Giustizia, dalla Camera ok definitivo a riforma processo civile. Cartabia: “Così l’Italia ha onorato gli impegni del Pnrr”

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ROMA – Via libera definitivo dell’aula della Camera alla riforma del processo civile. È la riforma più importante, come dice subito la ministra della Giustizia Marta Cartabia,  che l’Europa ha chiesto al nostro governo per garantire i fondi del Pnrr, non solo i 2,3 miliardi di euro per il comparto della giustizia, ma per l’intero piano di Rinascita e resilienza. Processi civili più veloci significa dare un input all’ingresso di capitali esteri nel nostro Paese. Vuol dire la fine dello stallo delle controversie che attualmente può durare anni e anni. Rappresenta la possibilità di rapide soluzioni tra le parte in contesa. Consente di riassorbire l’arretrato. 

La Guardasigilli Cartabia, giusto due giorni fa davanti ai giudici della Corte d’Appello di Roma, aveva parlato di “grande riforma del processo civile, con cui l’Italia ha onorato gli impegni del Pnrr”. Un “momento importante” riuscito grazie “al senso di responsabilità che ha prevalso sui mugugni, sulle divergenze, sulle tante ragioni per cui i nostri grandi progetti avrebbero potuto arenarsi. C’è sempre una possibile ragione per dire ‘questo non è l’ideale’. Qui invece qualcosa è cominciato, meglio fare che non fare mai”. 

la scheda

Processo civile, via libera definitivo: ecco che cosa cambia

Sulla riforma del processo civile, la contrapposizione politica è stata nettamente sottotono rispetto a quella scatenata dalla riforma penale. Tant’è che, a Montecitorio, il testo è stato approvato con 364 voti a favore, 32 contrari (i deputati di Fratelli d’Italia e di Alternativa) e sette astenuti, dopo il voto di fiducia che la stessa Camera aveva votato il giorno precedente. La fiducia era già stato votata, a fine settembre, al Senato. 

Il via libera al processo civile arriva dopo il voto definitivo sulla riforma del processo penale votata il 23 settembre al Senato, dopo la seduta tesissima del 3 agosto alla Camera, per via delle norme che riguardano l’improcedibilità dei processi se superano gli step temporali fissati. Step che, vale la pena ricordarlo per chi è critico sulla riforma, che non riguardano i processi per i reati più gravi, per i quali sono previste regole diverse. Inoltre le nuove norme si applicano solo ai reati commessi dopo gennaio 2020, data in cui era entrata in vigore la legge Bonafede sulla prescrizione bloccata in primo grado.

Adesso manca l’ultimo step delle riforme garantire dall’Italia all’Europa, e la terza “gamba” è quella della riforma del Csm, appena sollecitata, per la terza volta, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua veste anche di presidente del Csm.  Una riforma “non più rinviabile” dice il capo dello Stato. Mattarella parla soprattutto del sistema elettorale per eleggere i componenti togati del Consiglio che “deve ormai concludersi con una riforma che sappia sradicare accordi e prassi elusive di norme che, poste a tutela della competizione elettorale, sono state talvolta utilizzate per aggirare le finalità della legge”. Secondo Mattarella “è indispensabile che la riforma venga al più presto realizzata, tenendo conto dell’appuntamento ineludibile del prossimo rinnovo del Consiglio”.

Mattarella: “La riforma del Csm prima delle nuove elezioni: non è più rinviabile. Mai cedere a una sterile difesa corporativa. Le sentenze siano improntate a equità e ragionevolezza” “

Ma tutte queste polemiche non toccano la riforma del processo civile, che punta a semplificare i procedimenti civili sia nelle forme che nei tempi, per fornire risposte più celeri ai cittadini e favorire l’attrazione degli investimenti stranieri. L’obiettivo fissato nello stesso Pnrr è ridurre del 40% gli attuali tempi dei procedimenti, puntando soprattutto sulla strategia di evitare l’arrivo in udienza e rendere possibile un preventivo accordo tra le parti attraverso la mediazione e la negoziazione assistita. Fiore all’occhiello della riforma è la nuova istituzione del “tribunale della famiglia” che raggruppa in una sola struttura i compiti oggi distribuiti in più uffici. Sarà possibile ottenere tutele e interventi più rapidi anche per le vittime di violenze.

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