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Giustizia, Zaccaro: “Dico sì al sorteggio per il concorso in magistratura, ma non per eleggere il Csm ”

La Republica News
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“A tutti i colleghi ribadisco il mio no al sorteggio per eleggere il Csm. Ma dico sì al sorteggio, solo tra chi è idoneo, per scegliere chi esaminerà i futuri colleghi”. È caldissima – nelle mailing list e nelle chat dei giudici – la polemica sul sorteggio. Con Repubblica ne parla il protagonista della storia, Giovanni Zaccaro, il presidente della terza commissione del Csm che si occupa dell’accesso in magistratura e anche dei concorsi delle nuove toghe. Ha 48 anni, è stato giudice a Bari, fa parte della sinistra di Area e ha lasciato, con altri colleghi, la doppia tessera con Magistratura democratica. È stata la sua commissione, ed era lui il relatore giovedì 8 aprile, a proporre il sorteggio per scegliere i componenti delle future commissioni per il concorso in magistratura. Decisione votata a maggioranza al Csm che ha suscitato subito reazioni contrarie per via della parola “sorteggio”, metodo proposto dalla destra della magistratura e della politica per eleggere i futuri componenti del Csm, come reazione al caso Palamara.

Giustizia, no alla logica dell’uno vale uno e al sorteggio per selezionare i nuovi magistrati

Aveva immaginato che parlare di sorteggio avrebbe provocato questa vivacissima querelle?

“Innanzitutto è necessario fare una premessa…”. 

Mi dica.

“In questo ultimo anno, anche grazie al lavoro dei consiglieri di Area, il Csm si è impegnato in pareri e riforme importanti, come sulla procura europea o sulla riforme dell’ex Guardasigilli Bonafede, e nella redazione di nuove circolari, per esempio sull’organizzazione delle procure e sull’accesso in Cassazione. Il Consiglio ha esercitato il suo ruolo politico”.

In che senso parla di ruolo “politico”?

“Il Csm è un organo elettivo, composto per un terzo da componenti eletti dal Parlamento e presieduto dal presidente della Repubblica. La Costituzione si occupa delle sue funzioni ed è inevitabile che abbia un ruolo politico, ossia di protagonista del dibattito su questioni della giustizia”.

E anche stavolta la decisione è stata politica?

“A me dispiace che alcuni colleghi non badino alle iniziative politiche del Csm e si concentrino soprattutto sull’esercizio del ‘potere’ del Csm, cioè sulle nomine, sui direttivi, o stavolta sui componenti della commissione per il concorso in magistratura. Così si trasforma – come paventa Ezia Maccora – il Csm in un ‘nominificio’ e si trascura invece il ruolo politico del Csm”. 

Giustizia, Ezia Maccora: “No al sorteggio per eleggere il Csm, ma il Consiglio non abdichi al suo dovere di scegliere”

Scusi, premesso che rileggendo la sua intervista, Ezia Maccora non parla di “nominificio”, che cosa c’è di “politico” nel decidere che si scelgono i componenti della commissione per i concorsi col sorteggio?

“Mi spiego meglio, mi dispiace che le tante iniziative di carattere politico vengano ignorate, mentre si polemizza soltanto con quello che viene considerato un mero esercizio del potere di scelta dei colleghi per un posto ambito”.

Sì, ma il sorteggio?

“Secondo me il Csm deve scegliere le persone giuste per il posto giusto. Per farlo deve individuare le attitudini necessarie per ricoprire un dato incarico, e selezionare chi effettivamente ha quelle attitudini. Per la prima volta il presidente della commissione d’esame sarà selezionato, previo bando, in ragione delle sue attitudini organizzative, e non proposto secondo la prassi dal presidente della terza commissione”.

Però qui lei sta affrontato un’altra questione, quella che riguarda il solo presidente della commissione, mentre i componenti saranno comunque sorteggiati.

