Gozzi, Federacciai: “L’Italia campione del mondo di siderurgia pulita. Obiettivo produzione totalmente carbon free entro il 2030”

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«L’acciaio italiano è per più dell’80 per cento a forno elettrico e decarbonizzato. Non esiste alcun Paese al mondo con percentuale più alta, la siderurgia italiana è campione di decarbonizzazione. L’obiettivo dev’essere quello di arrivare entro il 2030 a una produzione totalmente pulita. E nella transizione Genova può diventare capofila in Italia».
Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e Ceo di Duferco Italia Holding, riflette sulla situazione dell’industria siderurgica a Genova e in Italia, sulle prospettiva dell’ex Ilva e sul dibattito sulle aree di Cornigliano.

Presidente Gozzi, cosa vede all’orizzonte?
«Premessa. L’ex Ilva rappresenta il 20 per cento della produzione siderurgica in Italia. Poi, dobbiamo partire dal presupposto che sulla decarbonizzazione non c’è altro Paese così avanti come noi: siamo all’80 per cento della produzione, siamo campioni del mondo dell’elettrosiderurgia e dobbiamo lavorare per confermarci».

Come?
«L’obiettivo che dobbiamo porci è quello di essere nel 2030 la prima nazione al mondo per produzione di acciaio totalmente green. Il che vuol dire che oltre al parametro dell’emissione in sè e per sè di Co2, dobbiamo immaginare che anche nello Scope 2 (emissioni indirette provenienti dalla generazione di energia elettrica acquistata o acquisita, vapore, calore o raffreddamento che l’organizzazione consuma ndr) si arrivi all’acquisto di energia elettrica sempre più green».

In che termini?
«Da una parte investiamo nelle rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico, dall’altra però siamo ancora a 2000 ore coperte su 8 mila di esercizio con le fonti rinnovabili, abbiamo bisogno di energia di base decarbonizzata».

Con quali tecnologie?
«Un ciclo combinato a gas con la cattura delle Co2 e in questo l’Italia è in posizione privilegiata, perchè al centro di tutto: abbiamo i tubi Enrico Mattei dall’Algeria,poi i tubi dal Tarvisio, dal Passo Gries, il Tap in Puglia e Blu Streaming dalla Libia. Poi, tre rigassificatori funzionanti, a Panigaglia, Livorno e Rovigo, cui si aggiungeranno Piombino e Ravenna. In pratica, siamo una portaerei seduta su un mare di gas che sarà sempre più abbondante nei prossimi anni e fondamentale comne energia della transizione».

Poi?
«Andiamo a cercare un’altra pista all’estero o in prospettiva anche in Italia, ed è il nucleare. Abbiamo questa partnership insieme con Ansaldo Energia per raddoppiare la centrale slovena ma anche per studiare nuovi impianti veloci di piccola taglia e dimensioni, sono unità che assomigliano a batterie e possono aiutare enormemente le aziende energivore. L’obiettivo è essere il primo Paese nel mondo a produrre acciaio tutto green ed è un obiettivo realistico».

In tutto ciò Genova che ruolo può giocare con Cornigliano?
«Nello sviluppo di queste tecnologie la cultura industriale e siderurgica genovese può fare di questo territorio la capitale della transizione, anche per progetti di cooperazione internazionale con i paesi del Sud del Mediterraneo, cui possiamo trasferire le nostre competenze. Qui abbiamo tutto».

Ad esempio?
«Le aziende. Wurtz è un pezzo della ex Italimpianti che ha lavorato intensamente all’ambientalizzazione dello stabilimento di Taranto che è praticamente conclusa. Poi, c’è Danieli Centro Combustion che lavora molto con l’applicazione dell’idrogeno ai forni di riscaldo dei laminatoi, aziende come Alstom, e poi ancora Erg, Duferco Energia e poi il Rina, impegnatissimo su tecnologie di transizione energetica e che assiste in questo molte imprese. Di fatto, è un vero e proprio distretto che non ha ancora raggiunto tutto il suo potenziale, ma esistono tutte le condizioni per sviluppare un progetto nazionale e internazionale con l’Università di Genova che deve diventare il capoluogo della formazione mediterraneo in cui le classe dirigenti algerine, tunisine, egiziane e marocchine possono formarsi».

E Cornigliano?
«Il presidente di Federacciai non può non individuare l’acciaio come priorità, non per una mera questione di bandiera, ma per ciò che significa come asset industriale e per il valore degli impianti genovesi di recente generazione. Bisogna attendere il Piano industriale da questa complessa trattativa tra proprietà e Stato, sul futuro di Taranto che riguarda anche Cornigliano. Poi naturalmente, una volta definita la priorità siderurgica, ci può essere una razionalizzazione di aree e spazi lasciati liberi anche per la logistica. Non guardiamo al passato, ma a un grande futuro».

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