Governo al bivio sull’aumento delle spese militari: ecco cosa succede ora

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Mario Draghi tiene il punto. La sua intenzione è quella di arrivare all’incremento della spesa militare al 2% del Pil e rispettare l’mpegno internazionale assunto dall’Italia ritenendo grave l’atteggiamento del M5S. Giuseppe Conte conferma invece la posizione del Movimento: l’aumento ora sarebbe improvvido. È il braccio di ferro in corso tra l’attuale capo del governo e il suo predecessore. Il faccia a faccia tra i due di ieri è finito male. Per il presidente del Consiglio non ci si può sottrarre agli impegni con la Nato, così verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. E cosi traballa il fronte giallorosso, si aprono altre crepe nel Movimento stesso e si allunga la distanza tra grillini ed esecutivo.

Intanto, sfumata la possibilità di un accordo tra i partiti sull’aumento delle risorse per la difesa, il governo ha fatto suo un odg favorevole di FdI che entra così nel decreto Ucraina e si prepara a blindare con la fiducia il dl che giovedì arriva in Senato. E ora? Cosa succederà in Parlamento nei prossimi giorni? E nel governo? Se il M5S, forza parlamentare della maggioranza, si tirerà fuori cosa rischia l’esecutivo guidato da Draghi?

L’odg di FdI: cosa succede in Parlamento

Oggi e domani in Aula al Senato arriva il decreto Ucraina. La maggioranza è divisa sull’ordine del giorno al dl, presentato da Fratelli d’Italia, davanti alle commissioni Esteri e Difesa. L’odg di FdI, prima firmataria la senatrice Isabella Rauti, faceva riferimento a quello ‘gemello’ già approvato dalla Camera lo scorso 16 marzo (con 391 sì su un totale di 421 presenti, tra cui 19 contrari) e impegnava il governo a “dare seguito” alle dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla “necessità di aumentare le spese per la Difesa puntando al raggiungimento dell’obiettivo del 2% del Pil”. Il testo è stato accolto dal governo senza alcuna riformulazione: favorevoli Pd, Italia viva, Lega e Forza Italia. FdI – che è all’opposizione – ha deciso di non richiedere di mettere l’odg al voto. Richiesta, quest’ultima, che è stata avanzata, invece, da M5S e Leu  contrari all’aumento. Ma che la presidente della commissione Difesa, la dem Roberta Pinotti, non ha potuto accogliere, dal momento che, in base al regolamento del Senato, solo il ‘proponente’ – quindi FdI – può chiedere di mettere in votazione l’odg. La conferenza dei capigruppo ha deciso che l’iter del provvedimento proseguirà nelle commissioni e poi passerà all’esame dell’Aula, oggi alle 18, anche se non dovessero terminare i lavori delle commissioni. Per poi procedere giovedì al voto finale sul decreto, su cui il governo si riserva comunque di porre la questione di fiducia.

Il Def

Al netto di singoli voti discordanti o colpi di scena, i 5 stelle in Senato dovrebbero comunque dire sì alla fiducia sul dl Ucraina. Il vero snodo è però il Def, il documento di economia e finanze, dove si capirà se ci sono i 14 miliardi di euro di aumento di spesa militare previsti dagli accordi con la Nato. Intanto, Giuseppe Conte ha già avvisato: “Nel Def non ci siano fughe in avanti” sull’aumento delle spese militari. Uno scoglio al momento allontanato in quanto il documento di economia e finanza, inizialmente previsto in Cdm giovedì, arriverà sul tavolo di Palazzo Chigi solo il 5 o il 6 aprile dopo la messa a punto del Mef e della ragioneria. Insomma, si prova a prendere tempo, anche per smorzare l’acceso dibattito politico che sta portando a un vero e proprio scontro nella maggioranza.

Cosa era successo nei governi precedenti

Per Draghi c’è anche un altro punto fondamentale: la compattezza della maggioranza è dovuta perché l’impegno sulle spese militari era stato preso già a Montecitorio e perché “i piani concordati nel 2014, e seguiti dai vari governi che si sono succeduti, prevedono entro il 2024 un continuo progressivo aumento degli investimenti”. E per spiegare meglio l’argomento, Palazzo Chigi ha deciso di snocciolare i dati sul bilancio della difesa sotto i governi Conte: “Il bilancio della difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale al 2008. Nel 2018 si registravano circa 21 miliardi, nel 2021 24,6 miliardi (un aumento del 17 per cento). Questi sono i dati del Ministero della difesa nei governi Conte. Tra il 2021 e il 2022 il bilancio della difesa sale invece a 26 miliardi: un aumento del 5,6 per cento”.

Il braccio di ferro tra Conte e Draghi

È scontro tra premier ed ex premier, da pochi giorni di nuovo presidente del M5S rieletto dagli iscritti. Mario Draghi non torna indietro sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil e ottiene anche il sostegno del Quirinale (ieri in serata è salito al Colle per aggiornare il capo dello Stato sulla vicenda delle spese militari che animano la maggiornanza). Per il capo del governo se si decidesse di mettere in discussione gli impegni assunti con la Nato, in un momento così delicato con un conflitto nel cuore dell’Europa, verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. A Giuseppe Conte, che ha incontrato sempre ieri prima di vedere Sergio Mattarella, lo ha detto chiaramente: il governo intende “rispettare e ribadire con decisione gli impegni” sulle spese militari, soprattutto adesso. Il presidente del M5S dice di non voler mettere in discussione gli impegni con la Nato ma di avere il dovere “di rappresentare la preoccupazione della prima forza politica in Parlamento: affrettarsi a rispettare la soglia del 2% del Pil significa provocare un picco delle spese militari in un momento di massima difficoltà per gli italiani”. Draghi tira dritto: chiederà alla maggioranza di “contarsi in Parlamento”. O dentro o fuori.

Maggioranza a rischio sull’aumento: cosa succede ora

Il tema dell’aumento delle spese militari ha provocato una spaccatura anche tra M5S e Pd, con il segretario dem Enrico Letta che ha fatto trapelare la sua preoccupazione. Nel Movimento poi la crepa interna potrebbe aprirsi ancor di più tra chi dovrà decidere se votare contro il governo e chi vorrà seguire l’ala più moderata guidata da Luigi Di Maio. E soprattutto tende ad allargarsi anche la distanza tra grillini ed esecutivo. Si può parlare di crisi di governo? A sentire Conte no. “Io non ho sollevato nessuna crisi di governo. Dico: dobbiamo programmare la spesa militare?”, e allora bisogna “discutere come verrà fatto. Siamo il partito di maggioranza relativa, approfondiremo il tema, ne abbiamo il diritto. Non abbiamo mai parlato di crisi di governo o di mettere in difficoltà il premier rispetto a un impegno euroatlantico”, ha spiegato Giuseppe Conte ieri a Di Martedì su La7.

Si vedrà. Intanto Draghi è stato chiaro: chiederà alla maggioranza di “contarsi in Parlamento”. L’annuncio di una potenziale fiducia capace di ridisegnare l’attuale compagine di unità nazionale: il governo va avanti ma con una maggioranza diversa senza il Movimento. Che rischierebbe davvero di finire a pezzi.

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