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Giustizia, il M5S non la spunta sul Trojan “pigliatutto”: ci vorrà un decreto di perquisizione per copiare rubrica, foto e contatti

La Republica News
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ROMA – Sui poteri del Trojan tre ore di scontro nella commissione Giustizia della Camera. Alla fine il risultato è questo: la microspia inoculata nel cellulare potrà prendersi dal telefono controllato una foto che viene inviata. Ma per “rubare” anche tutte le foto, i contatti, i video preesistenti sarà necessario invece un decreto di perquisizione chiesto dal pm. Il governo regge. Vota contro solo Fratelli d’Italia. Ma si tratta di un parto difficilissimo che ha rasentato la rottura. 

Perché M5S è contro tutto il resto della maggioranza sull’uso del Trojan “pigliatutto”. Nonostante la mediazione della ministra Marta Cartabia favorevole a una disciplina più garantista, quella che alla fine passa, e che prevede un decreto di perquisizione e non un’acquisizione automatica di tutto quello che sta intorno al Trojan. D’accordo su questo il centrodestra, con i deputati della Lega in stretto contatto con la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno.

Alla fine anche il Pd dice sì. E M5S accetta l’ultima versione del testo. Dopo la “scoperta” – fatta da Enrico Costa di Azione – di un box malandrino nel decreto sui costi delle intercettazioni dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Testo che, nella sua versione originale, avrebbe consentito al Trojan “pigliatutto” di copiare anche la rubrica dei contratti, le foto, i video, le password, nonché tutte le comunicazioni avvenute su Whatsapp, Signal, Skype, Messenger, Facebook, Instagram, Twitter. 

Una riunione fiume, più volte interrotta. In contatto con la Guardasigilli Cartabia. Mentre in commissione Giustizia alla Camera c’è il sottosegretario Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. Ma anche la sottosegretaria grillina Anna Macina segue i lavori da via Arenula. Sul tavolo il decreto di Bonafede, con il riquadro contestato tre settimane fa da Costa, e poi da Forza Italia, Lega, Italia viva. Contro ovviamente anche Fratelli d’Italia. 

Quel box dice che il Trojan può anche procedere automaticamente “all’acquisizione della rubrica dei contatti, della galleria fotografica e dei video realizzati e comunque presenti, delle password con funzione di keylogger, nonché di tutte le ulteriori comunicazioni operate attraverso applicazioni di messaggistica quali Whatsapp, Signal, Skype, MSN, Facebook, instagram, twitter”. È, appunto, il Trojan “pigliatutto” che secondo M5S non avrebbe bisogno di ulteriori autorizzazioni. 

Ma il centrodestra non ci sta. Segue Costa nella battaglia cominciata a metà marzo. Giulia Bongiorno, da avvocato, stabilisce una linea invalicabile con i suoi deputati. Idem Forza Italia con Pierantonio Zanettin e Giusi Bartolozzi. Vogliono che, per questa “acquisizione” invece sia obbligatorio un decreto di perquisizione, come prevede l’articolo 247 del codice di procedura penale. Quindi il Trojan non può automaticamente pigliarsi tutto quello che trova, può solo prendersi una foto o un contatto o un video che viene inviato in quel momento, ma serve invece un passo ulteriore del pubblico ministero che chiede uno specifico decreto di perquisizione per impossessarsi della rubrica dei contatti, delle foto e dei video. 

Ma la battaglia è lunghissima. Comincia alle 18 e trenta, s’interrompe dalle 19 alle 20, riprende, si ferma ancora. Mentre il sottosegretario Sisto, in contatto con Cartabia, propone una serie di piccole modifiche. Ma M5S non ci sta. Protesta la sottosegretaria Macina. E neppure Giulia Sarti, relatrice del provvedimento, grillina della prima ora e fedelissima di Bonafede, ex presidente della commissione Giustizia, autosospesa da M5S due anni fa per un’intricata storia di mancati rimborsi, accetta la soluzione. Mentre il Pd, con Alfredo Bazoli, che fino a ieri faceva squadra con M5S, passa sul fronte opposto, soprattutto per la posizione assunta da Cartabia. 

M5S chiede di cambiare un verbo laddove è scritto che “l’acquisizione sia intesa come attività d’indagine sottoposta alle condizioni degli articoli 247 e seguenti del codice di procedura penale”, quelle che prevedono appunto il decreto di perquisizione. Chiede che il “sia intesa” diventi un “può essere” intesa. Che però, giuridicamente, non avrebbe nessun senso. O può o non può. Tant’è che gli altri si oppongono. Arriva un’altra ipotesi, “sia previsto nell’ambito di un’attività d’indagine…”. 

Niente da fare, alle 21 e venti il testo cambia ancora perché M5S s’impunta. E dice così: il Trojan potrà fare le acquisizioni “quando non rientri nei flussi di comunicazione, sia previsto nell’ambito dell’attività di indagine sottoposta alle condizioni dell’articolo 247 del codice di procedura penale”, cioè quello che impone il decreto di perquisizione. 

Secondo M5S, come dice la sottosegretaria Anna Macina, “si tratta di modiche che hanno un effetto placebo, ma la chiusura della trattativa dimostra che è fallito l’ennesimo blitz per depotenziare l’utilizzo del Trojan”.  Le altre condizioni bloccano la possibilità di effettuare le registrazioni fuori dagli uffici della procura e della polizia giudiziaria. Nonché le garanzie sulla conservazione e sulla gestione dei dati raccolti. 

 



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