Goggia, prova-verità in discesa. La scelta di Sofia

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A volte la scelta più difficile, talora perfino la più coraggiosa, è la rinuncia. La scelta di Sofia, per esempio, di Sofia Goggia. Mancano tre giorni all’evento che attende da quattro anni: la discesa libera olimpica, la specialità in cui vinse in Corea del Sud e nella quale ha dominato durante la stagione. Fino alla caduta in superG. Ora deve decidere: se la sente di scendere senza freni, come è abituata a fare? O è meglio rifare le valigie dicendosi: “Ci ho provato, ma era troppo, anche per me”? Il suo tormento è comprensibile. Nel marasma delle possibilità che affollano la testa in momenti del genere ha citato “il piano di Dio”, “le pressioni”, “il dolore che persiste”, “ore di lacrime”.

Sofia Goggia rinuncia al superG di Pechino 2022: la speranza è la discesa libera

Sa benissimo quale scelta vorrebbe poter fare, la stessa che il pubblico tacitamente invoca più ancora che sperare. La folla va pazza per il ritorno dell’eroe, è una delle scene che preferisce. All’atleta è concesso sempre meno tempo di recupero, il “miracolo” d’un tempo è percepito solo come un evento che dipende dalla volontà. Franco Baresi che si rompe il menisco ai Mondiali d’America, ma si rimette in piedi per la finale, ecco il modello. O Roberto Baggio che annuncia: “Sono andato oltre il dolore”, poi non viene ugualmente convocato. L’incompiuta, ma tentata. Una discesa libera è però un’altra cosa, impone una sfida alla regolarità della condizione umana: non siamo nati per volare su due pezzi di legno. Occorre quel senso di incoscienza che non ti fa mai chiedere: “Che ci faccio qui?”. L’incidente spezza il patto di libertà con il destino: io supero il limite, tu occupati d’altro intanto. Tornare dopo poco significa varcare una soglia ulteriore. O forse considerare il rientro l’unico modo per scacciare la sofferenza: ballarci sopra.

Liti, veleni e parenti. Dietro le medaglie c’è un’Italia spaccata

È ammirevole, non sempre saggio, ma è la follia che costruisce imprese e imperi. Una diversa scelta è più umana. Svela che l’eroe è nudo sotto il mantello e talmente grande da ammetterlo. Lo fece Niki Lauda quando, tornato a correre dopo essere passato per il fuoco del Nürburgring, si fermò davanti all’acqua, troppa acqua, di Fuji. Qualcuno lo criticò per questo, qualcun altro lo amò di più. La scelta giusta è quella che l’atleta sente, poiché sue sono le conseguenze. Se c’è un piano, gliela indica. Dicono che Sofia Goggia seguirà parametri oggettivi, che uno staff la accompagnerà e guiderà, ma come sempre alla fine avrà un guizzo personale, in un senso o nell’altro. Sarà comunque un atto di coraggio. E, come per Gianmarco Tamberi, sui suoi sci è già scritto: “Road to Cortina”.

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