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Golf, i vecchietti terribili del Masters: idoli in campo a sessant’anni

Cosa darebbe un vero appassionato di calcio, non un ultrà, per rivedere Michel Platini in campo in un torneo mondiale della Fifa? Oppure Antonio Careca, Ruud Gullit, e allargandosi alla famiglia del basket, Larry Bird o Kareem Abdul-Jabbar? Non in una kermesse di vecchie glorie, ma in un torneo vero, il massimo in circolazione. Ebbene, gli amanti di uno sport molto diverso dal calcio tutto questo lo possono vivere. Ammirando nel torneo più iconico del circuito, il Masters di Augusta che parte giovedì, le leggende del golf ancora in campo contro i giovani di oggi (compreso Francesco Molinari che due anni fa rischiò di vincere). Un miracolo di longevità reso possibile dalle regole del torneo georgiano, con le sue mille tradizioni che riportano in vita un’America anni Cinquanta, chalet dove alloggiava il presidente Eisenhower, giacche verdi indossate dai vincitori, panorami di alberi piantati nell’Ottocento così come sono piantati nel tabellone vecchio stile, con le lettere spostate a mano, i nomi di leggende di epoche perdute in altri sport. Invitati vita natural durante ad Augusta grazie alle loro vittorie nel secolo scorso. Molti rifiutano cortesemente l’invito perché settant’anni sono sempre settant’anni. Ma molti sono ancora in gara, rimediando talvolta belle figure contro i fenomeni del momento.

Il Verona di Bagnoli e la vittoria del tedesco

Nell’anno 1985 il Verona di Bagnoli vinceva lo scudetto, in un campionato che vedeva Platini capocannoniere, e in una stagione in cui i Lakers di Magic Johnson avrebbero battuto “quei” Boston Celtics. Poche settimane prima al Masters aveva vinto un giovane tedesco stilosissimo, Bernhard Langer, che stampava il suo viso affilato e la sua classe nella storia di uno sport che vedeva affermarsi europei dal talento immenso come Severiano Ballesteros. Langer si sarebbe ripetuto nel 1993, ma sopratutto è ancora in campo oggi, a 63 anni, nel suo 38° Masters. Con una forma fisica e una dedizione che gli hanno permesso di battere record anche da ultra veterano. Nell’edizione dello scorso novembre, rimandata per Covid, è diventato il più anziano a superare il “taglio” dei primi due giri e approdare al weekend decisivo. La domenica si è trovato in campo col campione dello Us Open 2020, l’americano Bryson DeChambeau, e nell’incredulità generale lo ha battuto, 71 colpi a 73 nell’ultimo giro, per classificarsi alla fine 29°. Provate a immaginare, Kareem Abdul-Jabbar nell’All Star Game 2020, oppure Karl-Heinz Rummenigge che entra negli ultimi minuti di Bayern-Psg finale di Champions. Certo, sono sport dalle dinamiche molto diverse. Ma il devoto di golf che ammira un campione Anni Ottanta non lo fa per vederlo vincere, ma sfoderare anche solo uno dei colpi che vedeva da bambino in tv e lo fecero innamorare di quello sport spendendo montagne di ore e di dollari.

Fred Couples, 61 anni (ansa)

I consigli di Fred Couples

Nel 1992 delle Olimpiadi di Barcellona, ad Augusta ha vinto Fred Couples che lotta e putta insieme a noi degli anni del Covid. Al suo 36° Masters si presenta alla bella età di sessantuno anni, è ormai ingrigito rispetto alla scura capigliatura da attore hollywoodiano che esibiva ai tempi d’oro, “ebbene sì, sono invecchiato” ammette. È stato eliminato il venerdì sera negli ultimi due Masters giocati, ma che soddisfazione l’altro giorno quando ha fatto un practice round con Xander Schauffele, Max Homa e Patrick Cantlay, tre campioni contemporanei, “bombardieri” del fairway quanto lui era invece un golfista da “gesti bianchi”. Nessuno dei tre aveva neanche la metà dei suoi anni, ma neanche la metà della sua esperienza viste le continue richieste di consigli.

Vijay Singh, 58 anni (afp)

Gli allenamenti di Singh e i dolori di Woosnam

E’ un allegro amarcord, il Masters, un tributo continuo al passato che sopravvive al tempo, all’usura, alle rughe, ai dolori articolari. Larry Mize ha 62 anni e vinse nel 1987, non è nemmeno classificato nel ranking mondiale ma è pronto per la 38a sfida sul suo campo, visto che è di Augusta, la piccola città del sud in cui James Brown bambino si dava da fare tra strada e commissioni nei bordelli prima di diventare “Dio del Soul”. Arriverà addirittura a quota quaranta Masters lo scozzese Sandy Lyle, un altro sessantatreenne che non s’arrende, vincitore in Georgia nel 1988, pochi mesi prima delle Olimpiadi di Seul, quando ancora si pensava che Ben Johnson fosse il re della velocità e non del doping. È ormai sparito dal ranking Josè Maria Olazabal, che in fondo ha solo 55 anni. Ma le sue due vittorie nel 1994 e 1999 riportano agli anni in cui stava per cambiare la storia del golf un certo Tiger Woods (lui sì assente, ormai 45enne e piegato dall’ennesimo incidente). Se qualcuno poi pensa che i golfisti non siano veri atleti, sopratutto a una certa, è pregato di guardarsi su YouTube i workout del figiano Vijay Singh, che posta i video dei suoi allenamenti di tosto 58enne che vuole farla vedere ai giovani che portavano il pannolino quando lui vinceva nel 2000. E se qualcun altro crede che la parola “ritiro” sia inattaccabile, credibile oltre ogni ripensamento, si legga i continui addii del corpulento Ian Woosnam detto Woosie, gallese che un tempo combatteva match amatoriali di boxe, prima di imboccare la strada del golf nel suo Shropshire, vincere il Masters nel 1991. Ritirarsi una, due, tre volte spinto da orribili dolori alla schiena, ma poi tornare sempre, incurante di finire nella parte bassissima del tabellone. Perché ad Augusta lui è, e sempre resterà, un re del green.

Ian Woosnam, 63 anni (afp)



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