Giovanni e Francesca, la sfida di un amore in trincea

La Republica News

C’è una foto che ho conosciuto di recente, ritrae Giovanni Falcone e Francesca Morvillo al mare. I visi abbronzati, sembrano sereni; hanno gli occhi chiusi, le teste poggiate l’una all’altra: sembra un momento di pace. Osservo la foto e penso: come hanno fatto a sottrarsi, anche solo per un attimo, all’angoscia di una vita di pressioni, minacce, delegittimazione e scorta? Come hanno fatto a chiudere gli occhi e ad abbandonarsi al sole? Francesca Morvillo è l’unica magistrato donna a essere stata assassinata nella storia d’Italia. Difficile misurare il peso della sua influenza nelle scelte non solo di Falcone, ma di tutto il pool antimafia di Palermo che in quegli anni frequentava. Francesca era giudice del Tribunale di Agrigento e poi sostituto procuratore a Palermo presso il Tribunale per i minorenni. Sapeva cosa stava accadendo ecco perché – in questo caso e sempre – il racconto della donna “costola” dell’uomo, ancella nella solitudine, sostegno nella difficolta non mi ha mai convinto.La loro relazione non si alimentava di subalternità; il carburante era un progetto professionale, anche metafisico-romantico, quello di poter trasformare il Paese con lo strumento del Diritto. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo erano uniti dalla malta di questo smisurato sogno. Puoi condividere la vita con un uomo ossessionato dalle letture di atti giudiziari se non li ami anche tu? Puoi essere, a tua volta, amata da un uomo quando passi gran parte del tempo a studiare, analizzare, sottolineare con il lapis e a pranzo e cena parli di codici e procedure e, persino quando scherzi, citi vicende processuali? L’adagio degli opposti che si attraggono è suggestiva, ma in realtà gli amori calamita finiscono per funzionale male, per tollerarsi, al più comprendersi.Qui invece si era dalla stessa parte: cosa meravigliosa e soprattutto rara. E io continuo a domandarmi: come hanno fatto a resistere? Mi è sempre interessato l’intimo delle persone che ho deciso di scegliere come guida; l’intimo, non il privato: esiste una grande differenza. L’intimo è lo spazio dove ci si muove al riparo dal pubblico, è li che maturano le scelte cruciali, che si ritrova il dolore più profondo, l’allegria incontrollata. Osservare l’intimo è seguire il percorso delle scelte, delle ragioni; l’intimo è il luogo dove tutto è maturato prima di accadere. L’intimo, quello spazio in cui come scrive Pannella «si vuol essere onesti ed essere davvero capiti». E l’intimo si oppone al privato che invece è lo spiare dalla serratura, scovare il dettaglio scabroso, ficcare il naso. Al privato sono interessati i dossieratori, i ricattatori, all’intimo chi vuole conoscere i sentimenti primi. Francesca Morvillo e Giovanni FalconeCondividi  

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