniva averlo nel film anche solo per dire “buongiorno” o “buonasera”. Se non lo facevi lavorare era sfiga per tutto il film. Quindi eri obbligato a fargli fare qualcosa. I generici, queste maschere, sono un po’ scomparse ed è un peccato”.

C’è anche Mara Maionchi in un ruolo molto lontano dal giudice di X Factor.

“Grande Mara. In “Acapulco” era la madre di Andrea che di lavoro faceva la cassiera in un cinema a luci rosse. Già allora era una tipa molto spiritosa e a noi servivano personaggi con l’accento bolognese e lei si prestò. Anche perché la parlata emiliana non è semplice da doppiare”.

Perché?

“Spingono tutti sulla “s”, troppo. E si capisce subito che è finto. Per fortuna che c’era Mara”.

L’anno dopo partecipate al mitico “L’allenatore nel pallone”.

“Quanto ci siamo divertiti! E poi abbiamo avuto l’occasione di andare in Brasile per la prima volta”.

Proprio lei, nei panni dell’osservatore Giginho, convince Lino Banfi/Oronzo Canà a portare in Italia il calciatore carioca Aristoteles.

“Con Banfi ogni giorno era una festa, ci faceva morire dal ridere. Sono stati giorni da favola. Però Andrea non voleva più tornare a casa”.

Perché?

“Per lui Brasile voleva dire donne, capirai”.

In “Pompieri” e “Rimini Rimini” recitate al fianco del mostro sacro Paolo Villaggio

“Paolo era l’incarnazione del detto “genio e sregolatezza”. Aveva una cultura sconfinata, ci potevi parlare di tutto per ore. Poi però faceva delle cose che ti lasciavano di sasso”.

Tipo?

“Con Andrea eravamo a teatro a Venezia per uno spettacolo. Paolo vede il manifesto e decide di venirci a trovare. Nella pausa tra la prima e la seconda parte arriva dietro al sipario per salutarci. Poi scompare dietro le quinte. Quando torna gli chiedo cosa fosse andato a fare e risponde: “Mi scappava la pipì”. Al ristorante poi si scatenava”.

Siamo tutt’orecchi.

“Stavamo lavorando insieme al programma tv “Grand Hotel”. Era da giorni che Paolo insisteva per portarci a mangiare all’unico ristorante giapponese che c’era a Milano. Non era come oggi che trovi sushi ovunque, allora nessuno la conosceva. Alla fine cediamo. “Si mangia benissimo”, aveva assicurato. Al momento di ordinare ognuno prova a scegliere un po’ così, alla cieca. Quando arriva il turno di Paolo, ecco la follia: “Io sono a posto, so già cosa mangiare”. E tira fuori due panini alla mortadella dalla tasca. Per non parlare dei numeri che inventava per non pagare. Durante le riprese di “Pompieri”, un oste ci è venuto a cercare a Cinecittà perché Paolo non aveva saldato il conto, mentre a noi aveva assicurato che ci aveva pensato lui”.

Da Serena Grandi a Milly D’Abbraccio, nei vostri film c’erano sempre tante belle donne.

“Abbiamo lavorato un po’ con tutte. Poi va be’, Andrea cercava sempre di conoscerle un po’ meglio”.

Il solito latin lover, addirittura è finito nella lista di Moana Pozzi pigliando un 7.

“Come dimenticarlo. Con Moana Pozzi abbiamo lavorato più di una volta. Pensi che abbiamo fatto anche uno sceneggiato televisivo sull’Odissea in chiave comica. Moana era Penelope, Andrea Ulisse, Gerry Scotti Menelao. Io facevo Mercurio”.

Con la serie tv “Don Tonino” avete anticipato il successo di “Don Matteo”.

“Allora ci piaceva molto variare, fare cose nuove. Non come oggi che fanno sempre le stesse cose. Quindi quando ci hanno proposto una serie su un prete investigatore ci siamo subito buttati. Non era un’idea nuova, c’era già stato Renato Rascel con “I racconti di Padre Brown”. Ma funzionava. E sì, abbiamo anticipato “Don Matteo” che è andato avanti per un sacco di stagioni”.

