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Gli oggetti di una vita nella resistenza quotidiana

Un uomo vende oggetti di seconda mano nel centro di Mykolaiv, Ucraina meridionale. Foto di BULENT KILIC / AFP 

Le lacrime delle cose, dice un verso dell’Eneide. Non lo so se gli oggetti piangono, ma non sono mai stato sicuro che fossero inanimati. Gli oggetti, in qualche modo, ci guardano. Sanno di noi. Sono spettatori non inerti delle nostre esistenze. E sono anche complici, anche e soprattutto testimoni. Hanno spesso le forze per sopravviverci. Per passare in altre e diverse mani. Così, gli oggetti accumulati, raccolti da questo – com’è che si diceva una volta? – rigattiere di Mykolaiv, Ucraina meridionale, e sistemati con cura sul cofano di questa vecchia automobile azzurra, parlano di resistenza. Parlano, voglio dire, di una resistenza minima ma comunque decisiva: quella della vita quotidiana. La guerra può sventrare le città, gettare un’ombra cupa e minacciosa su tutto, ma non riesce ad annientare tutto. Questi oggetti respirano e danno respiro. Le forbici colorate di fucsia. Le spazzole dell’aspirapolvere. Una valigetta di cuoio. Articoli da ferramenta. Roba utile o magari superflua, passata da mani di viventi finirà in altre mani di vivi. Sono il “vero avanzo” delle nostre esistenze, le tracce che lasciamo, come una scia, senza volerlo.



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