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Gli Stati Uniti sono favorevoli a sospendere i brevetti sui vaccini contro il Covid

La Republica News
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Non è ancora l’abolizione del brevetto sui vaccini. Ma è un passo importante in quella direzione. Il presidente americano Joe Biden ha detto di appoggiare la richiesta di sospendere la proprietà intellettuale delle case farmaceutiche per aumentare la produzione delle fiale, fino a quando perdurerà lo stato di pandemia. La richiesta era stata avanzata da India e Sudafrica – due fra i paesi più piagati dal coronavirus – lo scorso ottobre alla World Trade Organization. Il Wto aveva sempre avuto gioco facile nel respingere la domanda. Ma col tempo la palla di neve ha iniziato a ingrandirsi, fino a diventare una valanga.

Premi Nobel e leader politici nel corso della pandemia si erano uniti all’appello dei paesi più poveri e delle organizzazioni non governative. Dieci senatori democratici avevano scritto direttamente a Biden. Due settimane fa 160 fra ex capi di governo e Nobel per la medicina e l’economia (per l’Italia avevano firmato Romano Prodi e Mario Monti) si erano rivolti al presidente americano: “Dalla pandemia nessuno è sicuro fino a quando tutti non sono al sicuro” avevano scritto, ricordando che al ritmo attuale l’intera popolazione mondiale sarebbe stata vaccinata solo nel 2024. Il presidente americano nelle settimane scorse aveva fatto capire di non essere insensibile all’argomento. Il dramma dell’India non ha fatto che aumentare l’urgenza.

“Questa è una crisi sanitaria mondiale. Le circostanze straordinarie della pandemia di Covid-19 richiedono misure altrettanto straordinarie. L’amministrazione crede fortemente nella necessità di proteggere la proprietà intellettuale, ma allo scopo di far finire la pandemia appoggia l’ipotesi di una sua sospensione per i vaccini” ha detto la rappresentante per il commercio della Casa Bianca Katherine Tai. “L’amministrazione – ha aggiunto, facendo capire che non parlava a titolo personale, ma a nome del presidente – parteciperà attivamente alle negoziazioni della World Trade Organization”. Il presidente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’ha definita una “decisione storica” e un “passaggio monumentale nella lotta al Covid”. Le azioni delle case farmaceutiche invece hanno concluso in perdita la seduta in borsa.

“Queste trattative richiederanno tempo” ha aggiunto Tai, in conclusione del suo discorso. I prossimi tavoli sull’argomento sono previsti a fine maggio e a giugno. La sospensione dei brevetti sarebbe comunque una decisione storica, ma non risolverebbe il problema della carenza dei vaccini con un colpo di bacchetta magica. Il caso dell’Europa lo insegna. Le migliori disposizioni delle case farmaceutiche nel nostro continente si sono scontrate con la realtà: gli impianti adatti scarseggiano, i vaccini contro il Covid sono prodotti innovativi difficili da fabbricare, le materie prime si trovano strozzate in una condizione di carenza di offerta. A mancare sono poi i tecnici specializzati nel manipolare prodotti così delicati.

Un aumento della produzione, laddove c’è stato, finora è avvenuto solo con il metodo della cessione di licenze fra aziende del settore: la Pfizer ha trasmesso alla Novartis (è solo uno degli esempi di quel che è avvenuto in Europa negli ultimi mesi) il know how per fabbricare vaccini a Rna dietro il pagamento di royalties. La Novartis ha investito per realizzare linee produttive ad hoc. Due Big Pharma storicamente rivali hanno così stretto un matrimonio di convenienza per produrre più fiale. Perfino la direttrice del Wto, Ngozi Okonjo-Iweala, nigeriana, aveva detto di privilegiare questa strada, rispetto alla sospensione dei brevetti. Dovremmo “promuovere gli accordi di licenza che permettono di aumentare la produzione” aveva scritto in un editoriale sul Financial Times a inizio marzo.

Abolire i brevetti – sostengono poi gli scettici – permetterebbe davvero ai paesi poveri in tecnologia di fabbricare vaccini a Rna o con vettori virali, usando metodi mai (o quasi mai) usati prima per altri vaccini? Rispondere non è semplice. Ma la portata della decisione sarebbe storica. Solo nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti decisero di sospendere la proprietà intellettuale per produrre più penicillina per i soldati al fronte. Oggi, anche se non risolverebbe tutti i problemi, la scelta renderebbe forse più fluidi gli scambi di strumenti e materie prime. E renderebbe più concreta una frase che in tanti hanno ripetuto, per poi comportarsi in modo esattamente opposto: da una pandemia si esce tutti insieme. O non se ne esce.



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