Alla fine degli anni ‘80 chiude con il cinema, mentre Gigi e Andrea in tv restano fino a metà degli anni ‘90. Poi poco e niente. Cosa è successo?

“Molto semplice, è finita un’epoca. Nei programmi non c’era più spazio per la nostra comicità. Però dai, quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto”.

Cosa vede in tv oggi?

“Guardo pochissimo la tv e non mi piace quasi nulla. E al cinema non vado da anni”.

C’è un comico che le piace?

“Mi diverte molto Enrico Brignano“.

E con Andrea che rapporto c’è?

“Sempre ottimo. Quando ci chiedono di fare qualche spettacolo ci mettiamo d’accordo e partiamo. Abbiamo ancora un bel pubblico di tutte le età”.

Vi sentite spesso?

“Certo. Ribadisco, siamo prima di tutto amici. Quindi è normale telefonarci o mandarci qualche messaggio”.

Non le è mai pesato il ruolo di spalla?

“No perché non mi sono mai sentito una spalla. So che è un modo di catalogare da sempre le coppie di comici. Ma con Andrea non abbiamo mai pensato di scambiarci i ruoli perché sono spontanei. A lui viene bene il tipo sornione un po’ cretino e a me l’intelligentone che urla addosso agli altri”.

L’attrice Gegia, con cui avete condiviso le scene, ha partecipato all’ultimo Grande Fratello Vip non senza polemiche. Ha seguito?

“No, Gegia non la vedo da anni. Andrea mi ha detto che l’ha incontrata a Roma di recente. Ma non so nulla della storia del Grande Fratello”.

Le piacerebbe partecipare a un reality?

“Ma per carità. Me l’hanno chiesto spesso ma ho sempre rifiutato. Anche perché di reale non hanno nulla”.

Vive ancora a Bologna?

“No. A Bologna sono stato per tantissimo tempo. Anche negli anni d’oro non mi sono mai trasferito. Sono andato a vivere tardi a Milano perché ho sposato una milanese. Ma ora ci siamo trasferiti in Spagna”.

Ha abbandonato l’Italia?

“Non ho più obblighi particolari: non ho mai avuto figli e i miei genitori non ci sono più. Ora vivo con mia moglie in Andalusia, precisamente a Marbella sulla Costa del Sol. C’è un clima stupendo e si sta bene. Poi la Spagna mi è sempre piaciuta molto”.

Nel suo status di WhatsApp c’è scritto “sto correndo”. Che fa, non si gode il meritato riposo?

“Macché. È da un pezzo che mi alleno tutti i santi giorni per correre almeno due o tre maratone all’anno. Il Covid mi aveva un po’ fermato, ma ora sono ripartito”.

Insomma, da comico si è trasformato in maratoneta?

“Mi piace molto correre. Ora mi sto preparando per la maratona di Ibiza”.

Non ha profili sui social network e nella foto di WhatsaApp c’è quella del suo cane. Ci tolga una curiosità, porta ancora i baffi?

“Ce li ho, ce li ho (ride).  Anzi, non me li sono mai tolti. Eccetto una volta, ma lo sanno solo mia moglie e Andrea. Eravamo in scena a teatro e interpetavamo una coppia gay. Io ero travestito da donna e quindi mi sono fatto tagliare i baffi. Ma nel frattempo mi sono fatto preparare da un parrucchiere dei baffi posticci da mettere quando uscivo dal camerino. Me li ha fatti talmente bene che non se ne è accorto nessuno”.

Ha qualche rimpianto?

“Rimpianti direi di no. Ho un po’ di nostalgia per gli anni ‘80 che per quanto mi riguarda in Italia sono stati i più belli in assoluto. Si stava bene, c’era un tenore di vita fantastico”.

Pensi che oggi gli anni ‘80 sono considerati in maniera negativa da tanti.

“Mah. Forse non li hanno vissuti. A loro dico che bisognerebbe avere la macchina del tempo e tornare indietro. Sarebbero subito della mia idea”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source