Giustizia, ok della Camera alla riforma del processo penale: 396 sì. Bonafede (5S): “Votiamo un testo che non è quello che volevamo”

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L’aula della Camera – con 396 sì, 57 no e 3 astenuti – ha votato il testo della riforma della giustizia sulla quale ieri notte il governo Draghi ha incassato la doppia fiducia sui due articoli del testo. Con il voto finale di Montecitorio, la delega sulla riforma del processo penale, riformulata totalmente con gli emendamenti della ministra Marta Cartabia, riceve dunque il primo sì dal Parlamento dopo oltre un anno dall’esame in prima lettura alla camera. Il ddl, che originariamente era stato proposto durante il governo Conte bis dall’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede, passa ora al Senato per la seconda lettura che comincerà dopo la pausa estiva con approdo in Aula a settembre.

L’intervento di Bonafede (5S)

“Oggi non c’è alcun trionfalismo. Quello che abbiamo votato non è quello che avremmo voluto, ma grazie al M5S i tempi vengono raddoppiati e per i reati di mafia e terrorismo. Ministra Cartabia il percorso è ancora lungo. Noi continueremo a dare il nostro contributo con lealtà, questo non significa essere d’accordo. Non ci saranno restaurazioni o passi indietro con noi nella maggioranza. Abbiamo il dovere di essere leali soprattutto nei confronti del M5S. Con questo spirito e con questo orgoglio dichiaro il voto favorevole del M5S”. Lo dice il deputato M5S Alfonso Bonafede, ex Guardasigilli, intervenendo nell’Aula di Montecitorio.

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Il giorno decisivo

Oggi, dunque, è stato il giorno decisivo. Dopo il doppio sì alla fiducia arrivato nella notte (anche con l’approvazione da parte dei 5 Stelle), i deputati si sono espressi sulla riforma della giustizia della minstra Cartabia. La discussione sugli ordini del giorno alla Camera è iniziata questa mattina e poco dopo le 19 sono iniziate le dichiarazioni di voto dei partiti. Proprio sugli ordini del giorno la maggioranza si è divisa. In particolare, a creare tensioni tra i partiti che appoggiano il governo è stato il provedimento presentato dalla deputata del gruppo Misto Rossella Muroni sugli ecoreati nell’ambito della riforma del processo penale. L’ordine del giorno, inizialmente accantonato per riformulazione dal sottosegretario Francesco Paolo Sisto, è tornato al centro del dibattito nella seduta del pomeriggio, sostenuto dalla deputata e da molti membri dell’opposizione. Ma il testo è poi stato respinto con 186 voti contrari e 181 favorevoli. 

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Bagarre in Aula tra Leu e Italia viva

Nella maggioranza la tensione è stata alta tutto il giorno. Durante il voto sugli ordini del giorno si è registrata in Aula una polemica tra i deputati di Leu e quelli di Italia viva. A scatenare l’acceso diverbio è stato un provvedimento presentato da Fratelli d’Italia sulla responsabilità diretta dei magistrati, sul quale il governo aveva dato parere contrario. “In Italia i medici pagano per i loro errori, perché non dovrebbero farlo i magistrati?”, ha attaccato il deputato di FdI Francesco Lollobrigida sottolineando come, affrontando il tema, si “potrebbero far risparmiare agli italiani i 300 milioni del referendum”. A quel punto Lega, Forza Italia e Coraggio Italia hanno annunciato l’astensione dal voto sull’ordine del giorno, provocando la reazione di Pd e Leu che hanno richiamato gli esponenti del Carroccio alla  “responsabilità e alla lealtà”. Italia viva, che pure supporta il referendum sulla giustizia, ha invece annunciato libertà di voto. Ma gli apppelli di Pd e Leu hanno scatenato l’ira del renziano Roberto Giachetti, che ha rinfacciato ai dem alcuni comportamenti scorretti, come il voto sul decreto Semplificazioni. A quel punto ci sono stati attimi di tensione, con il capogruppo Leu in piedi, pronto ad andare verso l’esponente di Iv. Ma l’intervento del presidente Roberto Fico ha riportato l’ordine in Aula.

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