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Governo Draghi, i ministri muovono i primi passi. Bianchi: “Al lavoro per scuola in presenza”. Orlando incontra le parti sociali

La Republica News
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Dopo il giuramento, i primi impegni. Il governo Draghi è pronto a mettersi all’opera e in attesa di incassare la fiducia al Senato e alla Camera, i ministri iniziano a muovere i primi passi. Il primo a stabilire la tabella di marcia è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che oggi incontrerà le parti sociali e, come annunciato ieri, le rivedrà martedì 16 febbraio. Domani, invece, il ministro dell’Economia, Daniele Franco volerà a Bruxelles dove si terrà la prima riunione dell’Eurogruppo e sempre per domani è previsto il passaggio di consegne tra Giuseppe Provenzano e la ministra per il Sud, Mara Carfagna.

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Bianchi: “Subito scuola in presenza”

Intanto, il titolare dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, al Gr1 Rai annuncia: “Le scuole dell’obbligo sono già in presenza, per i più grandi dobbiamo vedere come sta andando la pandemia, biosgna evitare una terza ondata e bisogna essere molto cauti, ma tutti stiamo lavorando perchè la scuola possa tornare in presenza quanto prima”. Riaprire le aule, quindi, è uno dei primi impegni del nuovo esecutivo. “I nostri ragazzi – ha aggiunto il ministro Bianchi – avranno lacune solo se noi non saremo in grado, tutti assieme, di riporre la scuola al centro dello sviluppo italiano, su questo il presidente Draghi è stato molto chiaro, la scuola è strumento fondamentale per lo sviluppo, quindi il problema non è recuperare qualcosa qua e là, ma rimetterla al centro”.

E sull’ipotesi del premier Draghi di prolungare il calendario scolastico con lezioni fino al termine di giugno, Bianchi avverte: “E’ presto per parlare dell’ipotesi di recupero per i ragazzi a giugno,  ci siamo insediati ieri e ci stiamo lavorando su, fin da subito. Devo sentire tutte le voci della scuola come ho sempre fatto. Anche sulle modalità dell’esame di maturità 2021 – conclude – stiamo lavorando, ho già riunito i miei collaboratori e posto tutti questi temi all’ordine del giorno”.

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Il voto di fiducia

Mercoledì mattina il presidente del Consiglio Mario Draghi alle 10 entrerà nell’Aula del Senato per il suo discorso e, dopo il dibattito, ci sarà la votazione sulla fiducia. Alla Camera, invece, si voterà il giorno seguente, giovedì 18, ma l’orario è ancora in via di definizione. Dal centrodestra la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, conferma il no al sostegno al nuovo esecutivo, ma anche nella maggioranza si aprono le prime crepe. Ieri, infatti, si è consumata l’ennesima frattura all’interno del Movimento 5 Stelle e durante l’assemblea dei senatori e poi dei deputati in 40 (tra cui in primis la senatrice Barbara Lezzi) hanno espresso la loro contrarietà alla decisione di Grillo di appoggiare Draghi e hanno annunciato che voteranno no alla fiducia.

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Il Pd e le donne

Tra i partiti di maggioranza resta l’amarezza per la scelta del premier Draghi di nominare solo otto donne come ministri. Un caso che fa infuriare le esponenti del Pd e oggi in un’intervista a Repubblica Cecilia D’Elia, portavoce della conferenza delle donne dem, dice: “Questa per il partito è una ferita”. Una rotttura che il segretario dem Nicola Zingaretti intende ora sanare, come anticipato da Repubblica, indicando solo nomi di donne per i posti di sottosegretario nel governo Draghi. L’ipotesi sarà però condizionata al grado di libertà che il premier lascerà ai partiti nella composizione della squadra di governo.

L’intervista

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