Gli Aristogatti 50 anni di un cult. Cosi Romeo er mejo der Colosseo ha conquistato lItalia

Gli Aristogatti, 50 anni di un cult. Così Romeo, “er mejo der Colosseo”, ha conquistato l’Italia

La Republica News
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Nel cuore di Parigi tra soffitte dove si suona il jazz e la meravigliosa villa di Madame Adelaide si svolgono le avventure di un gruppo di viziatissimi gatti che si ritrovano improvvisamente lontani dalla loro padrona, l’affettuosissima ex cantante lirica che vive per loro, per colpa di un perfido maggiordomo che punta all’eredità della signora. Sono i cuccioli Bizet, appassionato di musica come il grande compositore di cui porta il nome, Matisse, sempre col pennello in mano, e la dolce e vezzosa Minou. E la mamma, l’elegante e bellissima Duchessa. Sono i protagonisti del grande classico Disney Gli aristogatti, la cui première a Los Angeles l’11 dicembre del 1970 anticipò l’uscita in sala alla vigilia di Natale. In Italia arrivarono nel novembre 1971 e diventarono un cult grazie anche all’adattamento firmato da Roberto de Leonardis, vero maestro nel trasformare le canzoni degli Sherman Brothers e renderle orecchiabili per il nostro pubblico. È a lui che si deve anche la metamorfosi del gattone irlandese Thomas O’Malley nel romanissimo Romeo, “er mejo del Colosseo”, doppiato dal grande Renzo Montagnani.

Il cartoon è l’ultimo curato personalmente dal geniale Walt Disney ed è il primo ad essere uscito dopo la sua morte. Il maestro dell’animazione – che ancora detiene il record assoluto di Oscar con le sue 22 statuette – morì infatti il 15 dicembre del 1966 ma il progetto per portare sullo schermo il soggetto di Tom McGowan e Tom Rowe era in ballo da tempo.Inizialmente era stato pensato come un film live action da destinare alla televisione. Ma era stato lo stesso Disney a decidere che sarebbe stato meglio farne un lungometraggio animato che potesse puntare al grande schermo. Lo affidò al grande maestro Ken Anderson presente al suo fianco fin dal primo lungometraggio animato, la Biancaneve del 1937. Anderson ci lavorò per 18 mesi coinvolgendo la gran parte dei mitici Nine Old Men, ovvero i nove animatori storici della casa di Topolino, che lo stesso Disney aveva soprannominato così con riferimento scherzoso (ma non troppo) al presidente Roosevelt e ai nove giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti.

La leggenda vuole che la storia fosse ispirata a un fatto vero di cronaca, protagonista una ricca signora che aveva scelto di lasciare ogni sua fortuna ai suoi amici a quattro zampe. In realtà, più probabilmente, l’idea per la storia venne agli sceneggiatori da un racconto per bambini su una mamma gatta e i suoi micetti ambientata a New York. Fu il produttore Harry Tytle, dopo il successo di La carica dei 101, ambientato a Londra, a suggerire di spostare la storia dall’America alla più suggestiva Parigi.Dopo l’uscita negli Stati Uniti, dove incassò 10 milioni di dollari, il film sbarcò in Europa e fu il maggior incasso del ’71 in Inghilterra e in Francia. Al successo contribuirono, oltre agli strepitosi protagonisti, anche una serie di personaggi di secondo piano come le divertenti oche Adelina e Guendalina che si affannano a insegnare a nuotare a Romeo e soprattutto la banda di musicisti di Scat Cat (in originale con il doppiaggio di Louis Armstrong).

Ma Disney non poteva immaginare che proprio quella band l’avrebbe fatta inciampare nello stereotipo razzista che con l’occhio di oggi non passa inosservato. Tant’è che la piattaforma streaming Disney+ ha deciso di utilizzare un avviso, e un sito apposito, per spiegare gli errori del passato al pubblico di oggi. A proposito del gatto con fattezze asiatiche, si legge: “E’ raffigurato attraverso una caricatura razzista dei popoli dell’Asia orientale con tratti stereotipati esagerati come occhi obliqui e denti da coniglio. Canta in un inglese poco accentato doppiato da un attore bianco e suona il piano con le bacchette. Questa rappresentazione rafforza lo stereotipo dello ‘straniero perpetuo’, mentre il film presenta anche testi che deridono la lingua e la cultura cinese come ‘Shanghai, Hong Kong, Egg Foo Young. Biscotto della fortuna sempre sbagliato'”.Al di là del dovuto e legittimo chiarimento, l’invito è a rivedere questo grande classico per godere di una storia scoppiettante, di avventure mirabolanti, di musiche coinvolgenti, di un’animazione che, nonostante l’età, non fa un plissée. E di quel gatto lanciato al “rimorchio” di Duchessa che, quanto a successo, ci aveva visto lungo: “Se tanto me dà tanto / godo e me ne vanto / d’esse Romeo / er mejo der Colosseo: c’avrò er busto ar Pincio e ar museo. Eh già”.


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