“Per loro dobbiamo intenderci su quali attitudini devono avere. Sicuramente la robusta esperienza professionale, la preparazione giuridica e l’equilibrio. Secondo noi chi ha almeno 16 anni di funzioni giudiziarie e nessuna macchia, anche minima, nella sua vita professionale, può fare il componente della commissione. Pensare il contrario sarebbe un attestato di sfiducia nei confronti della qualità morale e culturale media della magistratura italiana. In passato si valorizzavano i titoli scientifici. Io ho letto tutte le delibere di nomina degli ultimi 20 anni e in realtà non ho trovato una motivazione puntuale sul perché alcuni erano idonei e altri no. Inoltre valorizzare i titoli scientifici non mi pare un criterio attitudinale condivisibile perché attribuisce alla commissione un carattere troppo astratto e specialistico, come se fosse un concorso a cattedra. Senza contare che valorizzare solo i titoli scientifici rischia di avvantaggiare solo coloro che frequentano i circuiti universitari e le redazioni delle riviste”.

Lei dice che dopo 16 anni di attività tutti sanno fare tutto, e questa, secondo Ezia Maccora, sarebbe proprio la logica dell’uno vale uno. Non è così?

“Proprio per niente. Dopo 16 anni senza macchie sulla carriera si può fare il componente della commissione d’esame, ma non certo si posso gestire le altre funzioni per le quasi sono necessarie specifiche attitudini, come il magistrato segretario del Csm, il formatore o il componente della Scuola della magistratura, o ancora dirigere un ufficio giudiziario. Rifiuto la logica dell’uno vale uno e rivendico la necessità di valorizzare i talenti di ciascuno”.

Ma non c’è il rischio che questa storia del sorteggio, dopo il caso Palamara, spinga qualcuno a ipotizzare che anche per scegliere i posti di vertice della magistratura si possa utilizzare un sistema del genere? Perché se fosse così  il Csm smetterebbe di decidere.

“I direttivi devono essere scelti secondo il merito e le attitudini. Da tempo ci si interroga se chi deve dirigere un ufficio debba essere un bravo giurista o un bravo organizzatore. Le doti devono coesistere. Le posso dire che stiamo avviando una riflessione sul ruolo dei semi-direttivi. Parlo dei tanti presidenti di sezioni di un tribunale, di una corte di appello, della Cassazione. In questo momento ci sono, in media, un presidente di sezione ogni 4 consiglieri di corte di appello, e un presidente di sezione ogni 8 giudici di tribunale. Sono numericamente troppi e spesso hanno tutti le stesse funzioni organizzative”.

Sta dicendo che ci sono troppi capi degli uffici e pochi soldati?

“Certo, è proprio così, e questo favorisce il germe del carrierismo e l’ambizione ad avere un incarico, qualunque esso sia”.

Si riferisce al caso Palamara?

“In quella vicenda ha giocato sicuramente l’ossessione per la carriera di molti colleghi. Per questo dico che  il numero dei posti semi-direttivi va ridotto, perché anche in questo modo si fronteggia la tendenza al carrierismo. E il Csm può concentrarsi sulle attitudine organizzative dei pochi magistrati che nomina”. 

Torniamo al sorteggio. Mi scusi se insisto. Ma i suoi colleghi le rimproverano proprio questo. Quando ha utilizzato questa parola non ha pensato che questo sarebbe suonato come un campanello di allarme visto che c’è chi vuole sorteggiare i futuri componenti del Csm?

“In realtà da giovedì mi sono giunti moltissimi messaggi di adesione alla scelta del sorteggio dei componenti della commissione. Mi pare che la gran parte dei magistrati sappia distinguere il sorteggio tra una platea di idonei a ricoprire una funzione tecnica, quale quella del componente della commissione, e l’improponibile tesi del sorteggio per scegliere i componenti del Csm, dove si devono premiare invece le idee e i progetti sul governo autonomo, e non basta la mera idoneità tecnica”.

Quindi il suo è un no netto al sorteggio come futuro  sistema elettorale?

“Certo. Lo abbiamo detto a chiare lettere nel dibattito sulla riforma Bonafede. Il sorteggio come sistema elettorale offende il ruolo costituzionale del Consiglio e l’intelligenza di tutta la magistratura italiana”.



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