“Gli schiavi delle angurie sono ancora qui”: così nel Leccese il caporalato sopravvive alle leggi e ai controlli. E il Covid peggiora le cose

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La lotta al caporalato è “zoppa”, nel distretto delle angurie. Trasporti e intermediazione del lavoro continuano ad essere nella zona d’ombra in cui operano i faccendieri con le istituzioni che fanno ancora fatica a inquadrare il fenomeno in una cornice normativa ed operativa, nonostante l’arrivo di centinaia di braccianti si ripeta sin dagli anni Ottanta. Risolto quasi del tutto il problema del vitto ma non grazie ai “laici”: è la Chiesa locale, attraverso una mensa sostenuta anche con fondi pubblici (l’anno scorso persino attivata dentro il campo di Boncuri, l’unico attrezzato per l’ospitalità dei braccianti in provincia) e gestita da associazioni afferenti alla caritas diocesana a fornire il servizio.

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