Giustizia: alla Camera voto di fiducia nella notte. Conte a Cartabia: “Andrà tutto bene”

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Giuseppe Conte er Marta Cartabia sono a Bologna per la celebrazione dell’anniversario della strage del 2 agosto 1980. Si incrociano davanti alla chiesa di San Benedetto: lei esce dalla messa in suffragio delle 85 vittime, lui aspetta il cardinale don Matteo Zuppi. Una stretta di mano, un veloce scambio di battute sulla riforma della Giustiza in discussione alla Camera. “Oggi andrà tutto bene”, dice l’ex presidente del Consiglio. “Andiamo avanti così”, risponde la Guardasigilli. “Ho seguito le tue dichiarazioni”, aggiunge Ia Guardasigilli.

Intanto a Montecitorio la mattinata è stata traquilla. Saloni vuoti, buvette deserta, addetti alle pulizie in azione per rimettere ordine dopo la tumultuosa seduta notturna di ieri. Ma ci si prepara a trascorrere la nottata in aula. Ieri infatti alle 22,30 il governo ha posto la questione di fiducia sulla riforma della giustizia targata Marta Cartabia e Mario Draghi e stasera alla stessa ora cominceranno le votazioni che andranno avanti nella notte.

Ha faticato ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà a leggere la formula di rito che annuncia la fiducia. Il presidente Roberto Fico ha dovuto chiamare i commessi a protezione del banco del governo e del ministro, assediati dal manipolo dei deputati di Alternativa c’è urlanti e schiamazzanti. Sono ex grillini, cacciati, dissidenti, allontanati che si sono associati a Fratelli d’Italia nell’ostacolare la discussione del progetto Cartabia.

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Sono 15 e sono una componente del gruppo Misto. Le solite voci di corridoio dicono che ci sono altri cinque grillini pronti ad aderire alla componente, permettendo quindi di formare un gruppo vero e proprio. Il leader è Andrea Colletti che dopo la protesta, durata pochi minuti, ha consegnato alla storia le motivazioni del gesto dimostrativo: “Con lo strumento del voto di fiducia, il governo occupa gli spazi democratici del Parlamento e noi, pacificamente, occupiamo, simbolicamente, gli spazi fisici del governo. Chiediamo solo la centralità del Parlamento, quello che è previsto in Costituzione”.

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Oggi però c’è poco da fare. Al massimo preparare gli interventi e studiare qualche trovata per strappare qualche secondo di attenzione di tv e telefonini.Si deve solo aspettare che passino le ventiquattro ore di rito per votare sì o no. L’appuntamento per i deputati è però alle 20,45, quando i gruppi parlamentari faranno le loro dichiarazioni di voto finali sul testo. Un testo che è diviso in due parti: una delega al governo, che dunque prevede l’emanazione da parte del governo di una serie di decreti legislativi, e alcune norme che una volta approvate entrano in vigore immediatamente. Ma ci sarà una sola dichiarazione di voto.

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Tra i cronisti parlamentari gli occhi sono puntati sul Movimento Cinque Stelle: il tam tam dice che sarà Alfonso Bonafede a parlare a nome dei grillini. Proprio lui, l’ex ministro della Giustizia che ha varato la riforma della prescrizione che il nuovo testo cerca di smontare e mandare in soffitta. Ha già annunciato che voterà in maniera entusiasta la fiducia. E probabilmente riprenderà la linea indicata da Giuseppe Conte: votiamo sì perchè tre quarti della riforma firmata da Bonafede resta in piedi e abbiamo messo dei paletti che salvano dall’estinzione molti processi. Inoltre tutti vorranno vedere cosa faranno i grillini che non gradiscono più di tanto il varo della riforma. Ci saranno i 40 che ieri erano assenti nel voto sulle pregiudiziali?

La chiama nominale dei deputati dovrebbe cominciare verso le 22,30 e dovrebbe concludersi verso le 2.30. E chissà se dopo l’occupazione dei banchi del governo non risentiremo le critiche dei grillini dissidenti contro questo modo un po’ arcaico di esprimere e contare i voti di fiducia. All’epoca in cui il motto era aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno si arrivava anche a calcolare lo spreco in termini di corrente elettrica consumata per mettere in scena il voto di fiducia.

Ma la proclamazione del risultato non metterà la parola fine all’iter di approvazione. Il regolamento della Camera prevede una coda che andrà in scena domani mattina: si dovranno esaminare gli ordini del giorno e ascoltare le relative dichiarazioni di voto. E infine l’ultimo passaggio: il voto finale di approvazione del testo. Poi la riforma passa al Senato. La Camera però non va in ferie: dal Senato è arrivato il decreto Brunetta che deve essere approvato definitivamente. L’esame inizia domani e se ne occuperanno la commissione Affari costituzionali e Il voto finale sarà poi martedì mattina dopo l’esame degli ordini del giorno. La settimana proseguirà con la conversione del decreto Brunetta sulla Pubblica amministrazione giunto dal Senato e in scadenza l’8 agosto. L’esame inizia domani nelle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Lavoro e l’approdo in aula è previsto per giovedì 4 agosto.

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