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Giustizia, Anm: “La riforma non accelera ma elimina i processi”. Cartabia: “Quelli di mafia non andranno in fumo”

La Republica News
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“Spesso in questi giorni si è detto che i processi di mafia e terrorismo andranno in fumo. Non è così”. È la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, a fare chiarezza durante il question time alla Camera sulla riforma della Giustizia, approvata da poco in Cdm, il cui nodo principale era rappresentato dallo stop alla prescrizione, che il Movimento Cinque Stelle continua a contestare. “I processi per reati puniti per l’ergastolo non sono soggetti al regime dell’improcedibilità e per quelli per i reati più gravi sono possibili proroghe”, ha spiegato la Guardasigilli. La riforma targata Cartabia prevede che i tempi processuali vengano allungati per quanto riguarda i reati contro la Pubblica amministrazione, come la corruzione e la concussione: oltre ai tempi già stabiliti, la proroga è di un anno in appello e di sei mesi in Cassazione.

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Il Governo, ha sottolineato Cartabia, “vuole affrontare il tema della durata dei processi”: per questo ha ricordato la visita di ieri a Napoli, “una delle Corti d’Appello con maggiori criticità: 2031 giorni, quasi cinque anni, il tempo medio di definizione di un appello; tempo di trasmissione dei fascicoli dal tribunale alla Corte di appello anche superiori a due anni, a quanto mi hanno riferito i vertici degli Uffici giudiziaria; più di 57mila pendenze, con altrettante prescrizioni, non per effetto della riforma approvata dal Consiglio dei ministri, ma per una situazione di una gravità estrema” con una “violazione che reca tanto alla capacità dello Stato di assicurare Giustizia quanto ai diritti di vittime e imputati”. Sempre a Napoli, ha aggiunto la ministra, “il rettore dell’Università raccontava di un docente assolto dopo un processo durato vent’anni”: al Sud, ha rilevato Cartabia, “ci sono anche esperienze virtuose come la Corte di appello di Palermo”.

La Guardasigilli ha ricordato anche la “norma transitoria” per gli uffici che potranno “adeguare le strutture” anche con la “digitalizzazione”. La riforma del processo penale, ha concluso, “non è solo la prescrizione, e si inserisce in un quadro di investimenti importanti sulle risorse umane, con concorsi, ufficio del processo, e oltre 16.500 persone che entreranno”.

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A criticare la riforma Cartabia sulla giustizia, oltre a un’ala della maggioranza, anche il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, e l’Associazione nazionale magistrati che, sulla norma sulla improcedibilità legata alla riforma della prescrizione, afferma: “La soluzione messa in campo dall’emendamento governativo non contiene una misura acceleratoria, capace di assicurare una durata ragionevole, ma un meccanismo eliminatorio di processi destinato ad operare senza poter essere illuminato da un criterio fondato sulla gravità e sulla natura dei reati oggetto di trattazione”.



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