Giuliano Amato nuovo presidente della Consulta: “Elezione diretta del capo dello Stato? Penso al modello francese”

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ROMA – L’elezione diretta del capo dello Stato? “Io come minimo penserei al modello francese”. La scelta del presidente della Repubblica? “Il Parlamento funziona attraverso i gruppi, e ciascun gruppo dovrebbe decidere, ma prevale l’opinione personale. E potremmo trovarci di fronte alla conferma del capo dello Stato per scelta individuale”. I rapporti tra Consulta e Parlamento? “Una collaborazione è essenziale”. Il rapporto uomo-donna? “Le donne continuano a non essere pari”. Il sovraffollamento delle carceri? “Se ci fosse riproposta una questione su questo tema ci troveremmo di fronte alla responsabilità di affrontarla”. 

E’ Giuliano Amato il nuovo presidente della Corte costituzionale. E queste sono alcune delle sue prime dichiarazioni nel corso di una lunga e affollata conferenza stampa. Amato resterà in carica fino al prossimo 18 settembre, quando scadranno i suoi nove anni alla Corte. Oggi lo hanno eletto i 14 giudici della Consulta all’unanimità. E lo ha annunciato il segretario generale della Corte Umberto Zingales a pochi minuti dal voto. A cui ha partecipato anche Filippo Patroni Griffi, l’ex presidente del Consiglio di Stato scelto il 15 dicembre dai colleghi di palazzo Spada come nuova toga per la Consulta al posto dell’ormai ex presidente Giancarlo Coraggio, il cui mandato novennale è scaduto ieri. Patroni Griffi ha giurato stamattina al Quirinale davanti a Sergio Mattarella e alle massime cariche dello Stato (Draghi, Casellati, Fico). 

 

Sciarra, de Pretis e Zanon vice presidenti 

Appena eletto Giuliano Amato – ex premier per due volte ed ex ministro del Tesoro e dell’Interno, nonché costituzionalista della Sapienza e giurista di fama internazionale (ha insegnato più volte anche nelle università Usa dove tuttora tiene seminari), ma anche vice segretario del Psi negli anni di Bettino Craxi – ha scelto i suoi vice presidenti. Che per la prima volta saranno tre, e cioè i giudici più anziani per nomina rispetto allo stesso Amato, che attualmente è il più anziano tra i 15 giudici. Lo aveva scelto l’ex presidente Giorgio Napolitano nel settembre del 2013. 

I tre vice sono la lavorista Silvana Sciarra, prima donna eletta dal Parlamento nel novembre 2014 come giudice costituzionale. E ancora, l’ex rettrice dell’università di Trento Daria de Pretis, nominata da Napolitano l’11 novembre assieme al terzo vice presidente, il costituzionalista Nicoló Zanon. Napolitano, in evidente “polemica” con un Parlamento che tardava nella scelta del giudice costituzionale, anticipò di ben 18 giorni l’indicazione dei “suoi” giudici. Ma tutti giurarono poi nella stessa giornata, allo scadere dei loro predecessori, e hanno di conseguenza la stessa “anzianità”. 

“Tra Consulta e Camere fondamentale la collaborazione” 

Dura novanta minuti il primo faccia a faccia di Amato con la stampa, in presenza e da remoto. Domande a 360 gradi e risposte nella stessa direzione. A partire, ovviamente, dai rapporti tra Consulta e Parlamento. “Mi è venuta in mente una parziale analogia tra quanto sta accadendo in Europa e quanto avviene qui da noi – dice Amato -. Negli ultimi anni i conflitti hanno riguardato i valori, cos’è la famiglia, cos’è il genere, cos’è la sicurezza. Buona parte delle questioni davanti alla Corte costituzionale toccano proprio questi temi. La collaborazione con il Parlamento è fondamentale. Prima la Corte lasciava un vuoto, poi ci sono state le sentenze additive, ma adesso indichiamo anche una delle soluzioni possibili. il Parlamento in Italia come in Europa ha difficoltà a risolvere le questioni, dal suicidio assistito, all’ergastolo ostativo, al cognome della madre. Noi proponiamo le nostre soluzioni, ma aspettiamo la risposta del Parlamento”. 

 

“Semipresidenzialismo? Penso al modello francese”

Ma è l’elezione del capo dello Stato il  fulcro dell’attenzione. Gli chiedono se è il caso di cambiare il sistema attuale. E lui risponde: “”Non può essere vista come qualcosa che da sola si innesta in un sistema lasciandolo così com’è. I sistemi costituzionali sono come orologi. Le rotelle sono tutte collegate e l’orologio funziona se gli ingranaggi si incastrano. L’elezione diretta del Capo dello Stato presenta benefici perché avviene in un giorno. Ma non puoi trasferirla così com’è in un sistema”. E ancora: “Se si decide di farlo, allora bisogna cambiare orologio per evitare pasticci. Quello americano è poco adatto al nostro polso. Io come minimo penserei al modello francese”. 

Ma cosa cambierebbe con un capo dello Stato eletto dal basso e non dai gruppi? “Il valore della sua decisione sarebbe analoga. Ogni parlamentare è titolare delle prerogative al diritto di voto, che è segreto purché non si sia vincolati al voto di gruppo”. 

 

La parità tra uomo e donna? “Continua a non esserci”

Proprio così, Giuliano Amato è netto sul tema parità uomo-donna. Eccolo rispondere così a una delle molte domande su questo tema: “Continuiamo a non essere pari, c’è un grande lavoro da fare, continuiamo a vedere la donna dalla cintola in giù. Noi maschi abbiamo di che vergognarci. Non chiediamo al Parlamento di risolvere qualcosa che è dentro di noi”.

E quando lo interrogano sulla violenza contro le donne è altrettanto tranchant: “Ci ho lavorato con ricerche fatte nelle scuole. Ed è emerso che i ragazzini sono privi di una identità a cui ancorarsi. E quindi cercano l’affermazione di sé attraverso l’impossessamento di ciò che si ha davanti. Il problema alle spalle è la famiglia che non parla, che non sa cosa dire, che non percepisce quale sia il problema. C’è una comunità intorno che non funziona. Ed è un problema che riguarda tutti, non solo le istituzioni”. Un ragionamento che lo porta alla seguente conclusione: non se ne esce se non si comprende “l’importanza di un’educazione e un’interlocuzione che manca fin da piccoli”.

Sovraffollamento nelle carceri? Ce ne occuperemo

Amato parte dai numeri delle patrie galere, le 53mila presente di oggi: “In passato dicemmo che bisognava provvedere al sovraffollamento perché la situazione non sarebbe stata ulteriormente tollerabile. Se ci fosse riproposta una questione su questo tema ci troveremmo di fronte alla responsabilità di affrontarla”. 

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