Gli uomini di Saint Laurent sbarcano a Venezia

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La vista, dalla barca che porta a La Certosa, l’isoletta di fronte a Venezia, è obiettivamente mozzafiato. Green Lens, la gigantesca installazione fatta di specchi, luci e piante verdi commissionata all’artista Doug Aitken dal direttore creativo di Saint Laurent, Anthony Vaccarello, come set della sfilata uomo per la prossima primavera/estate, non è di quelle che si dimenticano. E questa d’altronde pare essere l’intenzione del designer, che ha ripreso l’abitudine di presentare le sue collezioni uomo con show itineranti in giro per il mondo ricominciando, è il caso di ribadirlo, davvero in grande.

La struttura – astronave – portale per un’altra galassia, non verrà smantellata subito dopo lo show: è stato deciso di mantenerla aperta al pubblico fino alla fine di luglio, con un sistema navette per far sbarcare i visitatori finanziato dalla maison – l’isola non è proprio di semplicissima fruizione -. Il brand s’è impegnato pure a riforestare il luogo e ristrutturare le rovine del monastero costruito nel 1100, che da tempo giacciono in uno stato di semi-abbandono, popolate solo da rondini, coniglietti e zanzare.

La scelta di Vaccarello di ricominciare a presentare dal vivo dopo il fermo di 18 mesi è caduta su Venezia per ovvie ragioni: con la Biennale d’Architettura in corso, le celebrazioni per i 1600 anni d’esistenza della città e una situazione ancora quieta – i turisti stanno tornando, ma siamo lontani dai soliti volumi -, questo effettivamente è il momento giusto per essere qui. Tanto più che il brand fa parte del gruppo Kering, di proprietà della famiglia Pinault, la stessa cui fanno capo due dei musei più importanti qui in attività, Punta della Dogana e Palazzo Grassi.

Tutto torna. E non è nemmeno il solo: Rick Owens, che a Venezia vive per buona parte dell’anno, ha spostato qui i suoi show da Parigi durante la pandemia, mentre subito dopo il menswear di Saint Laurent sarà la volta dell’haute couture di Valentino, in programma il 15 luglio. E a fine agosto è in arrivo la 3 giorni di Dolce&Gabbana dedicata all’alta moda.

Saint Laurent: sfila a Venezia la collezione uomo primavera/estate 2022

In scena nell’incredibile location veneziana creata ad hoc (ma semipermanente e aperta al pubblico fino a fine luglio) sfilano gli uomini vestiti da Anthony Vaccarello, che per la primavera estate 2022 maschile di Saint Lauren immagina una moda forse difficile da indossare ma di forte ispirazione e davvero cool: tra bluse enormi e boleri stampati a fiori ripresi dalle collezioni di Yves Saint Laurent dei primi anni Ottanta, pantaloni e gilet aderenti, camicie hawaiane in nero e stivaletti con la punta delle babbucce portati con calzini di pizzo.

Tutto l’evento pare quasi pensato come una serie di scatole cinesi, in cui ciascun livello è completamente differente dall’altro: si parte dall’opulenza veneziana, si sbarca su un’isoletta selvaggia, si entra in una struttura che pare uscire da un film sci-fi. Poi c’è il pubblico invitato ad assistere, in cui si ritrovano alcune delle facce ricorrenti agli eventi del brand, proprio come se ci si trovasse di nuovo a Parigi: Hailey Bieber, la modella Anja Rubik, Charlotte Gainsbourg.

Infine arriva la moda, ancora una volta in totale antitesi rispetto a quello che s’è visto sinora. Vaccarello definisce la collezione «una fantasia costruita attorno a un romanzo dark vittoriano»: detta così, la cosa può non essere chiara, ma in realtà il messaggio in passerella diventa molto più comprensibile. Di base lo stilista ha esasperato quell’immaginario cupo, sensuale e vagamente equivoco che ha sempre molto attratto i più giovani.

I suoi ragazzi, tutti molto giovani, molto belli e molto magri, portano con indifferenza bluse enormi e boleri stampati a fiori ripresi dalle collezioni di Yves Saint Laurent dei primi anni Ottanta, si presentano in pantaloni e gilet risicati, usano le passamanerie sulle tuniche marocchine, mettono le camicie hawaiane ma in nero tono su tono. Osano i pantaloncini a metà coscia. Calzano stivaletti con la forma a punta delle babbucce, ma che riempiti di cinghiette e portati con i calzini di pizzo assumono tutta un’altra allure. Qualcuno di loro opta per gli stivali con un tacco davvero alto, e quasi tutti hanno i capelli lunghi e pettinati all’indietro col gel.

Non è una moda pensata per essere trasversale: la fetta di pubblico che se la può permettere, non tanto in termini economici quanto in termini puramente estetici, è piuttosto ridotta. Ma anche qui, evidentemente Vaccarello sa l’effetto che i suoi uomini fanno, ed è ovvio che sia il suo scopo: a vederli tutti assieme l’idea di essere davanti a una tribù di gente assai giusta è evidente, ed è naturale sognare, almeno un poco, di farne parte. E pazienza se difficilmente si potrà essere cool come loro.

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